Andrea Magnani: “Easy per dar voce al silenzio”

Il suo film rappresenta quasi un unicum nel panorama della commedia italiana, Andrea Magnani con la sua opera prima “Easy – un viaggio facile facile” si è guadagnato due candidature ai David di Donatello: una per miglior regista esordiente e l’altra come migliore attore protagonista interpretato da Nicola Nocella.

Sicuramente vi starete chiedendo dov’è la particolarità? E’ molto semplice. Pur essendo commedia, “Easy” presenta diversi spunti di riflessione a tratti drammatici. L’uomo diventa pedina di un destino che spesso non mostra a pieno il potenziale di ciascuno; un uomo che non è mai in grado di capire da solo cosa fare davvero. “Non sappiamo nemmeno perché ci svegliamo la mattina o andiamo in ufficio”, ci racconta il regista. “Lo facciamo senza sapere bene se possiamo fare qualcosa di diverso.

Un momento del set di Easy
Un momento del set di Easy

Ho cercato di porre l’accento su quella che è la potenzialità che ognuno di noi ha di cambiare il proprio destino. Sembriamo pedine, però se ti accorgi bene di te stesso riesci a capire che la pedina può diventare qualcosa di più e la muovi dando una direzione. Noi a volte siamo padroni del destino, basta cercarlo e guardarci dentro. Easy ad esempio capisce che magari il viaggio era l’unica cosa ormai rimasta a lui, non avrebbe potuto fare altro”. E dopo che questo è concluso, non sa davvero cosa altro deve fare.

Un film per raccontare e dare voce al silenzio secondo Andrea Magnani

Andrea Magnani. Foto di Lena Ivashkina.
Andrea Magnani. Foto di Lena Ivashkina.

Un primo lavoro eccellente per Magnani, il quale non credeva di riscuotere così tanto successo. “È la mia opera prima, unica di un certo rilievo. Questo è un film che nasce da molto lontano, l’ho scritto 8 anni fa e tra varie vicissitudini, come la guerra in Ucraina, è stato posticipato di 2 anni. Non avevo aspettative quando sono partito con questa storia, neanche durante le riprese. Fai fatica a capire cosa stai facendo: puoi avere una idea, ma, essendo la prima opera, hai sempre un senso di incertezza. Quello che è arrivato dopo quindi è stato enorme. Era la mia opera prima e la produzione era davvero molto giovane: tutto inaspettato. Questo ci ha portato enormi soddisfazioni”.

Una storia ai limiti dell’assurdo, raccontata in un modo fresco e leggero. Ma cosa c’è di reale e di fantasia? “Direttamente non c’è nulla di reale. È tutta una finzione. Quello che vediamo o viviamo rimane nel nostro bagaglio di esperienza. Questa cosa si stratifica e rimane. Io adesso posso dirti che non c’è stato nulla, ma sono state molteplici le influenze. Chissà in vita cosa ha influito nel realizzare la storia. È stata una storia cercata e voluta, ma tutta in qualche modo è frutto di un processo creativo avvenuto in fase di scrittura e legato ad altri processi come la fotografia o la relazione con gli attori e le persone vicine”.

Nel film di Andrea Magnani, regna sovrano il silenzio. Diversi spazi vuoti in cui l’unico rumore è quello del vento e di nient’altro. Sguardi persi nel nulla a cura di un fantastico Nicola Nocella. Un azzardo per il mondo della cinematografia, dove è la parola che fa da protagonista più dei personaggi stessi. “Viviamo in un’epoca di diffusione cinematografica dove il silenzio non è il veicolo migliore per impressionare il grande pubblico”, continua Andrea Magnani. “Nello sguardo di Nicola, l’espressività comunicava molto di più di tante parole. Ho solo sostituito quelle parole. Il mio background è di sceneggiatore di fiction italiana dove le parole si sprecano; per reazione ho costruito una storia dove il dialogo entra in punta di piedi ed è solo uno degli strumenti a disposizione, non l’unico. Il silenzio è evocativo e rimane più impresso di una battuta. È semplicemente un modo per cercare di raccontare. Non so se userò in seguito ancora questa tecnica”.

Il ciak di Easy
Il ciak di Easy

Ancora nulla si sa dei progetti futuri, soprattutto se sarà sulla stessa onda di Easy o si tratterà di un progetto più autoriale. Andrea Magnani si dice aperto a tutte le proposte. Ma una cosa è certa: “Sono nato come sceneggiatore, per me la scrittura è l’aspetto creativo più importante. Senza quello farei fatica a girare un film. Ovviamente la regia è forse l’aspetto più bello, un processo creativo che ti permette di veder nascere un film; la sceneggiatura però resta sempre quello più importante”.

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