Cosa rimane: l’esordio narrativo di Rita Pacilio

Il romanzo Cosa rimane, pubblicato con Augh Edizioni per la collana Frecce, segna l’esordio narrativo della poetessa e scrittrice Rita Pacilio.

Rita Pacilio - Cosa rimane

Tradotta nel corso della sua carriera letteraria in greco, romeno, francese, arabo, inglese, spagnolo, catalano, georgiano e napoletano, con questa storia ambientata tra il Nord e il Sud dell’Italia negli ultimi anni Duemila, ma con rimandi storici che vanno dagli anni Cinquanta ai Novanta, l’autrice attraverso la protagonista Lorena e i personaggi collaterali affronta tematiche fondamentali quali l’inclusione, la diversità e l’incontro virtuale, toccando sentimenti forti in cui riconosciamo nitidamente l’amore, la rinuncia, la paura, l’umiliazione, la vergogna e la privazione.

Benvenuta Rita Pacilio, partiamo dal titolo: come lo hai scelto e cosa resta dentro di te dopo averlo scritto e dentro il lettore dopo averlo compreso?

Nelle due parole Cosa rimane potrebbe essere contenuta un’interrogazione e, allo stesso tempo, la risposta e l’ho scelto per tenere insieme entrambe. Cosa rimane? Di fronte a questo quesito non smetto di guardare negli occhi la vita e il destino che interloquiscono continuamente ponendo le emozioni come fondamenta per la nostra esistenza. La risposta a cosa rimane è l’amore.  L’amore si apprende come un’arte da raggiungere e condividere pienamente. È un cammino di conoscenza per ritrovarsi e ridimensionarsi di fronte alla memoria o alla perdita. L’amore è una forma di cultura che dovrebbe alimentare l’animo umano, rifondarlo. Per esempio, dovrebbe riconciliarci con l’allegria, con la gioia permettendoci di consacrarci continuamente alla vita. Ecco, potrei dire che dentro di me accade qualcosa di speciale perché mi resta l’amore, l’unico potente strumento che mi fa sentire viva. Al lettore auguro la mia stessa esperienza.

Perché hai voluto fare l’esperienza del romanzo?

Credo che ognuno di noi porti dentro un insieme di elementi che, a volte, hanno necessità di travalicare l’ambito strettamente formativo, biografico e personale. Per esempio, la poesia è una delle tante voci che mi abitano da sempre. Il passaggio alla prosa è avvenuto lentamente e in maniera naturale: attraverso il prosimetro con Non camminare scalzo del 2011 e nel 2018 con L’amore casomai, brevi racconti. Fare l’esperienza del romanzo mi ha fatto incontrare e colloquiare con ogni parte di me, anche quella più celata e sperduta, così da prepararmi al linguaggio narrativo e all’espressione romanzata impersonando il dolore e l’amore del mondo. Naturalmente, la dimensione in cui ho scelto di stare è sempre posta all’interno tra letteratura e realtà. Questo mi ha consentito di mettere insieme l’autrice, la donna, la sociologa in relazione ai personaggi che sono quelle creature letterarie in continuo dialogo con me e con i destini dell’umanità.

Fede, pathos e speranza animano la coscienza della protagonista, Lorena. Ti assomiglia?

Lorena somiglia a me e a tutte quelle donne che si mettono in discussione. È generosa, guerriera, operosa, riflessiva e innamorata: tutte condizioni identitarie positive e acquisite dalle esperienze di dolore e di sconforto grazie al suo atteggiamento di fede e di speranza. Lorena è una donna che investe su se stessa con umiltà e consapevolezza cercando strade nuove, immaginando un futuro possibile e programmando un’idea sentimentale del comunicare.

Lorena è una donna abituata a fare i conti con i sentimenti eterni: l’amore, la rinuncia, la paura, l’umiliazione, la vergogna, la privazione. Un personaggio come il suo ti era funzionale per trattare temi forti e importanti?

Tutti abbiamo una Lorena dentro di noi. Cioè, una parte coraggiosa e orgogliosamente ambiziosa e una parte fragile che balbetta impulsive stupidaggini. Chi più di Lorena, personaggio provato dalla rinuncia e dal sopruso, può meglio accostarsi ai temi dell’integrazione, della clandestinità, dell’abbandono? Questo è il motivo per cui, dalla prima pagina, è diventato il personaggio chiave per elaborare tematiche importanti come la violenza, la morte (tema già affrontati in poesia): Lorena non appartiene alla casta dei sapienti di cui vanno difesi i privilegi. Anzi, siamo di fronte a una donna che lotta contro il pregiudizio che inizialmente intravede in se stessa e adotta nuove forme di retorica che dimostrino quanto sia possibile sperare nella conquista del cambiamento iniziando da se stessi e apprezzando gli altri. Dunque, imparare a farcela da soli è il frutto di un lungo processo di creazione: una paziente ricerca di equilibrio e armonia utilizzando gli antichi modi gentili troppo spesso considerati desueti.

Infine, se tu fossi tradotta in un’altra lingua anche per questo libro, in quale paese vorresti portarlo?

Se mi venisse proposta una nuova traduzione mi piacerebbe essere portata in Afghanistan o in tutti quei paesi in cui la donna viene culturalmente maltrattata.

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