Daniele Giudici a tu per tu con l’autore di Non Mi Arrabbio Più!

Il nuovo libro di Daniele Giudici si intitola Non Mi Arrabbio Più! (Guida Pratica alla Gestione dei Conflitti) è la ricetta giusta per affrontare il nuovo anno lavorativo con maggiore sprint, consapevolezza e soprattutto…senza arrabbiarsi.

Daniele Giudici - Non mi arrabbio piu

Giornalista di quotidiani, riviste di spettacolo, gossip e rotocalchi rosa (spesso con incarichi dirigenziali), ma anche scrittore, radiocronista, esperto in campo manageriale e nel marketing, curatore di progetti legati al mondo dell’editoria anche all’estero, incaricato del lancio di nuovi prodotti editoriali e restyling di quelli in perdita, Daniele Giudici vanta invidiabili competenze.

Tra le sue innumerevoli esperienze professionali anche la collaborazione con NYC-site.com, il sito numero uno riguardo New York nonché con il quotidiano delle Americhe Gente d’Italia diretto da Mimmo Porpiglia.

Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, l’autore di Non Mi Arrabbio Più! (Edizioni Aloha), ha preso il certificato Life&Business Coaching presso la prestigiosa scuola di coaching Performance Solution e a Londra è diventato Ambassador di English Live, ottenendo la più importante certificazione in Project Management, il PMP® del PMI Institute. Forte di un simile e ragguardevole bagaglio culturale, tecnico e professionale alle spalle, Daniele Giudici durante il periodo del primo lockdown della scorsa primavera, ha pensato bene di mettere al servizio del prossimo le sue conoscenze maturate in anni di lavoro per dare una mano a tutte le persone che ogni giorno in ufficio o fuori si misurano con problemi che sembrano più grandi di loro. Non Mi Arrabbio Più! (Guida Pratica alla Gestione dei Conflitti) di sicuro è una lettura piacevole e molto utile che nessuno dovrebbe farsi mancare, per lavorare (e vivere) meglio nel 2021. Abbiamo intervistato Daniele Giudici per farci spiegare meglio il suo volume e i contenuti…

Benvenuto a Daniele Giudici su La Gazzetta dello Spettacolo. Hai detto di aver pescato nelle tue varie esperienze lavorative per arrivare a scrivere Non Mi Arrabbio Più. Personalmente ti sei arrabbiato spesso durante questi anni e principalmente per quali motivi?

E come no, mi sono arrabbiato tantissimo, sbagliando. Considera che da piccolo i miei genitori mi chiamavano “bastian contrario” perché ero sempre contro. Quando ho iniziato a lavorare, ho avuto la fortuna di avere quasi da subito ruoli importanti anche a livello dirigenziale e questo mi portava a comportamenti del tipo «o fai come dico io o hai un problema». Anzi, chiedo pubblicamente scusa a chi mi ha dovuto sopportare in quegli anni. I motivi erano i più svariati, ma, come spiego nel libro, si possono ricondurre alle quattro grandi motivazioni: orgoglio, paura di perdere ciò che abbiamo acquisito, voglia di avere più di ciò che abbiamo già e pressione dell’ambiente sociale.

La cover del libro è un colorato cartoon. Come mai questa idea?

Per dare un’idea pop del libro. È vero che la prima parte è più vicina a un saggio che ad un manuale, ma poi diventa una guida molto pratica adatta a tutti, dai top manager ai genitori che hanno a che fare con dei figli adolescenti. Ho volutamente evitato un linguaggio troppo tecnico, preferendone uno comprensibile da tutti. Quell’immagine, poi, mostra una persona che urla contro altre persone e questo libro è adatto sia a quella persona che urla e sia a quelli che scappano. Un’immagine che spiega tutto.

Dopo aver scritto questo libro, inizi a considerarti più un giornalista, uno scrittore o un comunicatore nel senso più ampio della parola?

Io nasco giornalista in un quotidiano (“Il Messaggero”) nei primi anni ’90, ma nel tempo il mio lavoro è diventato sempre più quello di Media Project Manager, attività garantita dalla certificazione internazionale PMP (Project Management Professional) acquisita a Londra. Il mio lavoro è quella di occuparmi di tutti gli aspetti dietro un prodotto editoriale, sia a livello di produzione, di contenuti che di relazioni umane, e dopo quasi trent’anni di carriera sento il bisogno di condividere le mie esperienze e le mie conoscenze. Come ho detto prima, quando ho iniziato a lavorare avrei voluto leggere un libro come “Non Mi Arrabbio Più” perché mi avrebbe reso la vita privata e professionale decisamente più semplice.

Qualcuno diceva che la pandemia avrebbe aiutato la gente ad essere migliore ma sembra proprio che fosse una considerazione troppo ottimistica. Potrebbe invece, paradossalmente, aiutare la gente ad imparare a lavorare in un modo migliore?

Sono convinto di sì perché la pandemia ci ha allontanato fisicamente ma invece di separarci ci ha fatto capire l’importanza del contatto e delle relazioni umane. Questo ha anche accellerato la transizione da un tipo di lavoro orientato solo al profitto ad un altro Agile basato sul lavoratore e sul cliente. È un cambio di paradigma che all’estero è già in atto da qualche tempo, e che ora si è diffuso anche da noi. Spero che non perderemo questa opportunità sfruttando nuovi framework professionali come il Lean, lo Scrum o altre metodologie di organizzazione del lavoro che potrebbero rendere migliore il lavoro di tutti.

Ti ci vedresti a tenere meeting o conferenze in pubblico (quando si potrà) su come non arrabbiarsi sul lavoro, un po’ come fanno tanti professionisti del lavoro o psicologi in UK o negli States?

Certo, e ne sarei felice perché potrei essere di aiuto con le mie scoperte. Lo faccio anche nel libro. Oltre a mostrare le più diffuse teorie sulla gestione dei conflitti, ho anche ideato due modelli teorici originali e interessanti: il primo è quello “A Doppia Velocità” che spiega meglio come si formano i gruppi di lavoro (e, quindi, quando e perché potrebbero nascere dei dissidi fra i vari membri di un gruppo). Il secondo è quello “A Freccia” sull’escalation di una discussione: che si parta da un dibattito se un fallo sia da calcio di rigore o meno oppure da una richiesta di aumento, alla fine lo scambio comunicativo fra le parti deve percorrere alcune fasi per arrivare al conflitto vero e proprio. Conoscerle e comprenderle è di fondamentale importanza per rompere questo schema peggiorativo. I conflitti sono inevitabili, spesso aiutano a crescere, ma se non vengono controllati portano solo alla distruzione. Ecco, ora possiamo evitarlo.

Lascia un commento