Rausy Giangarè per Lea

Rausy Giangarè: la recitazione come terapia dell’anima

È di nuovo con noi Rausy Giangarè, sempre disponibile, attenta, delicata, dopo il finale di “Lea – I nostri figli”, che ha regalato al suo personaggio un finale felice, degno di nota, così come lo è la sua recitazione, il suo curriculum sempre più ricco…

Ben ritrovata su La Gazzetta dello Spettacolo, Rausy Giangarè. Come stai?

Sto molto bene, grazie!

Abbiamo avuto modo di ritrovarti, da questo novembre, nella seconda stagione di “Lea – I nostri figli”, fiction Rai capitanata da Anna Valle. Cosa puoi dirci sul tuo personaggio, su quelle che saranno le evoluzioni che dovrà affrontare?

Evoluzioni importanti, come avrete visto, quelle vissute dal mio personaggio ed una proposta, scaturita poi in un matrimonio, non da poco, quella avuta da Pietro. I due hanno vissuti dei conflitti che li hanno poi portati a risolvere il tutto, a maturare sempre più ma il finale è ormai ‘storia’.

Un ritorno ‘in famiglia’, a detta di alcuni tuoi colleghi che ho avuto modo di intervistare, recentemente. È stato, dunque, lo stesso per te, Rausy?

Assolutamente! Un vero e proprio ritorno in famiglia, rapporti forti, specie con il gruppo delle ‘infermiere’ e con Primo Reggiani stesso. Ci vogliamo davvero bene, tutti, e ci viviamo anche fuori dal set con lunghe telefonate e non solo. Niente di più bello!

Quanto c’è di te nel personaggio interpretato in Lea e, se possibile, cosa cambieresti di Michela?

La dedizione per il lavoro, prima di tutto. Pur di diventare infermiera, nel suo piccolo, Michela si è sacrificata lavorando anche di sera, svolgendo al contempo il tirocinio in ospedale, tenendo sempre a mente il suo obiettivo. Una ragazza riservata nei sentimenti, differentemente da me, che vivo tutto con serenità, in amore come in amicizia. Non cambierei nulla di lei, no.

Rausy Giangarè, siamo quasi alla fine di questo 2023, che bilancio ne fai, ad oggi, del tuo vissuto, del tuo percorso artistico?

Sono molto felice delle esperienze avute sino ad ora. Sono, inoltre, grata alla vita per il mestiere che ho la fortuna di svolgere e mi auguro di poterlo portare sempre più avanti, sperando di poter concretizzare tanto altro, in futuro.

Tempo addietro hai affermato di aver ritrovato, grazie alla recitazione, la ‘voglia di vivere’.. è ancora così?

Si! La recitazione mi ha concesso una seconda possibilità quando ho cominciato. I miei inizi hanno rappresentato una specie di terapia, senza dover per forza di cose ricorrere a degli aiuti psicologici. Non potrei vivere senza, proprio no..

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