Niccolò Gentili. Foto di Paolo Stucchi
Niccolò Gentili. Foto di Paolo Stucchi

Niccolò Gentili, la creazione il mio scopo di vita

A tu per tu con Niccolò Gentili

Così giovane ma così frizzante e pieno di energia, parliamo di Niccolò Gentili. Una persona solare che sa ridere, sa far ridere ma soprattutto sa fare ironia e autoironia. Una caratteristica così rara al giorno d’oggi ma che è tutta nelle corde di Niccolò: regista e attore che conta alle sue spalle partecipazioni a serie televisive come “Come fai sbagli”, “Matrimoni e altre Follie”, “C’era una volta studio uno” e realizzazione di corti come il pluripremiato “Volevamo fare u’cinema”.

Niccolò Gentili. Foto di Riccardo Riande
Niccolò Gentili. Foto di Riccardo Riande

Lo si potrebbe definire una sorta di vulcano in continua eruzione, sempre pronto a far nascere nuove idee, nuovi progetti con una simpatia e originalità innata.

Niccolò è conosciuto soprattutto ai molti per l’ultima divertente trovata realizzata insieme ai suoi amici e colleghi Fabrizio Rossi e Pasquale Palermo, Andorra. Di cosa si tratta nello specifico? Di un remake della conosciuta serie Netflix “Suburra” in chiave ironica e surreale. Quanto è difficile far ridere gli altri?

Per far ridere ci siamo basati sui fatti della serie utilizzando uno stile quanto più surreale possibile; noi utilizziamo il surrealismo e la comicità dell’assurdo. Mi è piaciuto un sacco far ridere sia attraverso la regia, con effetti sonori e visivi, ma anche e soprattutto attraverso la scenografia che è importantissima. Sono stato molto attento nei dettagli scenografici e nei personaggi. Ad esempio il personaggio di Lì, sorella di Salariano interpretato da Flaminia Lera, nella serie Netflix è una donna forte ed egocentrica; per questo motivo in Andorra ho tappezzato l’ufficio delle sue foto e ho fatto indossare a Quirinale una maglia con il suo volto stampato”.

Un lavoro accurato, quello realizzato, che ha bisogno di una gestione attenta e non lasciata al caso. E non bisogna cadere nell’errore di credere che sia tutto semplice solo perché si lavora insieme a buoni amici.

In queste situazioni lavorare con amici può essere producente e controproducente. Bisogna avere sempre chiaro le mansioni che ognuno svolge, altrimenti si entra facilmente in contrasto; capita che tutti vogliono far tutto e questo è sbagliato. Nel caso di Andorra, magari all’inizio ci siamo scontrati ma man mano abbiamo capito come organizzarci. È fondamentale avere bene in testa chi deve fare cosa, dopo si entra in competizione, ci si porta dietro la questione per giorni e ci si innervosisce”.

In merito ai progetti futuri: “Sicuramente gireremo qualcos’altro dopo Andorra e certamente ci sarà ancora una più definita visione dei ruoli. È stata comunque una esperienza positiva perché abbiamo fatto un sacco di visualizzazioni, abbiamo avuto molti riscontri positivi e soprattutto Andorra non morirà mai: quando infatti Suburra verrà trasmesso su canale nazionale, noi lo condivideremo nuovamente. Il riscontro è stato alto, ma comunque Netflix è una piattaforma a pagamento e non accessibile a tutti. Aspettiamo di avere un pubblico più ampio. Un seguito? Ne stiamo parlando, ma potrebbe essere solo pura fantasia in quanto non essendoci Suburra 2, il prodotto sarà ex novo. Al momento però non si sa ancora nulla”.

Ma Niccolò un sacco di successi li ha conquistati attraverso la regia. L’arte del creare lo ha portato in giro per i più grandi festival nazionali con uno dei suoi migliori lavori, “Volevamo fare u’cinema”. E proprio questo, nato nel contesto del Bobbio Film Festival, è ancora tra i lavori più premiati in assoluto e il prossimo febbraio sarà protagonista allo Spello International Short Film Festival.

Niccolò Gentili. Foto di Paolo Stucchi
Niccolò Gentili. Foto di Paolo Stucchi

Anche qui tanta ironia”, ci racconta Niccolò, “ma una ironia diversa: ci sono due ragazzi amanti del cinema. Vengono a scoprire che il loro idolo Bellocchio sarà a Bobbio per girare il suo prossimo film e decidono di inseguirlo per scoprire appunto quali sono i segreti del cinema”. Un’idea nata davvero in pochi giorni, in seguito alla partecipazione di Niccolò al workshop tenuto da Bellocchio dal titolo “Fare cinema”.  Nel frattempo un nuovo grande lavoro in cantiere, del quale non può ancora anticipare nulla.

Nel grande puzzle delle soddisfazioni però, qual è l’ultimo tassello mancante?

Sicuramente il montaggio. Vorrei studiarlo bene perché per un ragazzo che vuole fare regia il montaggio è fondamentale. Me ne sto accorgendo pian piano, in quanto sto passando parecchie ore in sala montaggio e sto acquisendo esperienza. Credo che consiglierei il corso di montaggio a chiunque volesse avvicinarsi al mondo della regia”.

Una vita trascorsa creando. L’invenzione che diventa scopo di ogni giorno che passa e che gli permette di andare avanti.

Quando reciti tu crei una performance artistica ma che velocemente si dissolve. Quando tu crei qualcosa di più intenso e gli dai vita nasce sicuramente qualcosa di più forte: Mi ricordo quando ero a Cortina ad uno dei festival più importanti sul cortometraggio; ero lì e quando vidi tante persone mi sentì al settimo cielo, realizzato. Un’opera che prima non esisteva, ha intrattenuto per 15 minuti 200 persone, le ha fatte ridere e divertire. Credo che questa sia la cosa che più mi abbia fatto sentire felice nella mia vita. Credo che forse creare e scrivere sia più forte che recitare”. Ma mantenere una qualsiasi forma di originalità non è sempre così semplice. “Cerco di mantenermi coerente con la mia fantasia, con le mie idee. Noi siamo condizionati da tutto quello che studiamo e per questo io cerco di essere il più condizionato possibile, nel senso che tutti i grandi si sono ispirati a qualcuno. Woody Allen ad esempio è il maestro della mia vita. Sono un malato di film, cerco di leggere e vedere più film possibili, più tipi possibili. Non è che io guardo un genere specifico, io guardo tutto horror, azione, avventura, drammatico: l’importante è che ci sia l’arte dietro. Sicuramente guardo poche fiction, non perché siano brutte ma perché si tratta più di intrattenimento. Il film invece ancora contiene arte. Per questo mi piace fare cortometraggi. Andorra è intrattenimento ma uno deve fare tutto, deve sperimentare, soprattutto quando non hai trovato un tuo canale giusto”.

La maturità e il tempo trascorso gli hanno permesso di fare marcia indietro e capire gli errori fatti in passato: “Durante le prime fiction, prendevo i ruoli con più leggerezza, adesso invece so che andrei più a fondo. Avevo 20 anni quando ho iniziato, avrei dovuto maggiormente approfondire. Non ero superficiale, ma mi accontentavo velocemente delle cose”. Una carriera ancora lunga data la giovanissima età, ma che già promette qualcosa di veramente straordinario.

Autore: Anthony Moy

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