Mosaico napoletano: Daniela Carelli ricostruisce tassello dopo tassello Napoli

Nata a Napoli ma milanese di adozione da quasi vent’anni, Daniela Carelli è una scrittrice che non dimentica le proprie origini e che, anzi, le fa rivivere nei suoi romanzi.

Daniela Carelli - Mosaico Napoletano
Daniela Carelli con il suo Mosaico Napoletano

Nel 2011 è uscito il suo romanzo d’esordio “Volevo fare la segretaria”, edito da Sassoscritto Editore, a cui nel 2013 ha fatto seguito “Vado a Napoli e poi… MUOIO!”, edito da SensoInverso Edizioni. L’anno successivo il racconto “Il suono del tempo” è stato selezionato e pubblicato nell’antologia “Scrivendo Racconto – Nord” edito da Historica e nel 2015, per il progetto culturale di Gabriella Rinaldi “Napoli da ora in poi”, e l’omonima compilation, Daniela ha composto e cantato il brano “Mare amaro” e ha scritto il racconto “Ammore amaro”.

Da questo capiamo subito che è una “donna multitasking”, amante dell’arte in ogni sua forma tanto che nasce come cantante collaborando con artisti del calibro, tra gli altri, di Edoardo ed Eugenio Bennato, Peppino di Capri, Bocelli, Audio 2, lavora poi nella grafica pubblicitaria come art director e video editor e copyrighter e oggi si occupa di Vocal coaching, creando persino un suo metodo VoicEmotion®.

Questa creatività a tutto tondo e inesauribile l’ha condotta alla stesura del terzo romanzo, “Mosaico napoletano”, edito da Segmenti Editore, pubblicato nel 2018 e, già a distanza di pochi mesi, oggetto di una prima ristampa.

Daniela Carelli, Napoli è nel cuore, nelle tue pagine… e, spessissimo, nei tuoi titoli. Metti nelle opere quel brio tipicamente partenopeo che ti contraddistingue?

Credo che la capacità d’ironizzare sia salvifica; mi ha aiutato ad affrontare i momenti bui della mia vita. È quindi un elemento imprescindibile in ciò che scrivo. Sono seria, ma non mi prendo troppo sul serio. I miei romanzi sono spaccati di vite; e la vita non è che un’alternanza di leggerezza e difficoltà.

“Mosaico napoletano” racconta la storia di Giuseppe, un uomo che ha da poco superato i cinquantotto anni quando, misteriosamente, si ritrova nel luogo che ha amato, odiato e per anni, rifuggito: Napoli, appunto. Affacciato al parapetto di una delle vedute più suggestive del mondo ripercorre la propria giovinezza: dagli anni Sessanta quando, bambino osserva incuriosito la nonna mentre recita il rosario con le amiche, ai Novanta, quando eventi traumatici lo spingono a trasferirsi in America. Ogni suo ricordo è legato a colori e sfumature che incarnano e raccontano una Napoli in bilico tra progresso e tradizioni. Come hai fatto a rendere così vivida l’immagine di una città che è unica al mondo con le sue contraddizioni, costretta ad affrontare ogni giorno lutti, calamità e camorra ma sempre in grado di rialzare la china tra miracoli e una spiccata teatralità?

Perché la amo incondizionatamente. Napoli è un luogo che non si può abbandonare; ti vive dentro. Unica al mondo nel suo essere paradossale, nel suo eterno dibattersi tra luci e ombre: è incantevole e terribile, tormentata e gioiosa, solare e cupa. Non conosce mezze misure. Madre e matrigna per i suoi figli che la amano e la odiano. Napoli suscita sentimenti forti ed è per tanti una fonte inesauribile d’ispirazione.

Lo scrittore, traduttore, editore e intellettuale francese Jean-Noël Schifano scrive del tuo romanzo: “Napoli… forte bella e vivida. La toccante visione della città per l’esiliato Giuseppe: ‘miele e fiele’ come un rapporto intimo d’amore e di passione”. C’è qualcosa di autobiografico visto che anche tu hai lasciato Napoli per trasferirti in un’altra città?

Il libro non è autobiografico, ma la storia di Giuseppe, pur essendo frutto della mia fantasia, incarna lo spirito dei tanti partenopei che, spinti dal bisogno o dagli eventi, si sono trovati costretti a lasciare Napoli senza però riuscire a recidere quel cordone ombelicale che li tiene legati a lei. Indissolubilmente.

Giuseppe cresce, impara, si confronta con gli amici, si misura con il mondo circostante, si avvicina all’universo femminile che lo spaventa e lo affascina. Lo ritieni per questo un romanzo di formazione?

Assolutamente. Mosaico napoletano è un romanzo di formazione che narra la storia di Giuseppe, un uomo comune, il ragazzo della porta accanto, uno di noi. Attraverso i suoi ricordi ho ricostruito la sua vita; e quei colori, legati ad ogni ricordo, andranno a formare un incredibile mosaico nel quale sullo sfondo vive Napoli, e gli eventi che l’hanno travolta, e stravolta, dagli anni ’60 ai ’90.

Fa da sottofondo la colonna sonora di Pino Daniele, allora stella nascente e in seguito voce rappresentativa di un’intera generazione. Se tu dovessi descrivere “Mosaico napoletano” con uno dei suoi versi quale canzone sceglieresti?

Senza dubbio “Napul’ è…”. La prima frase della canzone recita: “Napul’ è mille culure”, e “Mille colori” è il titolo del primo capitolo del mio romanzo, quei colori che tanto hanno emozionato i miei lettori che continuano a inviarmi commenti sul sito dedicato: mosaiconapoletano.it, e ad inviarmi le foto con il libro. Colgo l’occasione per ringraziarli. L’incoraggiamento e il costante supporto di cui sono oggetto mi spronano a provare a dare sempre di più, a fare sempre meglio per non deluderli.

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