Angelo Longoni firma il Ciak sul set del film Maldamore

Con Angelo Longoni sul set di Maldamore

Angelo Longoni, milanese di nascita e romano d’adozione, è uno dei più apprezzati registi italiani dal riconoscibilissimo registro stilistico.  La sua attività spazia dal teatro al cinema, passando per la televisive; ha inoltre pubblicato molti romanzi e racconti di successo.

Angelo Longoni firma il Ciak sul set del film Maldamore

Tra i film da lui scritti e diretti ricordiamo “Uomini Senza Donne”, “Facciamo Fiesta”, “Naja”, “Non aver paura”. Per Rai Uno ha scritto e diretto numerosi film TV tra cui “Madri”, “Part Time”, “Un Anno a Primavera”, “Caravaggio”, “Tiberio Mitri. il campione e la miss”. Tra i lavori teatrali che ha scritto e messo in scena: “Money”, “Le Madri”, “Hot Line”, “Macbeth Clan”, “Xanax”, “Vita”, “Il Muro”. Oggi lo incontriamo per il suo atteso ritorno al cinema con il film “Maldamore”, prodotto da Mariagrazia Cucinotta con la partecipazione di Rai Cinema, e ci facciamo raccontare in anteprima il suo nuovo lavoro.

Come nasce l’idea di questo film?

Maldamore” è una commedia per ridere di noi stessi e delle nostre debolezze sentimentali, affettive ed erotiche. Una storia di amori incrociati, di tradimenti e riconciliazioni nel tipico filone della commedia all’italiana. Traditori e traditi, però, più che cinici e votati all’infedeltà si rivelano fragili, inadeguati ad affrontare e risolvere i problemi che la vita di coppia inevitabilmente pone a tutti. La relazione extraconiugale diventa lo specchio di questa fragilità. Platone nel Simposio scriveva una frase illuminante: “…soltanto l’amante può giurare e avere il perdono dagli dei, se trasgredisce un giuramento: dicono infatti che un giuramento d’amore non ha valore”. Da allora ad oggi il rapporto tra i sessi e le contraddizioni insite nelle relazioni amorose non sono progredite di un passo. Gelosia e tradimento, matrimonio e libertà, famiglia e sesso, amore e passione, sincerità e sotterfugio…come si possono contenere all’interno dell’animo di una sola persona tutte queste contraddittorie realtà pulsionali senza che questo povero individuo non perda il senno e riesca a mantenere una parvenza di equilibrio psichico?

Quando e come è scaturito il progetto di farne una trasposizione cinematografica?

E’ da parecchi anni che io porto sullo schermo storie nate inizialmente a teatro, mi è capitato di farne film cinematografici o serie televisive. Questa è la prima volta che una sceneggiatura nasce prima del testo teatrale. Ho scritto la versione cinema di Maldamore con Massimo Sgorbani due anni fa e solo dopo io ne ho fatto una riduzione teatrale. Devo dire che l’esperienza mi è stata molto utile per capire il potenziale comico e umano della storia.

Il film presenta un cast davvero d’eccezione. Come hai scelto gli attori?

Con molti di loro avevo già lavorato: Alessio Boni, Claudia Gerini, Eleonora Ivone, Ettore Bassi e quindi li conoscevo bene professionalmente. E’ la prima volta che lavoro con Ambra Angiolini, Luisa Ranieri e Luca Zingaretti. Mi servivano attori brillanti per fare una commedia sofisticata e per creare una comicità credibile, di situazione e non di caratteri. Le commedie italiane sono, quasi sempre, fatte da comici con tutte le caratteristiche, secondo me un po’ limitanti, della riproduzione dello sketch televisivo. Inflessioni dialettali, tik, caratteristiche fisiche, ecc. Io volevo, pur nella commedia, cercare una credibilità nella quale lo spettatore si potesse riconoscere, esattamente come accade nelle commedie francesi o inglesi che, a mio avviso, sono le migliori e le più eleganti.
Gli attori che hanno fatto il film vengono tutti da esperienze di cinema, tv e teatro, non sono dei veri comici e a mio avviso erano molto adatti ad affrontare il lavoro che volevo fare.

Per la caratterizzazione dei personaggi a cosa o chi ti sei ispirato?

Alla vita di tutti i giorni. A quello che ho vissuto e a quello che ho visto vivere. Soprattutto mi sono ispirato ad una caratteristica molto italiana: il DOPPIOPESISMO. Il tradimento, se lo subiamo, ha una valenza ben diversa dal farlo subire alla persona amata. Se noi siamo i traditori tendiamo a sminuirlo, a circoscriverlo ad un momento, ad un’unica motivazione spesso banalizzabile e a contestualizzarlo per giustifcarlo. Ma se noi siamo i traditi il mondo intero ci precipita addosso, ci sentiamo di non valere più nulla, non solo per la persona amata, ma in assoluto per tutti. I pesi e le misure cambiano a causa dell’egoismo e dell’egocentrismo infantile che contraddistingue i sentimenti quando sono totalizzanti. E anche il senso di possesso nei confronti della persona amata può trasformarsi in un cappio soffocante se lo subiamo ma un nostro diritto sacrosanto se lo agiamo. La trama è tutta incentrata sulle differenze che separano il mondo maschile da quello femminile.

E’ stato difficile far conciliare queste due realtà nella stesura della sceneggiatura?

Assolutamente no, anzi. L’amore è in assoluto il motivo di contraddizioni maggiore nella vita quotidiana di tutti noi. Le ansie e le pene d’amore ci fanno soffrire tantissimo ma, viste da fuori, sono da sempre argomento di commedia, di una narrazione cioè che utilizza i difetti umani più riconoscibili per metterli alla berlina e ridicolizzarli. Ed è proprio la riconoscibilità e il fatto che appartengano a tutti, nessuno escluso, a far sì che il gioco della commedia funzioni perché ciò che è rappresentato è lì vicino a noi, fa parte di noi, ci appartiene.

Quando uscirà il film nelle sale?

Dovrebbe uscire a fine febbraio, inizio marzo 2014.

Autore: Anthony Moy

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