Steve Vai

Un castello per Steve Vai

Steve Vai

Luglio 2016, nell’affascinante maniero di Udine, Steve Vai

La performance è stata di quelle che scuote. Per Vai, grandi emozioni e grandi brividi. E ricordi, per chi lo segue da tempo (magari dall’epoca Varney, il ‘responsabile’ che ha lanciato una miriade, nei lontani ’80, di guitar hero). L’apertura, come da copione, è affidata a musicisti di popolarità minore, ma non meno agguerriti. In questo caso, si tratta dell’italiano e bravo axe man, Gianni Rojatti con i Dolcetti (quest’ultimi non si trovano al bar e sono coriacei ma suonano bene!). Poi e ovviamente, è stata la volta dell’americano. Sì, ma di origine italiana. La cornice? Semplice, quella suggestiva del già citato Castello di Udine. Lui, il 7 luglio 2016, si è presentato colorato, allegro.

Steve Vai, il guitar hero – forse uno dei primi e più eclettici nel suo spostarsi dalle follie zappiane al melodic rock degli Whitesnake per poi diventare antesignano del prog metal – non si è risparmiato, superando abbondantemente le due ore di musica. Sempre pronto allo scherzo e abilissimo a coinvolgere il pubblico, Vai si è esibito in uno show pirotecnico, imperniato sulla riproposizione del seminale “Passion And Warfare”, a 25 anni dalla sua uscita. “Quando è uscito l’album non ho avuto il coraggio di portarlo in tour: era troppo difficile da eseguire dal vivo, e mi sono detto che avrei avuto bisogno di una band davvero all’altezza prima di sentirmela di farlo. Ecco, è arrivato il momento e la band è questa!” Vale la pena ricordare, prima di raccontare ancora il concerto e a proposito del ‘carattere artistico’ di Vai, un episodio peculiare di questo artista. Infatti, andando indietro nel tempo, lo sapevate cosa combinò il buon Steve in un film che fece scalpore, Mississipi Adventure (Crossroads)? Il brano eseguito era il Capriccio Numero 5 Op. 1 di Paganini.

All’epoca fece impazzire tutti nel tentativo di riprodurla. Poi si scoprì che l’inarrestabile Steve Vai aveva aggiunto un tasto alla chitarra, utilizzando un filo di rame, per poter fare l’ultima nota!

Comunque e per tornare al concerto nel castello, Vai ha presentato un ricco excursus sulla propria carriera. La chiusura, tra l’entusiasmo dei convenuti, è affidato a “Racing The World”, salvo poi essere richiamato sul palco per un bis, ovvero la monumentale “Fire Garden Suite IV – Taurus Bulba”: sullo schermo epiche immagini di guerra e lo sguardo serio e impegnato di un musicista che oggi, invece, è capace di conquistare, oltre che con la propria abilità tecnica, con un grande senso dell’ironia, ingrediente fondamentale per la piena riuscita di un concerto davvero “oltre”. Alcuni brani che meritano la citazione, sono “Bad Horsie” da “Alien Love Secrets”, poi “The Crying Machine” da “Fire Garden”, “Gravity Storm” da “The Story Of Light” e “Whispering A Prayer” da “Alive In An Ultra World”.

Autore: Anthony Moy

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