Giulio Beranek in una foto di scena
Giulio Beranek in una foto di scena

Giulio Beranek, la mia vita è un luna park

A tu per tu con Giulio Beranek

La sua vita è un Luna park. A volte salire sulla montagna russa è bellissimo, stupefacente, adrenalinico. A volte bisogna scendere giù, fermarsi, capire, riposarsi per poi risalire su più forti di prima.

Giulio Beranek in una foto di scena
Giulio Beranek in una foto di scena

Giulio Beranek vive la vita intensamente, la accoglie e plasma così i suoi personaggi dandogli una forma ed uno spessore.

Lo ritroviamo stasera nel film Renata Fonte, dove interpreta l’assassino di Renata. Un ruolo difficile da capire e interpretare ma che Giulio ha voluto portare avanti per dimostrare che il male non ha giustificazioni, che i cattivi restano cattivi, che gli eroi hanno solo il volto di persone coraggiose e semplici.

Benvenuto Giulio Beranek. Come descriveresti il tuo personaggio in Renata Fonte? E come è stato interpretare un ruolo del genere?

Mi è toccato il compito peggiore. Sono l’assassino di Renata Fonte: Giuseppe Durante. È stato pesante a livello emotivo entrare nei panni di questo personaggio. Sono meridionale e girovago, ho frequentato i posti raccontati in questa storia. Quando mi sono ritrovato a girare determinate scene sotto la casa della vittima, intorno c’era tutto il paese di Nardó che mi stava guardando, in quel momento ho sentito il silenzio diventare pesante.

Ho sentito addosso tutto il legame che c’era tra la popolazione e Renata. Ho sentito il calore, il rispetto, il dolore che ritornava. Non ti nego che quando la gente ha capito che il mio personaggio era quello di Giuseppe, ha iniziato a guardarmi male. Mi sono sentito malissimo. Ho avuto la fortuna di girare nei posti reali di questa storia e tutto e stato più vivo. Ho creato questo personaggio giorno per giorno, anche grazie ai racconti degli abitanti del posto. Le persone si avvicinavano e mi raccontavano vari episodi. Sono sincero, ho caricato questo personaggio con l’odio che ho provato per quanto è accaduto. Spero di riuscire a trasmettere questo: il menefreghismo che ha avuto Giuseppe Durante nell’uccidere una donna e nel relazionarsi poi con gli inquirenti dopo l’omicidio. Questa è la cosa che più mi ha sconvolto.

Il comportamento che ha avuto è stato sprezzante di qualsiasi regola morale, umana. Non dovrei giudicare i personaggi che interpreto ma in questo caso è stato difficile distaccarmi come persona da chi stavo andando ad interpretare. È stato difficile, non so cosa sia uscito fuori da questo vulcano di emozioni e di lavoro ma sicuramente l’ho portato in scena come un personaggio che non ha rispetto di nulla, delle leggi e di una donna come Renata che stava soltanto proteggendo il posto in cui lui viveva.

Cosa speri che colga il pubblico di questo film?

Sono davvero contento di questo progetto italiano perché è importante che le persone riconoscano persone reali che nella vita hanno avuto coraggio. In questa storia i personaggi cattivi vengono raccontati proprio per quello che realmente sono. La gente cattiva è cattiva, non ha sentimentalismo.
Ho girato un film del genere che mi ha dato la possibilità di girare con un regista come Fabio Mollo che credo sia il futuro del cinema. Voglio che la gente si affezzioni agli eroi positivi e reali non ai cattivi.

Tra poco uscirá la serie Il Cacciatore. Cosa puoi anticiparci del tuo personaggio?

Interpreto un boss chiamato Mico Farinella. Anche in questo caso, ho interpretato un personaggio reale che la gente non ha dimenticato. Le persone si spaccano al ricordo di queste persone…

Ma a breve uscirà anche il tuo romanzo autobiografico. Cosa rappresenta per te la scrittura?

Questo è un vero e proprio racconto di formazione. Sono andato ad attingere, soprattutto nella prima parte, al mio bagaglio personale. Poi il romanzo si stacca completamente da me. Questo libro è scritto a quattro mani con Marco Pellegrino. Per me questa è stata un’esigenza personale. Dal romanzo, si vede la vita che ho fatto e che continuo a fare quando non lavoro. Sono sempre in Puglia in mezzo alle mie roulotte. Ho vissuto per anni, spostandomi e girando ogni mese in posti diversi, ed ero un po’ confuso su dove stessi andando, chi ero e come stavo.

Ho voluto fare un esercizio e ho tirato fuori un romanzo. È capitata una cosa inaspettata. Ho sempre scritto nella vita, mi è sempre piaciuto scrivere a penna, buttare ció che sentivo sulla carta. Il luna park è stato il mio personalissimo Centro Sperimentale. Mi ha formato come attore e come persona. Mi ha dato delle esperienze particolari, diverse. A sette anni ero giá in viaggio tra i Balcani. Da sette ai tredici anni ho girato mezza Europa. Dentro di me ho posto tutto ció che ho vissuto, per quanto non fosse tutto chiaro. La mia vita è una montagna russa.

Come ti descriveresti?

Sono una montagna russa. Se mi dovessero chiedere: come ti senti? Risponderei: rincoglionito. Non ci capisco nulla, vado avanti e ricerco la chiarezza per capire. Sto lavorando per questo.

Quale augurio vuoi fare alla persona che sarai?

È una bella domanda proprio perché mi viene posta oggi, in questo momento particolare e in questa particolare condizione. Spero di continuare a muovermi, a girare. Voglio continuare a viaggiare ma contemporaneamente voglio trovare la tranquillità. Ad un certo punto, la giostra deve fermarsi. Deve far scendere la gente che c’era su e farne salire altra altrimenti li fai sentire male. Bisogna fermarsi un attimo per poter ripartire.

Su Anna Chiara Delle Donne

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