il saluto della compagnia
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Il nuovo spettacolo di “Maschere nude”

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“Le maschere nude”, la compagnia teatrale di Antonio Magliulo, si conferma una solida realtà nel panorama artistico campano anche quest’ anno, portando in scena al Teatro La Perla il nuovo lavoro intitolato “www.centocarlucci.aiut”, commedia in tre atti scritta e diretta dallo stesso Magliulo.

Quest’ anno l’attenzione dell’ autore si è fissata sul mondo virtuale, sul web che ci condiziona, che ci chiede di essere diversi, di corrispondere ad un modello pre-stabilito (non si sa bene da chi) per raggiungere la popolarità, misurata in termini di “LIKE”, o per conquistare un sogno proibito, che sia un amore che duri l’éspace d’ un matin o la donna di tutta la vita. La conquista non può che avvenire attraverso le chats, questo strano strumento dialogico dei nostri tempi, dove l’ attesa di una risposta si dilata o si comprime a seconda della presenza -o dell’ assenza- dell’ altro. Dove l’assenza del tono genera equivoci, dove la carenza assoluta degli sguardi partorisce bugie.

Così, il callista che non poté fare il podologo (Strato/Bessarione) diventa un regista e il domestico Carluccio (Umberto Del Cuoco) un noto luminare della scienza medica; ecco, Carluccio è un personaggio ricorrente dei testi di Magliulo, si conferma una “maschera” che  rappresenta la “vittima designata”, la persona scaltra ma con poca cultura e soprattutto scarsa fiducia in sé ma, infine, talentuosa, visto che riesce inspiegabilmente a curare la strana malattia di Gianni Boni (il sempre misurato ed elegante Pino Odore).  Si rasenta il reato di catphishing quando entrambi si spacciano per ciò che non sono, dando come identità, il nome e il cognome del datore di lavoro di Carluccio, Carlo Alberto Cocci (Luca Trevisani) che è, a sua volta, un disattento frequentatore di chats al punto da non comprendere che, dietro ad un esotico nickname, può celarsi -talvolta-un oggetto del desiderio di sesso diverso rispetto all’ idea che ce ne facciamo. Così accade per Andrea, un Enzo Saggiomo riconoscibile solo per l’imponente statura a tutti nota, ma che interpreta con il giusto garbo e con tanta verve una parte di non facile resa.

Aspasia, moglie di Carlo Alberto, interpretata da una Giulia Artiaco in piena forma, libera di recitare con la sua voce e la sua fisicità (dopo aver interpretato egregiamente il ruolo dell’ anziana Alceste in “Io rottamo” dell’ anno scorso), si ritroverà a mettere in discussione il suo matrimonio a causa di una serie infinita di equivoci generati da Libera, una ineccepibile Fulvia Oliva che anche in questa pièce gioca una parte importante; è lei, infatti, la miccia che innesca tutto il movimento comico (è la voce del napoletano che ha sempre la risposta pronta), è lei che crea l’ equivoco e il danno, è sempre a lei che l’ autore affida il compito di dipanare la matassa e pacificare gli animi.

Perfettamente calato nel ruolo il Giudice Giuliano Sammartino, egregiamente accompagnato nel terzo atto dall’ avvocato Tartaglia (Renato Paternesi, in nomen omen); bella prova, infine, per Elisa Prisco (Dalia) e Daniela Iaconis (Magda) che danno finalmente voce, in un aula di tribunale, al buon senso che dovrebbe pervadere anche il profondo blu e che materializzano, attraverso le loro parole, il pensiero dell’ io narrante.

Meccanismi rodati per questa compagnia affiatata e testi esilaranti ma sempre ricchi di messaggio per Antonio Magliulo, il pubblico ringrazia.

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