Dejavù
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Otto ukuleles otto al Dejavù

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Una serata di notevola fattura quella organizzata nel locale puteolano, che ha ospitato l’esibizione dei Sinfonico Honolulu il 28 novembre c.a.

La band consta di un basso acustico e di 7 ukuleles di diversa foggia; questa diversità non scaturisce da un fattore squisitamente estetico ma dal fatto che hanno timbro e accordatura differenti (soprano, baritono, tenore, concerto, soprano e due superconcert sono quelli impiegati dalla band livornese). Il frontman Steve Sperguenzie guida il gruppo in silenzio a guadagnare il palco, mentre tutti cominciano ad alzarsi in piedi senza un’ apparente motivo; cominciano piano, senza presentazione, come un’ automobile che parte con la prima e poi scalano marcia direttamente in terza, quando si producono in uno dei classici dei Beatles: “Paperback writers”.

Per chi ancora non li conoscesse, va detto che si resta incantati dalle armonie e dalle melodie che riescono a produrre con un unico strumento e grazie all’ unione delle voci di tutti, nei cori e nei controcanti; la peculiarità di questa band sta proprio nel voler sostituire flauti, percussioni e drums con la loro genialità e con la versalità del loro strumento d’elezione, cantando, talvolta, quasi a cappella brani come “Mystify” degli INXS, voce mani e schiocco di dita, con il solo ausilio di uno strumento cha accompagna l’intro, mentre -uno dopo l’altro- si aggiungo gli altri.

Abbigliamento rigorosamente Sixties, bianco e nero e cravatta slim, fanno alzare in piedi il pubblico -persino quelli troppo giovani anagraficamente- per ballare un tempo che è Storia: London calling, California girl, Flowers on the wall, i Rolling Stones e Lou Reed passando con disinvoltura alla versone inglese di “Quizàs quizàs quizàs”, strizzando un occhio agli anni Ottanta con gli A-ha e gli U2, i Doors, David Bowie e  Nancy Sinatra. Pubblico in delirio per “Africa” dei Toto, bis e applausi a scena aperta.

Si concedono spensieriatamente ai fans e all’ intervista nel roof del Dejavù, mentre ha inizio ilDjset di Enzo Visone.

Da dove viene il vostro nome?

Da lontano. In realtà è il nome del gruppo del nonno di uno dei fondatori,che faceva musica americana, visto che a Livorno, come in molte altri parti d’ Italia, gli alleati hanno fondato, dopo la seconda guerra mondiale, diverse basi militari sul nostro territorio. La nostra vuole essere una citazione, un omaggio.

Da quanto tempo vi conoscete?

A Livorno, che non è una città grandissima, ci conosciamo un pò tutti musicalmente parlando; tutti abbiamo sulle spalle il nostro percorso musicale. Ad esempio il nostro bassista (Daniele Catalucci) ha un suo gruppo che in questo periodo sta spopolando.

Come cade la scelta sull’ ukulele?

L’idea è stata di uno dei componenti della band, presente alle prime prove e poi uscito dal progetto, il quale ha lanciato l’ idea di impiegare questo strumento; solo in seguito, sviluppiamo il concetto di orchestra con quattro, cinque ukuleles più il basso. La potenzialità ci è apparsa subito chiara e, a quel punto, abbiamo suddiviso i ruoli e pensare di accrescere l’ organico. Un lavoro durato nel complesso circa un anno e mezzo.

Chi si occupa degli arrangiamenti?

Principalmente Daniele, ma non solo. E’ una collaborazione globale. Alla base non può, comunque, mancare l’analisi tecnica e teorica del brano, lo studio del pezzo del quale ci dividiamo i compiti. Manchiamo volutamente di percussioni, una -come avete visto- compensazione in altro modo.

Progetti per il futuro?

Oggi siamo qui a proporre delle covers famosissime, ma stiamo lavorando a del materiale nostro, cosa, questa, che ci permetterà di distinguerci dalle altre formazioni a noi similari. Non per abbandonare il percorso delle covers, che ci diverte e ci sta dando belle soddisfazioni, ma è per aggiungere un’ ulteriore valore artistico a quanto già facciamo. D’ altro canto, è un’ esperienza già vissuta con Mauro Ermanno Giovanardi (“Maledetto colui che è solo”, premiato al Tenco nel 2013), al quale vorremmo chiedere di cantare una delle nostre canzoni nel nuovo disco, in cui saranno presenti anche delle percussioni.

Per quando è prevista l’uscita del vostro nuovo lavoro discografico?

Pensiamo di cominciare le registrazioni dopo Natale, per uscire prima dell’estate con pezzi allegri, come ,d’altro canto, è allegro l’ukulele; ma abbiamo in serbo anche dei pezzi più profondi!

Un novembre da temperature quasi tropicali, una serata in cui uno strumento -che ha trovato la sua fortuna alle Hawaii- l’ha fatta da padrone, e una location accogliente: la programmazione del Dejavù è appena iniziata.

Steve Sperguenzie
Steve Sperguenzie

 

il pubblico del dejavù
il pubblico del dejavù
 ph:per gentile concessione del Dejavu

Autore: Monica Lucignano

Redattore

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