Les_Idealisti
Les_Idealisti. Foto da Ufficio Stampa

Les_Idealisti: il mondo cambierà, ma la musica resta

Incontriamo la band Les_Idealisti, una band Indie rock che nasce da un progetto di Antonio Granatiero, voce, chitarra e compositore della band. Il 10 Aprile 2020 viene lanciato il nuovo album Noise, un progetto orientato sulle sonorità rock anni ’90 con forti influenze indie contemporanee e cantautorali e che ci facciamo raccontare.

Les_Idealisti
Les_Idealisti. Foto da Ufficio Stampa

Benvenuti su La Gazzetta dello Spettacolo. Chi sono i Les_Idealisti? Da dove nasce vostro tuo rapporto con il mondo della musica?

Antonio Granatiero: Siamo una band di persone per bene, tutto sommato. Suoniamo da sempre, tutti. Suoniamo qualsiasi cosa ci sia a tiro e siamo dei grandi divoratori di Live. Il progetto nasce nel lontano 2011 con una formazione a 5 e sulle ceneri di un power trio che all’epoca si chiamava “I dubbi d’Antò” una roba parecchio anni 90. Siamo partiti subito con i concerti, ricordo che iniziammo a suonare e dopo 5 giorni eravamo già sul palco con un repertorio di 15 brani per reggere una serata. Ecco, noi siamo questi, siamo innamorati della musica e dell’effetto che ha sulle persone, compresi noi e non ci risparmiamo mai un concerto. Con Francesco e Antonio ci conosciamo dai tempi dell’adolescenza a Manfredonia e poi dopo tanto vagare ci siamo ritrovati tutti qui a Roma. Fabio, al basso, (unico baluardo di pura romanità) è arrivato 2 anni fa ma anche con lui è come se suonassimo insieme da sempre.

Argomento scottante in questo periodo: “finchè l’amore tornerà”. Cosa pensate del futuro dei live?

Fabio Caltagirone: Se l’industria musicale è così in sofferenza è perché i live sono oggi (finalmente!) il vero lavoro dei musicisti. Un tempo se ne stavano negli studi, scrivevano canzoni e aspettavano che i dischi generassero i loro profitti. Poi è arrivato il digitale e la pirateria che hanno costretto i musicisti a fare il loro vero lavoro: andare in giro a suonare dal vivo e trasmettere emozioni, anche se troppo spesso a prezzi quasi immorali! Quindi il futuro dei live è solo sospeso dal Covid e riprenderà. Il vero problema sono le regole che ne stanno alla base e che non cambieranno: per i piccoli, “ti pago solo se porti gente” (e poi non ti pagano lo stesso), “solo coverband”, “sì ma suona piano”, ecc.

Nel nostro caso siamo fortunati: lavoriamo e non abbiamo bisogno della paga del locale per vivere, ma ti senti sfruttato, svilito e finisci per essere demotivato. Concerti seri ne puoi fare solo se sei un big… ma non lo puoi diventare perché sta venendo a mancare tutta quella piccola visibilità e quel mercato che sta fra lo sconosciuto e la star, e che dovrebbe essere la strada per arrivare da un estremo all’altro.
Resteranno solo i live degli “artisti” che si sono affermati tramite social, tutti tendenzialmente simili, omologati. Una grande perdita culturale che sembra non interessare a nessuno.

Parliamo di Come l’aria che respiro…

Antonio Granatiero: Come l’aria è un pezzo che amiamo davvero tanto. Il testo nasce di getto, in piena notte. E’ un pezzo notturno e si sente. Questo pezzo l’ho scritto per mettere dei confini tra quello che ero e quello che sarei voluto diventare, liberandomi in qualche modo di un peso che sentivo. Scriverlo è stata un liberazione, ma anche un modo per fissare un punto verso il futuro, in fin dei conti è un brano di speranza, esprime necessità di cambiare. La musica è arrivata dopo e segue le parole in modo perfetto, con un sincrono e un crescendo spiazzante per poi finire in quella calma post tempesta che da il colpo finale allo stomaco. Abbiamo scelto questa canzone come secondo singolo senza un motivo preciso e senza attenerci a delle regole ma solo perché è vera e per niente scontata. Nel bene o nel male è un pezzo autentico e ora più che mai c’è bisogno di autenticità.

Che rapporto avete con il mondo dello Spettacolo?

Francesco Tomaiuolo: È un mondo estremamente variegato, che va dalle celebrità che si muovono con la scorta e conducono vite senza limiti a quelli che potremmo definire “operai” della musica: turnisti, tecnici, artisti più o meno emergenti, cantanti di piano-bar… Come tutti i mondi, dentro c’è di tutto: competenza e dilettantismo, talento e speculazione. Per noi il mondo dello spettacolo è un semplice mezzo, un sistema con il quale è necessario convivere per poter esprimere la nostra arte. Certo in questo periodo storico non è affatto facile. Gli artisti dei decenni passati hanno forse potuto lavorare in un contesto più favorevole mentre oggi, a fronte di mezzi tecnologici praticamente alla portata di tutti, è diventato molto più complesso catturare l’attenzione dei professionisti del settore, specie se si usa – come sembra – il numero di follower sui social come principale parametro di misurazione del “valore artistico”…

Che musica ascoltate di solito?

Antonio Granatiero: Tantissima. Drogati di “nuove proposte” e “radar” di Spotify, è un susseguirsi di scoperte di immensi talenti che alla seconda canzone ti hanno stancato.Scherzi a parte, veniamo tutti da formazioni musicali molto differenti, ma da musicisti abbiamo imparato a godere di tutti gli stili. Non a caso il nostro ultimo album Noise è ricco di sonorità diverse e di istinti musicali. È un disco a cavallo tra il rock, il reggae, il funk, il progressive…e ci sono anche interferenze gospel. Insomma, ci abbiamo messo dentro tutto quello che volevamo, senza freni. E’ un disco di libertà per le persone libere.

E il cinema vi piace? Cosa guardate solitamente?

Antonio Granatiero: Il cinema ci piace molto, anche se dobbiamo ammettere che il cuore è ancora rapito dalla commedia sexy anni 70 e dai B-movie italiani. Siamo dei nostalgici di cornetti alla crema e Giovannona coscia lunga. Libidine!

Cosa ci raccontate dei nuovi progetti professionali dopo il Covid-19?

Antonio Granatiero: Tutta questa storia ci cambierà, anzi, ci ha già cambiato abituandoci ad una nuova normalità. In questo strano limbo cerchiamo di non perdere il contatto tra di noi e con i nostri progetti. Prima che tutto si fermasse avevamo già messo le basi solide per il nostro secondo album (una bomba pazzesca) e speriamo di poter tornare presto in sala per iniziare le registrazioni. Se esisterà un “dopo covid-19” che non sia una copia esasperata di questi tempi che viviamo qui e ora, speriamo di poter tornare a fare concerti, tanti, e di riuscire con la nostra musica ad arrivare a tutti, perché in fin dei conti la musica è davvero di tutti, non ha proprietari, è un dono bellissimo di condivisone. Ecco, speriamo di poterla condividere sempre con più persone.

Lascia un commento