Chiaro di Venere di Claudio Demurtas
Chiaro di Venere di Claudio Demurtas

Chiaro di Venere, di Claudio Demurtas

Già noto ai lettori per la prima edizione del 2017, uscita con Edizioni Eventualmente, il romanzo “Chiaro di Venere” di Claudio Demurtas ha partecipato al celebre premio Campiello e vinto il primo premio dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli XXXV edizione.

Il romanzo, ora, è tornato in libreria con una seconda edizione curata da LFA Publisher Edizioni ed è anche uscito da pochi giorni nella traduzione inglese.

Una Sardegna onirica, eppure vivissima e persino bruciante, raccoglie le défaillances sentimentali, politiche, sociali e religiose del protagonista, una matricola universitaria la cui storia si lega a vicende storiche di rilievo come il Vietnam e la drammatica fine di Salvador Allende.

Gli sconvolgimenti sociali del ’68, che hanno impresso un nuovo corso al mondo occidentale e non solo, accompagnano l’evoluzione personale di Federico in un alone quasi mistico e tormentato dall’amore complesso per Roberta.

Quello di Demurtas è un libro che rispecchia fedelmente uno dei periodi storici più caldi e intensi del ‘900, con tutti gli schemi mentali e prospettive tipiche del tempo, ma anche il percorso di crescita interiore di un giovane alle prese con le luci, i suoni e i colori di un’autentica rivoluzione culturale. Ne parliamo con l’autore per la nostra rubrica “Libri e Scrittori”.

Claudio Demurtas, benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo. Qual è l’ispirazione che si nasconde dietro “Chiaro di Venere”?
Avevo sedici anni ed era di maggio quando, in prima liceo classico, il professore ci parlò del quinto canto dell’Inferno e di Paolo e Francesca, e quello che molto mi stupì fu che io intendevo perfettamente ciò che voleva esprimere Dante nel verso la bocca mi baciò tutto tremante, così come perfettamente capivo, ne “La vita nuova”, la dolcezza che Beatrice gli faceva provare solo per uno sguardo che intender no la può chi non la prova. E tutt’ora lo porto impresso nell’anima, come marchio indelebile, quel concetto di amore angelicato di cui ci parla il Poeta nel suo “dolce stil novo”, anche se oggi quest’ idea apparirebbe preistorica, come un’impronta di dinosauro proveniente dall’Era Mesozoica.

In che modo il contesto storico, particolarmente delicato, influenza le scelte del protagonista Federico?
Il contesto storico era lontano da lui, gli scivolava addosso come pioggia sul vetro della sua anima e solo dopo molti anni riuscirà a bagnarlo.

La trama si dipana entro i confini di una Sardegna che appare onirica, irreale e al tempo stesso granitica. Qual è il significato simbolico di questa scelta?
Questa Sardegna onirica c’è, ma forse non c’è, perché potrebbe identificarsi in un non luogo dove ogni pietra diventa Nuraghe o grotta di Polifemo perfino in Piazza del Duomo a Milano.

Come sei riuscito ad applicare l’atmosfera del tempo alla mentalità di una matricola universitaria le cui problematiche risultano tuttora attualissime?
Lui si sentiva immerso fino al collo in una stagnante palude, finché dopo estenuanti amarezze e sofferenze scoprì le onde del mare.

Il ’68 accompagna la ricerca interiore di Federico: in che modo si legano i due aspetti o, per meglio dire, le due rivoluzioni?
La rivoluzione del ’68, in simbiosi con quella del Vangelo, finalmente riuscirà a farlo tracimare dal mondo asfittico del Calcio e dei fumetti a quello dei libri che lo impregnarono di valori universali, lasciandolo però da solo nella piatta pianura, fino a che il Velo di Maia si squarciò.

In chiusura Claudio Demurtas, quale soddisfazione vedere ora la tua opera tradotta in una lingua universale come l’inglese?
Moderata soddisfazione, visto che anche le case editrici straniere fanno passare gli scrittori sotto le forche caudine del nome per pubblicare soprattutto romanzi. Mi rimane però la soddisfazione di aver trovato un editore che crede in me e nel valore letterario delle mie opere.

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Su Francesca Ghezzani

Giornalista, addetto stampa, autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. In passato ha collaborato con istituti in qualità di docente di comunicazione ed eventi.

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