'O zulu
'O zulu

‘O zulu: quattro chiacchiere e non un passo indietro

'O zulu
‘O zulu

Giugno pieno per i 99 Posse tra l’ inizio del “Non un passo indietro tour” e il festival Newroz, evento culturale e musicale partito il 25 giugno e che vedrà la serata conclusiva il 28, data in cui è attesa una delegazione curda in visita a Napoli.

Tra un concerto e una conferenza stampa, chiediamo a ‘O Zulu:

Quando avviene il tuo incontro con il rap e il ragamuffin?

In tarda età, intorno ai 19-20 anni; prima ero stato rocker metallaro anche punk, amavo anche il raggae ..tutto tranne la musica che andava per la maggiore negli anni Ottanta che era o musica da discoteca o cantautorato italiano becero e perciò mi sono perso il rap. Perchè quando sei molto giovane l’ unica risposta sembra essere il rock. Qualsiasi cosa non avesse un batterista sudato e un chitarrista coi capelli lunghi la consideravo musica commerciale. Per cui i rappers che giravano col dj (parliamo della stessa figura professionale di Coccoluto….) mi avevano fatto mettere dei paraocchi. La mia diffidenza nei confronti del rap era dettata dunque dalla mia ignoranza, visto che parliamo di un fenomeno culturale che in America ha dato voce a milioni di emarginati, gente che non aveva molta alternativa tra fare la guardia o il ladro: il rap è stata la terza via. Io mi avvicino ad esso direttamente nella sua versione italiana negli anni Novanta, durante una contestazione contro i sindacati. In quel periodo  esisteva un unico movimento nazionale, senza le divisioni che ci sono oggi (il coordinamento nazionale anti nucleare -anti imperialista): corteo sindacale a Piazza del Popolo (Roma), arriviamo intenzionati a mettere in atto la nostra contestazione (impedirgli di parlare attraverso un fitto lancio di bulloni verso il palco) ma i compagni di Roma si erano già organizzati per occupare il palco; Onda Rossa posse conquista il microfono mentre altri facevano il servizio d’ ordine e il dj parte con Batti il tuo tempo. Ebbi la sensazione di qualcosa che spacca, visto che ritenevo che la musica italiana non servisse a comunicare ma solo a fare i falò sulla spiaggia; quel giorno, sotto quel palco ho capito che avendo la capacità di scrivere in rima e avendo delle cose da dire, il rap mi avrebbe permesso di esprimermi. Così, appena tornati a Napoli io e Papaj siamo andati in un negozio di dischi (quando esistevano i negozi di dischi, quando il commesso ti conosceva e sapeva consigliarti su quello che dovevi acquistare) e abbiamo preso un pò di musica rap e ragamuffin, non quello iper commerciale ma Macka B: ironico, politically conscious etc.

L’ ironia, appunto; molti dei vostri testi sembrano scanzonati, ironici …. eppure il senso è spesso quello di un macigno addosso.

Siamo sempre stati -anche tra i compagni- quelli che ci buttavano dentro la barzelletta, che lavoravano sulle corde dell’ ironia. In questo ci ha aiutato molto la nostra napoletanità. Pensa, quello che io consideravo il mio capo politico all’ interno del movimento (Giovanni, ndr) un giorno ci trovò a lavorare su “Rafaniello” e sdegnato ci disse: “Ma leggiteve ‘O capitale!!!”, anche se dopo vent’anni si è venuto a complimentare con noi! Non è facile cambiare l’ approccio alla politica, ma noi abbiamo sfondato parecchie porte; innanzitutto all’ interno della nostra area e poi nel mondo esterno (vedi club arci, le discoteche alternative, le labels etc….); tutto nato dai centri sociali, in maniera inconsapevole ovvio ma l’ ondata  di ritorno ancora si avverte. Vedi anche i rappers famosi del momento (Club Dogo, J-ax, etc) che sono abbastanza distanti da noi per progettualità artistiche ma a cui ci siamo accomunati per il fatto di essere riusciti a esprimere il nostro vissuto talvolta bordeline senza nasconderci, anche grazie alla rivoluzione culturale di quegli anni.

Il video di “Cattivi guagliuni” è stato diretto da Abel Ferrara; che ricordo hai di quell’ esperienza?

E’ stata un esperienza molto particolare.Lui è un regista e autore holliwoodiano e noi non potevamo permetterci -economicamente parlando- una collaborazione così prestigiosa; ma lui ci è venuto incontro organizzando le riprese durante la sua partecipazione al festival di Venezia; ha lavorato con il metodo Stanislavkij, mi ha tenuto veramente due ore di fila chiuso in una stanza per farmi montare la rabbia contro i due finti poliziotti, i quali mi hanno mollato qualche pugno per niente finto durante le riprese. Ma il risultato è stato veramente soddisfacente.

Come è nata l’ idea di cantare con Pino Daniele al concertone del primo maggio 2001 ?

Le partecipazioni al concertone sono una storia conrtroversa, perchè non ci siamo mai tirati indietro da quel palco: seppur ospiti, abbiamo fatto sentire la nostra voce, anche quando il messaggio non era gradito. Ci ritorniamo con Pino Daniele perchè lui  dichiara di essere un chitarrista in prova dei 99 posse, il nostro set in quell’ anno fu totalmente accompagnato dalla sua chitarra.

Come spiegheresti oggi ad un quindicenne il concetto di “desobediencia civil” in cinque righi?

Solo cinque? (ride): non smettere mai di arrabbiarti per ciò che ti sembra socialmente, politicamente, moralmente e culturalmente ingiusto.

ph: Fiorella Passante

 

Lascia un commento