Lorenzo De Angelis. Foto da Facebook
Lorenzo De Angelis. Foto da Facebook

Lorenzo De Angelis, la musica espressione di personalità intima

A tu per tu con Lorenzo De Angelis

Vivere d’arte al giorno d’oggi è una scelta piena di forza e coraggio, oltre che d’amore e passione. A maggior ragione se all’età in cui tutti i tuoi coetanei vanno a giocare a pallone, tu vieni messo in una sala di registrazione e inizi a studiare doppiaggio.

Lorenzo De Angelis. Foto da Facebook
Lorenzo De Angelis. Foto da Facebook.

Inizi a studiare le vite di altre persone, studi i loro movimenti, il loro labiale e provi a dare una intonazione alle loro avventure quotidiane. Inizi a piangere quando la loro fronte si corruga, inizi a gioire e sibilare quando i loro occhi si spalancano; inizi ad avere affanno dopo una corsa o ad arrabbiarti e sbraitare quando le loro sopracciglia si inarcano. E nessuno meglio di Lorenzo De Angelis può raccontarci di questo fantastico mondo, dato che il doppiaggio lo ha visto scorrere nelle sue vene sin da quando è nato. Passione familiare trasmessa geneticamente insomma. A 6 anni viene scoperto il suo talento e di lì inizia a doppiare tutto quanto gli capiti tra le mani. Ad 11 anni il suo primo ruolo da attore.  Un curriculum lungo e ricco il suo, che ad elencarlo solo ci metteremmo una vita, tante sono le esperienze che ha messo nel bagaglio della sua giovinezza.

Una voce, la sua, che è cresciuta insieme ai personaggi che ha interpretato.  E nonostante la differente vocalità, la cultura della voce è qualcosa che ha continuato ad onorare e rispettare nella sua totalità. “Spesso”, ci racconta, “quando si va avanti con l’età, molti perdono la brillantezza della voce che avevano da bambini. Io sono stato salvato dal set e mi sono sempre documentato su come utilizzare la voce, ho fatto corsi di canto e di dizione, ho imparato ad usare il diaframma; un po’ come fanno i cantanti lirici che studiano ogni sera, anche noi doppiatori lavoriamo con le corde vocali”.  È interessante però capire come mai negli ultimi anni lo studio del doppiaggio rappresenta qualcosa di improrogabile nella vita dell’artista e che colpisce sempre più l’interesse della collettività. “È stato studiato che nella maggior parte dei casi si guarda un prodotto doppiato. Il doppiaggio è essenziale perché insegna a parlare italiano e la nostra è una lingua da preservare in quanto parlata solo in Italia. E l’uso dei sottotitoli risulta anche scomodo poiché si distoglie l’attenzione sulla storia e sull’attore. Quando doppiamo, cerchiamo di fare delle versioni molto fedeli all’originali, in quanto i direttori di doppiaggio fanno innanzitutto cinema e recitazione; poi uno è sempre libero di criticare. C’è un detto che dice “Quando un film è doppiato bene non te ne accorgi”; si è sempre parlato pochissimo di doppiaggio e si è data poca importanza ai doppiatori. Ma se uno ci pensa, un bambino cresce guardando cartoni animati e affezionandosi alla voce di chi interpreta il personaggio, non solo all’attore che lo interpreta”. Lorenzo non nasconde che il ritorno dell’importanza del doppiaggio lo si deve soprattutto alle polemiche che sorgono giorno dopo giorno. “Inutile nascondere, sono le polemiche che aiutano sempre in Italia. È lo scandalo che dà notorietà. Ma comunque, se dovessi rivivere una seconda vita, non saprei cosa altro fare. Sono una persona eclettica, faccio doppiaggio, faccio l’attore, faccio musica. E per quanto lo si voglia nascondere, nel doppiaggio il talento o c’è o non c’è: se uno ha una voce stonata, non può farci assolutamente nulla”.

Nonostante 28 anni di carriera alle spalle, il peso della responsabilità è qualcosa che non si scrolla facilmente. E da buon artista, non può far altro che prendere le critiche positive e negative e farle proprie. “Vivo da quando ho 6 anni sotto il giudizio delle persone, anche quando vado a fare un provino come attore. In qualche modo tutto questo giudizio lo sento tantissimo, quando guardo un film doppiato o interpretato da me. Dopo tanti anni di lavoro uno diventa più paranoico, ha sempre più cose dentro; sono elogiato e criticato, ma come dico sempre: ringrazio gli haters. L’importante è che nel bene o nel male se ne parli”.

