Lucinda, un corto di Alberto Bambini

Parliamo del cortometraggio permeato dall’horror: Lucinda

La possessione, questo spettacolare elemento che da sempre permea il genere horror. Chi di noi non ha mai guardato “L’esorcista” oppure “The Conjuring”? Ogni appassionato del cinema horror ha sicuramente ben impresso nella sua mente le scene in cui Linda Blair veniva attaccata al letto mani e piedi, mentre un prete cercava di liberarla dal male impossessatosi del suo corpo. Oppure, le strane e inquietanti visioni di Vera Farmiga, durante la sua visita in quella casa infestata ad Harrisville?

Lucinda

Da sempre, il connubio fra possessione demoniaca ed esorcismo è stato vincente nel cinema e nella letteratura. Sostanzialmente però, nella maggior parte dei casi, la storia si evolve sempre allo stesso modo, con le stesse meccaniche: vita tranquilla, possessione, patimento, esorcismo, liberazione dal male. In Lucinda, il cortometraggio scritto e diretto da Alberto Bambini, promettente regista toscano, la situazione viene addirittura capovolta e i soliti stereotipi usati dal cinema vengono stravolti, portando lo spettatore a guardare la storia da un altro punto di vista, innovativo e geniale.

In Lucinda, possiamo subito notare il forte senso di angoscia e oppressione che viene trasmesso attraverso delle ambientazioni magistralmente curate in ogni minimo dettaglio e mostrate al pubblico con l’ausilio di musiche ed effetti che acuiscono il senso di terrore. Avete mai pensato a come sarebbe vedere il mondo dal punto di vista dell’impossessato, invece che del prete che cerca di liberarlo a tutti i costi dal male? Alberto Bambini ha mischiato le carte in tavola ed ha osato molto, nel suo cortometraggio. Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, in questo caso il proverbio è più che mai giusto: Lucinda (interpretata da una bravissima attrice esordiente di nome Sofia del Carlo, alias Kora Kant) è una ragazza timorata di Dio, con un padre sagrestano ed una madre morta quando lei era ancora molto piccola, a causa di un esorcismo non riuscito.

Proprio a causa di quel tragico epilogo, la fede di Lucinda comincia a vacillare e tutto ciò che fino a prima poteva darle conforto, per lei si rivela qualcosa di pericoloso, qualcosa da sconfiggere a tutti i costi. Ed ecco che nasce il colpo di genio: il male viene reso il protagonista principale della storia e, al contrario, il bene diventa un ostacolo da distruggere. In questa situazione di ambiguità, Lucinda faticherà non poco a capire davvero cosa sia il bene e cosa il male, fino alla scena finale. Questo comporta una suspense ininterrotta e ficcante, che fa vibrare più forte il cuore di ogni spettatore: ogni angolo buio, ogni passo nel vuoto diventa una sicurezza concreta, mentre ogni dottrina cattolica diventa incerta, traballante.

Al culmine del cortometraggio, Lucinda dovrà scegliere quale strada imboccare: quella per la salvezza della sua anima o per la dannazione eterna. Il cast, composto perlopiù da attori di rilievo ed esordienti che danno filo da torcere anche ai veterani dello schermo, grazie alla loro bravura, mette in risalto ancor di più la base solida su cui si fonda la sceneggiatura. La regia diretta da Bambini sembra letteralmente danzare sulle urla demoniache della ragazza e sugli sforzi del prete che cerca di salvare la sua anima, creando così un cerchio diabolico in cui bene e male si rincorrono senza mai scontrarsi per davvero, almeno fino all’escalation finale. Le musiche, la fotografia e gli effetti speciali completano il quadro, regalandoci una piccola perla che riluce nel mondo del cinema indipendente. Sentiremo sicuramente parlare ancora di questo regista in erba e, nel frattempo, non possiamo far altro che attendere con ansia l’uscita sul mercato cinematografico di Lucinda.

Articolo a cura di Antonio Venezia

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