Anime Antiche, la scrittrice Stefania Convalle parla al nostro io

Autrice ed editrice, Stefania Convalle ama talmente tanto la scrittura che forse, mi piace pensare, non le sarebbe mai bastato essere “soltanto” una delle due, una dicotomia che non l’avrebbe fatta sentire pienamente in linea a questa passione/vocazione.

Anime Antiche, di Stefania Convalle
Anime Antiche, di Stefania Convalle

Ha all’attivo numerose pubblicazioni tra racconti, poesie e romanzi, è inoltre fondatrice ed organizzatrice del Premio Letterario Dentro l’amore, ama creare eventi di vario genere per portare in giro “le parole” insieme ad altre forme artistiche quali la musica, il canto, la danza, la recitazione.

Il suo ultimo romanzo, dal titolo “Anime Antiche” (Ed. Convalle), è appena uscito e le chiediamo di parlarcene.

Stefania Convalle, so che tu sei da sempre interessata all’Oriente, ne hai coltivato il pensiero, la filosofia e le pratiche, traendone spunto per i tuoi scritti sempre più influenzati da uno sguardo interiore verso l’essere umano. “Anime Antiche” mi sembra pervaso da tutto ciò… è corretto?

In parte, sì. “Anime Antiche” affronta il tema delle vite precedenti, il credo di diverse discipline orientali sull’immortalità dell’anima, sia essa intesa come spirito o come energia che si libera nell’istante della morte fisica, per poi reincarnarsi allo scopo di evolversi. Condivido questo pensiero che funge da filo conduttore in “Anime Antiche”, ovviamente in modo romanzato.

Amore in senso universale, aspetto psicologico dei personaggi e spiritualità s’intrecciano in questa tua ultima opera, come è nata?

È nata allo stesso modo delle opere precedenti: all’improvviso. Non mi approccio mai verso un nuovo romanzo con un canovaccio, ma mi faccio guidare dall’ispirazione del momento. Ho sempre affrontato tematiche di questo genere nelle opere precedenti, anche se spesso in modo laterale. Con “Anime Antiche”, invece, ci sono entrata con tutte le scarpe. Probabilmente il tempo era maturo, o forse lo ero io.

Pagina dopo pagina entriamo nelle vite di Muriel – donna in conflitto con se stessa e con eventi inaspettati quanto incredibili, di Lorenzo – l’egoismo, il voglio – comando – posso, amante solo di sé ma vittima di se stesso e di Greg – l’amore, quello vero, quello sopra ogni cosa, quello disposto a tutto, anche a lottare contro il Destino, un Destino che dovrà fronteggiarsi con un sentimento letteralmente senza tempo.

Tre personalità profondamente diverse, eppure come hai potuto legarle da un filo misterioso che si paleserà a ognuno di loro in modo differente?

Siamo tutti, seppur diversi, legati da un filo misterioso. Muriel, Greg e Lorenzo sono, nel romanzo, coloro la cui anima ha viaggiato nel tempo rincorrendosi e lasciando irrisolte talune situazioni. Ciò che li lega è l’amore, inteso come forza universale, che va al di là di tutto: età, condizione, linea di pensiero. Una spinta invisibile che infrange tutte le barriere, conducendoli l’uno verso l’altro.

C’è anche un “quarto personaggio”: Luna. Lei chi è?

Luna è un personaggio misterioso. Un personaggio che subentra all’improvviso in una sorta di metanarrazione. Luna dialoga con il lettore, commenta i personaggi come i fatti che accadono, in un intreccio che sta al confine tra finzione e realtà.

Hai deciso di inserire tematiche che sfuggano alla razionalità e allo scientificamente dimostrabile, qual è la tua idea di mistero della Vita ed esistenza di vite precedenti?

Credo fermamente che non ci sia una sola vita da vivere. Sono convinta che la nostra energia, il nostro centro spirituale si evolva di vita in vita attraverso le esperienze. E credo che in ognuno di noi resti il ricordo, anche se celato dalla razionalità, di ciò che è stato e che siamo stati. Degli amori che abbiamo vissuto. La lettura dei libri dello psichiatra americano Brian Weiss sono state illuminanti, in tal senso, e di grande ispirazione.

Un’ultima domanda… C’è un messaggio che vuoi dare ai tuoi lettori? Volevi forse parlare alla loro anima?

“Volevi forse parlare alla loro anima?” Mi piace questa domanda. Forse sì, forse volevo arrivare proprio lì, all’anima di ognuno per risvegliare un ricordo universale che attraversa i secoli.

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