Il tempo degli sbirri, di Maurizio Lorenzi

Scrittore e poliziotto, tanto da essere stato etichettato dalla stampa come “Il poliziotto che scrive libri”, Maurizio Lorenzi – noto anche con l’acronimo “MaLo” – è uscito con il suo ultimo libro dal titolo Il tempo degli sbirri (Bolis Edizioni).

Il tempo degli sbirri, di Maurizio Lorenzi
Il tempo degli sbirri, di Maurizio Lorenzi

Maurizio Lorenzi benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo. Quale storia devono aspettarsi questa volta i tuoi lettori?

Il tempo degli sbirri è un romanzo poliziesco che si ispira a una vicenda realmente accaduta all’inizio degli anni 2000, ovvero una clamorosa evasione di due detenuti “speciali” sottoposti a regime di elevata sorveglianza per via delle loro gesta criminali. In una notte di ottobre, i due riescono a riescono a scappare in modo misterioso nonché rocambolesco dalla Casa circondariale di Bergamo e la loro clamorosa evasione fa scattare una complessa e frenetica caccia all’uomo all’italiana che cerco di raccontare in maniera verosimile per cercare di portare i lettori con tutti e due i piedi dentro questa storia. A condurre le indagini sono l’Ispettore Carena e il suo braccio destro, il sovrintendente Testoni, diretti dal giovane pubblico ministro a cui viene affidata l’inchiesta. Queste due strane coppie formate dagli evasi e dagli sbirri che li inseguono finiscono per diventare a fasi alterne i protagonisti del libro, ognuno dalla sua parte della barricata.

Dicci qualcosa sulla scelta del titolo…

Il tempo degli sbirri è una sorta “di dimensione dilatata” in cui vivono, loro malgrado, gli sbirri di strada, quelli che non hanno paura di sporcarsi le mani consumando suole ed energie mentali per combattere faccia a faccia con l’espressione umana del male. Carena e Testoni sono due di questi, lontani anni luce dagli stereotipi dipinti dalle fiction o al cinema, persone che ricercano nella normalità il loro equilibrio quotidiano e che si ritrovano a rivivere il loro passato legato a quella lunga caccia all’uomo allorché, nel presente narrativo della storia, viene tratto in arresto il direttore della Casa Circondariale di Bergamo, lo stesso che era in carica quando avvenne la clamorosa evasione. In questo tempo dilatato tra passato e presente e chissà quale futuro, ecco che ciò che è stato torna prepotentemente d’attualità e ripresenta il conto, inesorabilmente.

Perché hai deciso di raccontare questa storia?

La storia di per sé mi è apparsa da subito incredibile e ricca di “fasi misteriose” che non sono mai state approfondite e venute alla luce, anche dopo la conclusione dell’inchiesta giudiziaria. Basti pensare agli appoggi interni necessari per scappare da un carcere (tecnicamente è impossibile per chiunque evadere da un carcere, a meno di essere dei super eroi) e soprattutto poi di quelli esterni, che consentissero un supporto logistico in grado di alimentare e sostenere una fuga di questa portata.

Sappiamo che la realtà supera da sempre la fantasia e anche la più fervida delle immaginazioni, e anche in questo caso, non si è di certo smentita.

Secondo te, qual è il ruolo dei romanzi oggi?

Se oggi i romanzi hanno un merito è quello di cercare o provare a scovare delle verità alternative oltre a quelle giudiziarie o popolari, magari non certe ma per lo meno “possibili”. In una società come la nostra i romanzi hanno assunto questo ruolo e spesso sono una voce fuori dal coro che si affianca in modo curioso e interessante ai canali dell’informazione tradizionale. Sembra strano e forse contraddittorio, ma forse le cose stanno proprio così.

Come hai trascorso il lockdown? Magari proprio i romanzi ti sono venuti in soccorso?

Durante il lockdown mi sono dedicato essenzialmente alla lettura. Avevo bisogno di leggere e capire, soprattutto approfondire determinati temi e nel contempo evadere dalla complicata realtà pandemica che era divenuta sempre più opprimente, giorno dopo giorno. Ho scritto poco e letto molto, senza scegliere scientemente di farlo. Ho avuto quindi modo di recuperare una serie di letture infinite che avevo rimandato nel tempo e riprendere in mano, tanto per citarne alcuni, libri di Don Winslow, Jean Claude Izzo e Pierre Lemaitre, maestri del loro genere e di quelle opere che ti fanno correre a perdifiato insieme all’evoluzione della storia, lasciandoti stupore e nostalgia al termine della lettura. Amo i testi in cui le cose accadono di continuo e si ha la possibilità di vivere un’avventura che ci costringe a riprendere in mano quel dato libro non appena se ne ha la possibilità. Tra gli scrittori italiani potrei citare molti autori bravi che seguo da anni, ma per par condicio, mi fermo a quelli stranieri. Altrimenti l’elenco sarebbe troppo lungo.

In chiusura, una domanda di rito: quali progetti futuri bollono in pentola?

In cantiere c’è una nuova storia, ispirata a un fatto realmente accaduto ma che poi si stacca dalla cronaca e prende una strada tutta sua. È noto che uno scrittore che non abbia per le mani una nuova idea o un progetto su cui lavorare diventi inesorabilmente insopportabile e io, per scongiurare questo pericolo o almeno tentare di farlo, cerco sempre di non restare senza obbiettivi letterari da perseguire.

Da buon gemelli quale sono, devo costantemente tenere a bada il mio spirito inquieto e curioso, per cui diciamo che da questo punto di vista non mi annoio mai. La scrittura è un lento e lungo percorso di crescita e io sto percorrendo solo i primi passi per cui, scrivendo e soprattutto riscrivendo, vedremo cosa ci riserverà il futuro. Certo che il meglio debba ancora venire, per ora cerco di imparare da quelli bravi, come il maestro del noir italiano come Loriano Macchiavelli e molti altri che settimanalmente intervisto nel mio programma radiofonico in cui dò spazio ai libri e agli scrittori, una specie protetta in via d’estinzione…

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