Giorgia Penzo, la scrittura salva

Raccontare il dolore, provare a sentirlo attraverso le parole, dargli un corpo, un’essenza e forse una soluzione. Ogni giorno come il primo giorno è l’ultimo romanzo della giovane scrittrice Giorgia Penzo che descrive con semplicità ma anche con estrema verità la storia di Petra, una giovane ragazza, che si trova a fare i conti con la perdita di Cloe, sua sorella.

Ogni giorno come il primo giorno di Giorgia Penzo

Tra dolore e senso di colpa, percorriamo lentamente il percorso che fa la giovane protagonista lungo le stanze della perdita. Nell’assenza, Petra costruisce un viaggio interiore fatto di rinascita, inizio, verità. Tra amore, amicizia e famiglia, la giovane ragazza cerca di rimettere insieme i pezzi della propria vita come se ogni giorno fosse il primo giorno della sua vita.
La scrittura salva e Giorgia Penzo ci mostra in modo netto e reale che anche leggere può salvarci.

Benvenuta Giorgia Penzo. Come nasce il tuo romanzo Ogni giorno come il primo giorno?

Un caro saluto a te e ai vostri lettori, grazie mille per l’ospitalità! Ogni giorno come il primo giorno è nato un’estate di due anni fa mentre ascoltavo una canzone, Summertime Sadness di Lana Del Rey. Ero coricata sul letto, quasi al buio, al riparo dal caldo insopportabile. Ricordo di aver pensato che sarebbe stata la colonna sonora perfetta per una storia triste, perché era quello che avevo voglia di scrivere in quel preciso pomeriggio, quello che il brano mi suggeriva. La storia di una ragazza come tante sdraiata nella sua camera, con le cuffiette all’orecchio e la musica troppo alta, che cerca di scappare dall’afa di una stagione che odia. E dal senso di colpa che la logora. Involontariamente ho fatto un balzo indietro di dieci anni. E ho visto Petra.

Come descriveresti la protagonista Petra?

Petra è una ragazza leale, testarda e introversa, un’adolescente all’ultimo anno di liceo stretta nella morsa di un senso di colpa pesantissimo. Ha lunghi capelli biondi ma perennemente tinti di nero, occhi verdi/marroni e pelle molto chiara. Ama vestire con felpe, skinny jeans e sneakers. Ribelle e testarda, sarebbe disposta a tutto per le persone che ama.

Ti assomiglia e in cosa credi di essere diversa da lei?

Qualcosa di me in lei c’è: entrambe mal sopportiamo l’estate e la matematica, amiamo vestirci di nero, non possiamo vivere senza la musica e preferiamo le Converse ai tacchi alti. Ah, sì, anche la testardaggine. Entrambe ne abbiamo da vendere. Per il resto, invece, siamo due pianeti diversi.

In questa storia, c’é anche Cloe, la sorella di Petra. Direi quasi che Cloe è la figlia perfetta, quasi in contrapposizione con le ricche sfumature di Petra che non è perfetta ma reale. In che modo hai definito il loro rapporto e amore? Cosa le unisce?

Il loro è un rapporto di odio e amore, come moltissimi legami di sorellanza in cui le due parti sono tanto unite quanto diverse. Cloe per Petra è un punto di riferimento, la sua più intima confidente, una boa a cui aggrapparsi quando tutto va a rotoli, l’unica che la capisca in pieno. Petra costruirà la sua rinascita proprio sul dialogo con la sorella, anche se le risposte che le arriveranno non saranno sottoforma di parole ma di emozioni. In questo sta la forza del loro legame: è indissolubile nonostante le differenze, perdura oltre la perdita.

Ad un certo punto del romanzo (pagina 113) affermi: “Nella famiglia perfetta che ci sforzavamo di sembrare, non c’era posto per il fallimento”. Petra si sente molto esclusa dai suoi genitori. Pensi che sia un problema di tanti giovani oggi?

I genitori vorrebbero sempre il meglio per i figli. Purtroppo, spesso, questo desiderio viene inseguito ad ogni costo o – peggio – distorto. Allora può accadere che obbligare il proprio figlio o figlia a risultati eccellenti arrechi più danno che soddisfazioni, soprattutto se entrano in gioco i paragoni. Io penso che, per un genitore, guidare sia un compito molto più difficile che spingere.

