Stefania Convalle: una donna, una scrittrice

Scrittori ce ne sono davvero pochi, bisogna scovarli. E’ una donna vera e sincera, Stefania Convalle. Scrittrice, poetessa ed editrice, conduce con passione splendidi laboratori di scrittura. Per lei è fondamentale saper trovare il proprio stile e leggere molto ma facendo prima un’ accurata scelta dei testi che ci apprestiamo a leggere.

Stefania Convalle
Stefania Convalle

Stefania Convalle, che cosa significa essere uno scrittore oggi?

Significa scrivere abbondando i sogni di gloria, perché oggi il mondo editoriale è una giungla dove la meritocrazia non conta più.

Essendo tu una bravissima scrittrice, nel tuo lavoro di editrice, credi di essere avvantaggiata nello scegliere i testi da pubblicare di altri autori?

Sì, credo che scrivere sia un valore aggiunto nella scelta dei testi. Si riconosce subito il talento.

Come capisci che un testo è valido per la pubblicazione?

Se mi cattura dalle prime righe e poi mi spinge a proseguire la lettura, il testo parte col piede giusto. Poi, naturalmente, conta la scrittura che non deve essere banale, scontata, già vista.

Si dice che oggi siamo un popolo di scrittori ma meno di lettori. Quale è la tua opinione in merito?

Sicuramente oggi è talmente facile pubblicare – l’editoria a pagamento e il self-publishing hanno fatto più danni che altro – che chiunque scriva qualsiasi cosa pensa di essere uno scrittore. Non è così. Scrittori ce ne sono davvero pochi, bisogna scovarli.

Tra l’altro tu hai in qualche maniera dedicato un tuo testo a questa sublime arte… Sto parlando ovviamente di Scrivere… Oggi, lo scriveresti allo stesso modo?

Sì, esattamente così. È un canovaccio di quello che approfondisco nei miei laboratori, è il mio modo di intendere la scrittura.

Come è cambiato nel corso del tempo il tuo rapporto con la scrittura e con la lettura?

La scrittura, col tempo, è diventata un lavoro. La lettura anche e quindi il rapporto è cambiato nel senso che trovo poco tempo per leggere per diletto. Purtroppo!

È vero – secondo te – che prima di diventare un bravo scrittore, è opportuno essere un attento lettore?

Diciamo che una persona che ami scrivere, non può non amare la lettura. Credo che in ordine temporale, prima ci si avvicini alla lettura e poi con gli anni si scopra la spinta a scrivere. La lettura, poi, non deve mai venire meno perché è un arricchimento personale. Ovviamente bisogna scegliere con attenzione – ma questo, sempre – le opere da leggere: vietato riempirsi il cervello di romanzi spazzatura perché potrebbe essere molto dannoso.

Ma come si può avvicinare maggiormente i giovani alla sana lettura?

A questo proposito mi ricollego al Premio Giovani che due miei romanzi hanno vinto, “Dipende da dove vuoi andare”, nel 2017 e “Il silenzio addosso” nel 2018. Ricordo di essermi sorpresa perché due romanzi con tematiche che, a mio parere, potevano toccare maggiormente un pubblico maturo, avevano fatto breccia nel cuore di studenti liceali. La loro risposta è stata esplicativa, mi hanno spiegato che attraverso un linguaggio semplice e immediato ero riuscita a far passare tematiche impegnative. Penso sia questo il segreto.

Il digitale in tal senso può essere un ottimo strumento?

A mio modesto parere credo che i giovani che amano leggere siano, al contrario, più attratti dalla carta stampata.

E la scuola, dal canto suo, che cosa può fare in merito?

La scuola può proporre autori meritevoli contemporanei, perché anche se è fondamentale affrontare i Classici, è anche vero che nella letteratura odierna ci sono opere degne di attenzione, ben scritte e con tematiche profonde, anche se con un linguaggio moderno.

A proposito di scuola, tu sei anche una valente talent scout di autori, credi che sia utile per loro seguire dei corsi di scrittura?

I laboratori di scrittura che conducono sono diventati un vero e proprio vivaio per Edizioni Convalle. Sia per autori ancora non pubblicati, sia per coloro che hanno già opere edite. È un momento di condivisione di una passione, un grande stimolo e sperimentazione per crescere e aprirsi nuove porte.

Non tendono forse a omologare troppo il proprio stile?

Dipende dai laboratori. Se sono strutturati sulla base di slogan del tipo “4 lezioni per scrivere un romanzo” credo siano totalmente inutili con il rischio di incasellare l’ispirazione in quattro “regolette”. Se invece si fa un lavoro più capillare, come faccio io, e si affondano le mani nella scrittura, allora si ottengono grandi risultati, uno su tutti la scoperta della propria firma. Dipende tutto da chi conduce i laboratori.

Molti, temendo di mettersi troppo a nudo metaforicamente parlando, quando scrivono non osano. Ti è mai capitato di appurare ciò leggendo delle bozze di racconti o di romanzi di autori in erba?

Sì, mi è capitato. Anche se, paradossalmente, gli autori in erba propongono spesso autobiografie, osando, senza rendersi conto che raccontare la propria vita non è la strada giusta, ma bisogna imparare a inserire eventuali esperienze dirette, pensieri o aneddoti, romanzandoli e rendendoli universali. Imparare a mettersi a nudo nella scrittura non è facile, richiede carattere e voglia di mettersi in gioco, senza però raccontare di sé. È una sottile, ma fondamentale, differenza.

Quale consiglio ti sentirsi di dare a un giovane che si accinge oggi alla stesura di un primo testo o di un suo primo romanzo?

Gli sussurrerei all’orecchio di scrivere per amore della scrittura, non farlo per diventare famosi che è come vincere al Lotto, e di ricordarsi sempre che l’umiltà e un’arma vincente, senza però cadere nella falsa modestia. Bisogna avere consapevolezza delle proprie capacità, puntare a migliorarsi sempre, senza mai accontentarsi, però, della mediocrità. Un romanzo mediocre non lascerà niente. Un romanzo bello avrà una chance, resterà anche dopo di noi.

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