Daria Biancardi. Foto di Ilyà Fotografia
Daria Biancardi. Foto di Ilyà Fotografia

Daria Biancardi: cantare è il mio posto nel mondo

Daria Biancardi, questo dicembre, è tornata a calcare il palcoscenico con uno spettacolo dal titolo, “Respect, the woman, the Queen, the soul of Aretha Franklin”.

Daria Biancardi. Foto di Ilyà Fotografia
Daria Biancardi. Foto di Ilyà Fotografia

Una bellissima voce, la sua, intrisa di grande talento. Italiana di nascita, ma dal cuore newyorkese, ci racconta le sue esperienze, il suo amore per la musica, per la creatura che ha messo al mondo, senza dimenticare l’esperienza vissuta ad “All Together Now”, lo scorso anno.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Daria Biancardi. Come stai?

Sto benissimo, grazie! Sono felice per come sia andato il concerto e per come procede il mio vissuto, legato anche ad un corso da Crocerossina a cui ho preso parte. Ho sostenuto l’esame alcuni giorni fa ed ora sono davvero serena.

Quali sensazioni sono legate al live, ai preparativi realizzati prima della sua messa in scena?

Potermi esibire nella mia città mi ha reso davvero felice. Ho vissuto l’ansia del ritorno a casa, ma ho superato il tutto in maniera tranquilla, felice di come sia andata, grazie alle persone che mi vogliono bene e che mi seguono da anni, ormai. Un progetto, quello portato in teatro, completamente rinnovato. Ero, e sono ancora, emozionata e felice allo stesso tempo.

Ti andrebbe di renderci partecipi del corso da Crocerossina a cui hai preso parte?

Certamente! Sono una volontaria della Croce Rossa da anni, ormai. Per motivi di lavoro, purtroppo, non ho potuto prendervi parte, prima, come avrei voluto, portando a termine, quindi, il corso. Durante la pandemia, ho avuto modo di dedicarmici come volevo. Si è trattato di un corso teorico e pratico, seguito da alcuni corsi in ospedale. Le infermiere volontarie sono ausiliarie delle forze armate. Una scelta, quella vissuta, che mi accompagna da tantissimi anni e che mi permette di operare in vasti campi. Un percorso impegnativo, costituito da un percorso di studi che dura due anni, davvero intenso.

Cosa ti ha portato l’essere diventata mamma?

Diventare mamma a ventiquattro anni mi ha portata a conoscere le priorità, le conseguenze “positive” di tutto ciò. Mia figlia è diventata la mia priorità, in assoluto, e mi ha portata a fermarmi, a capire cosa fosse davvero importante. Io e lei siamo amiche, complici, una cosa sola e, di certo, è la persona più importante della mia vita. Eden è come me, vogliosa di aiutare gli altri, di operare nel giusto, per salvaguardare anche la natura.

Cosa ne pensa della passione che la sua mamma ha per il canto?

Eden ama cantare, proprio come me. All’inizio, difatti, vi è stato un confronto, un qualcosa di inevitabile. Ne abbiamo sofferto, ma ora tutto è rientrato, siamo più serene, dopo aver anche cantato insieme. Sarà parte integrante del mio coro e di questo ne sono davvero felice!

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla musica, tempo fa?

Canto da quando ero piccolissima! Si tratta di un bisogno fisiologico, di una passione innata, impellente, che mi veniva fuori in maniera del tutto naturale. A contribuire, in bene, anche i complimenti delle persone, di chi aveva modo di ascoltare la mia voce. Cantare è il mio posto nel mondo, il motore della mia vita!

Cosa ti ha lasciato addosso l’esperienza vissuta ad “All Together Now”?

Mi ha regalato un’esperienza bellissima e dei colleghi di lavoro fantastici, a cui sono ancora molto legata. Ho vinto con un problema alle corde vocali e questo mi ha aiutato a capire che la perfezione talvolta è un limite. Ciò ne deriva proprio dalla ricerca della perfezione che volevo raggiungere proprio in quel periodo, invece no, bisogna restare il più possibile sé stessi, con i propri pregi e difetti.

Un percorso, il tuo, che ha incrociato anche l’America, gli Stati Uniti. Che esperienza è stata?

La mia adolescenza ha avuto inizio proprio lì, in America, all’età di diciannove anni. New York è una città meravigliosa, che regala grandi occasioni. Consiglio sempre, anche a mia figlia, di capire quando è giusto compiere determinati passi, con la giusta maturità, senza dissipare occasioni così importanti. In America ho incrociato il cammino con mia figlia e, nel restare sola, ho capito che stavo compiendo il passo nel mondo degli adulti, improvvisamente.

Cosa prevede il tuo futuro artistico?

Mi dedicherò al Tour, “Respect”, in cui racconto la vita di Aretha Franklin, che interpreto con la mia personalità, con il mio essere Daria. Una ragazza siciliana che, attraverso i suoi occhi, racconta di questa grande artista. Spero, poi, di poter entrare in studio di registrazione per poter registrare alcuni brani per un mio futuro disco. Non ultimo, non appena possibile, sogno di poter andare in Africa.

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