Area 51: gli artisti del teatro e i paradossi web della pandemia

Vogliamo parlarvi di una webserie: Area 51: esperimento on-line di Francesca Nunzi (in foto) e Marco Predieri. Chiusi i teatri, ridotti i set cinematografiche e televisivi.

Francesca Nunzi per Area 51
Francesca Nunzi per Area 51

Per gli operatori dello spettacolo, in particolare dello spettacolo dal vivo, il momento resta oltremodo difficile e non solo per una questione economica, comunque rilevante, ma per il senso stesso del loro lavoro, oltremodo annichilito dagli eventi. Un mestiere, quello dell’artista, che per molte di queste “strane” creature equivale a una vera e propria vocazione, a un servizio pubblico, indispensabile per la mente e lo spirito del genere umano, ma che tuttavia, e ciò nonostante, continua a non rientrare, almeno in apparenza, tra le priorità per la ripresa di un’esistenza piena e completa.

Preso atto di ciò … c’è chi comunque prova a organizzarsi, per arrivare a quel pubblico da cui è stato brutalmente allontanato. Iniziative on-line, presenze sui social, dirette Facebook, sono le strade sperimentali percorse dai più creativi e tra queste si segnala la bizzarra serie che vede protagonisti una signora romana della scena e del cinema, Francesca Nunzi, già allieva di Gigi Proietti e star della commedia musicale, e un attore e autore fiorentino sicuramente meno noto di lei, ma molto attivo da tempo nelle retrovie, anche come autore e direttore artistico, Marco Predieri.

Chiusi nelle rispettive abitazioni i due si incontrano in una sorta di corto circuito delle loro televisioni nella sit-com web “Area 51 – Mutanti teatrali” dove il riferimento alla celebre off-zone, oggetto di ricerche aliene, non è affatto casuale. I malcapitati sono infatti le cavie, ovviamente a loro insaputa, di un esperimento socio scientifico atto a studiare le reazioni degli attori e degli artisti (considerati creature di diversa sensibilità e abilità, rispetto al resto del genere umano) decontestualizzati dal loro elemento naturale, il palcoscenico, e dalle loro regolari interazioni con il pubblico.

Ne emerge un quadro surreale, spesso di spasso non-sense, tra manie, noia, mutazioni genetiche e fobie amplificate, dietro cui si celano però riflessioni assai più concrete e complesse, che, andando oltre uno sguardo superficiale, ci restituiscono il senso di smarrimento e disagio che questa forzata asocialità lascerà dietro di sé, con conseguenze psicologiche e relazionali che rischiano di rilevarsi più gravi persino di quelle economiche. Ma è un aspetto a cui nessuno sembra interessarsi. Anche per questo sono costretti a pensarci gli artisti. A un Predieri sempre immerso sotto docce o tra i panni del bucato, fatto e rifatto in modo maniacale, si contrappone la smania di sanificazione sviluppata da Francesca Nunzi, ormai ridotta al ruolo di massaia compulsiva e visionaria, ossessionata dalle serie tv, al punto da vedere il suo interlocutore di volta in volta trasfigurato nei diversi protagonisti delle stesse.

Non mancano di far capolino in questo esperimento altri ospiti illustri. Nelle prime puntate sono comparse già Giorgia Trasselli e Maria Lauria, ovviamente anche loro vittime di strani poteri e fissazioni sviluppati dal contesto. Insomma c’è da vederne delle belle e, per quanto folle, è un’intuizione da seguire con attenzione questa “Area 51 – mutanti teatrali” per scoprire dove effettivamente voglia andare a parare.

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