Nel romanzo descrivi e affronti il tema del dolore, della perdita, dell’assenza. In che modo ti sei calata in questi difficili sentimenti di dolore?

Questo libro è stato il mio diario. A settembre dello scorso anno ho perso mia madre a causa di una malattia incurabile. Aveva 49 anni. Ho riversato tutte le emozioni di quei giorni tra i capitoli: il dolore, il vuoto, la mia impotenza nel vedere mio padre e i miei nonni materni sbriciolarsi in mille pezzi. Ho dato voce a Petra e per un attimo siamo state la stessa persona. Scrivere mi ha salvato parecchie volte.

Petra incontra Dario. Cosa rappresenta Dario nel tuo romanzo e a chi ti sei ispirata per raccontarlo?

Dario rappresenta un’opportunità per Petra, uno spiraglio verso un nuovo step della sua vita, più felice. Ma, come tutte le cose troppo belle per essere vere, non manca di celare insidie e spigoli. E sarà proprio la protagonista a svelarli e prendersene cura. Per raccontare Dario non mi sono ispirata a qualcuno in particolare; ho immaginato un ragazzo affabile e intrigante, con un grande segreto in fondo al cuore, i capelli color del grano e gli occhi neri come le piume dei corvi.

Sicuramente in questo romanzo c’è molto spazio per l’amicizia. Petra si fa forza grazie all’amica Lore. Quanto é stato importante per te descrivere l’amicizia?

L’amicizia è l’altro sentimento portante di questo romanzo. Gli amici sono i fratelli e le sorelle che ci scegliamo, e così è Lore per Petra. Per scrivere la loro amicizia ho pensato al rapporto che lega me e la mia migliore amica: ci conosciamo dal liceo e – anche se capita di non sentirci per mesi – ci ritroviamo sempre come se ci fossimo lasciate il giorno precedente. L’amicizia è un legame unico, non meno importante dell’amore. L’amicizia tra le due ragazze nel libro aiuterà entrambe, più di quanto si sarebbero mai aspettate, più a fondo di qualsiasi altro tipo di amore. Anche per questo Lore è il personaggio a cui sono più legata.

La musica apre ogni tuo capitolo del libro. La musica è fondamentale per Petra e la lega ancor di più a sua sorella. Cosa rappresenta per te scrittrice la musica?

La musica è la mia fonte di ispirazione primaria, sempre. Quando penso a una scena non riesco mai a vederla svincolata dalla sua “colonna sonora”.

Cosa speri di trasmettere ai lettori con Ogni giorno come il primo giorno?

Che per quanto la vita ci faccia a pezzi, ci saranno sempre delle persone al nostro fianco pronte ad aiutarci a rimettere insieme ogni brandello, a versare oro tra le nostre crepe. Che ci sussurrino al cuore o ci prendano fisicamente per mano, non importa. Ci sono, questo conta, nessuno di noi è solo.
Salvare una persona, anche una soltanto. Spesso senza rendercene conto. Per questo veniamo al mondo, è questo il nostro destino.

Giorgia Penzo, descriviti ai nostri lettori.

Sono una ragazza di trent’anni, emiliana e ho l’anima un po’ incastrata nel passato. Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Ecco. Io non vorrei indossare altro. Amo il cinema (dove vado almeno una volta a settimana), i giochi di ruolo (vi dicono qualcosa Vampire: The Masquerade e D&D?), la mitologia, l’Art Nouveau, divorare biografie di personaggi storici femminili e scappare a Parigi alla prima occasione.

C’è un libro che hai letto e che avresti voluto scrivere al posto della scrittrice?

La canzone di Achille, di Madeline Miller. Ne ho amato ogni frase.

Cosa rappresenta per te la scrittura?

Scrivere salva. Almeno, è quello che penso per me. Non scrivo in modo costante o continuativo, ma quando ne sento l’esigenza non smetto per un bel pò. La scrittura per me è questo: un modo per ritrovarmi.

Dedichi il tuo romanzo a tua madre che ti protegge dall’altra parte. Quanto è stata importante per te nella scrittura di questo libro?

Lei è stata il mio faro, anche se non l’ha mai saputo. Mia madre non ha avuto modo di leggere questo romanzo ma, in un certo senso, mi piace pensare che le sia arrivato comunque.

Un augurio che vuoi fare alla persona che sarai…

Solo uno: essere felice. E’ l’unico che li contiene tutti.

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