Ma che ruolo ha la musica nella vita di Lorenzo? Questa viene concepita in un modo del tutto diverso da quello che si potrebbe pensare. Egli custodisce questa magia dentro sé, in modo quasi geloso si potrebbe dire. La musica è il suo vero io, è tutto ciò che lui è e che nessun altro saprebbe meglio tirare fuori. Parlare a vanvera risulterebbe scontato e megalomane per uno dello spettacolo. Per questo Lorenzo ha la capacità di trasformare i suoi pensieri e le sue emozioni in note e parole, riesce a legare queste due cose in una sinergia unica ed emozionante. E si sa, le cose realizzate con il cuore e la mente risultano sempre le migliori. Non si svende, non è merce di un mercato discografico che renderebbe vano e commerciale il suo lavoro. “La musica per me è uno sfogo; in un Medico in Famiglia ho interpretato Geko e lì ho composto delle musiche con Bacchini e Bonomo, poi ho lavorato per la realizzazione di un album tutto mio, El.Di.Ei., dato che facevo rap da molto prima. È questa è una scelta del tutto personale perché per me la musica è personale, nessuno può mettervi bocca o dire quello che devo scrivere o fare. La reputo una cosa davvero molto sacra”. Il suo progetto, El. Di. Ei. è nato a 15-16 anni, dove ha iniziato a fare musica ma con la paura di esporsi. “Il pubblico non è abituato a vedere uno che fa l’attore fare anche musica; ci vuole credibilità e non mi andava di essere un prodotto. È una scelta di cuore personale perché è come se si trattasse della mia personalità più nascosta. Non racconto mai bugie nei testi, sono tutte cose personali e della mia vita. A breve uscirà l’album con 8-9 pezzi e comincerò a lavorare al secondo prodotto; devo ringraziare Francesco Squarta, produttore del mio lavoro che mi ha aiutato moltissimo in questo progetto. Non ho etichette; da solo sponsorizzo il mio album tramite social e Vevo che si è interessato al progetto. Spero in qualche modo di creare un piccolo pubblico che apprezzi la mia musica prima di tutto. Per questo ho scelto il nome El.Di.Ei. e non Lorenzo De Angelis, non mi andava di collegare il mio nome alla mia musica. Nei testi seguo sempre il mio istinto, parlo della vita in generale. Non potrei parlare d’altro. Ho scelto di percorrere una via underground perché per me il rap è questo”.

Sulla sua vita da qui a 10 anni non ha dubbi: “Non mollerò mai la mia carriera da attore e doppiatore; qui ho avuto più conferme ed è il lavoro per cui vivo. La musica è un mondo a parte che mi sto creando; fare l’attore è stato un continuo crescendo perché è la mia carriera, la mia vita, il mio lavoro. Spero di avere sempre di più. Purtroppo non è facile lavorare in Italia, non dipende solo ed essenzialmente da me. Mi sento più libero con la musica perché nessuno mi impone nulla; quando fai un personaggio invece devi fare quello che ti dice un regista. La musica però farà sempre parte di me, è come se avessi un’altra personalità”.

Se si potesse tornare indietro, ci sono cose della sua carriera che Lorenzo cambierebbe. “Ci sono cose che non rifarei, tipo film che non sono mai usciti. L’ Italia ha industria cinematografica che sta morendo, difficile, in quanto il cinema giovane ed indipendente non viene pubblicizzato; mancano i soldi e se non ci sono nomi grossi nessuno investe. In Francia o America ci sono leggi diverse, qui se non incassi nei primi due giorni ti levano il film dai cinema. Quindi gli unici film italiani che escono sono le commedie che hanno grossi nomi e attirano pubblico. Molti altri film non escono al cinema ma in DVD perché non trovano distribuzione. Non rifarei alcuni lavori solo per questo motivo, non per il lavoro in sé o per il cast. Da protagonista ho girato un film, Olivia, di Marco Costa, che non vedo l’ora esca. Non rifarei magari scelte sbagliate in passato di prodotti televisivi che mi hanno chiuso altre porte: se diventi un prodotto televisivo è difficile che lavori nel cinema. Purtroppo nessuno ha la palla di vetro e può sapere; io posso ritenermi fortunato perché sono passato tra tv, cinema e teatro e molti non riescono. In generale però rifarei tutto quanto”.

Una frase dolce conclude la nostra chiacchierata. Ed è il riassunto forse di tutto l’amore che Lorenzo può provare per la sua arte: “Se avessi un figlio, mi piacerebbe che rifacesse tutto il mio percorso. Questo mestiere mi ha dato molto più di quanto mi ha tolto”.

Autore: Anthony Moy

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