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Billie August presenta a Ischia il suo ultimo film

Le difficoltà prima del successo. L’interesse umano e sociale per una caso giudiziario scottante. Ed infine lo straordinario rapporto collaborativo ed artistico con due grandi star del cinema di Hollywood.

Una scena di 55 Steps, di Billie August
Una scena di 55 Steps, di Billie August.

Sono stato felicissimo di presentare ’55 Steps’ in anteprima qui a Ischia, dove sono ormai di casa grazie alle passate partecipazioni al festival organizzato da Pascal Vicedomini, che è un uomo amante del cinema dotato di geniali intuizioni e di una gran carattere”. Così il regista danese Billie August che dal palco dell’Ischia Global Film & Music Festival ha rivelato anche come non sia stato affatto facile reperire finanziamenti per un film che tratta un caso davvero particolare e che a suo tempo, negli Stati Uniti divenne un clamoroso episodio di cronaca che ha finito col cambiare la legislazione di quel paese, in tema dei diritti dei malati.

“Sicuramente ho speso assai meno tempo a coinvolgere nel cast del film due star del calibro di Helena Bonham Carter ed Hilary Swank”, ha aggiunto August proprio per rimarcare quanto sia stata lunga e laboriosa la ricerca di sponsor che aiutassero la produzione del film. August (premio Oscar e due volte Palma d’oro) nella affollatissima premiere all’Ischia Global, ha anche annunciato che ’55 Steps’ uscirà in America e poi nel resto del mondo, sotto l’egida del marchio Sony. Il film, dai colori altamente drammatici, racconta la storia di Eleanor Riese, quarantenne affetta da malattia mentale a causa della meningite. La donna, fortemente egocentrica ed al tempo stesso mai arrivata alla maturità caratteriale, nel corso dei tanti ricoveri ai quali viene sottoposta si vede somministrare farmaci senza il suo consenso che le provocano gravi danni e sofferenze.

Billie August a Ischia Global Film & Music Festival 2018. Foto da Ufficio Stampa.
Billie August a Ischia Global Film & Music Festival 2018. Foto da Ufficio Stampa.

Fino al punto in cui, la protagonista della storia, chiede aiuto, per lei e per le altre pazienti, alla avvocatessa Colette Hughes (Swank), che con tenacia porterà la vicenda di fronte alla Corte Suprema della California. ”Questo film è interpretato da due grandissime attrici che sono anche persone molto umili e disponibili, lavorare con loro è stato fantastico. Due grandi professioniste sulla scena, al punto tale – ha confessato il regista – ho dovuto semplicemente accompagnarle nello svolgimento della trama del film.” Due mesi di lavorazione per realizzare una storia intensa, con le protagoniste del film totalmente immerse in questa che è una storia vera, accaduta negli anni 80 a San Francisco e che divenne un caso giudiziario ed umano, famosissimo in America. “Mi aveva molto interessato – continua August – anche l’aspetto umano, quello cioè dell’amicizia tra le due donne, calate in una relazione non consueta, considerati i rispettivi ruoli”.

Dal caso della protagonista reale della vicenda portata da August sul grande schermo, Eleanor Riese, scaturì una class action che ebbe l’obbiettivo finale di consentire ai malati come lei, di avere voce in capitolo sui farmaci da assumere durante i ricoveri in ospedale. “Alla base della realizzazione del film – conferma l’autore di ’55 Steps’ – c’è stato un grande lavoro di documentazione durante il quale abbiamo chiesto aiuto ad esperti, sia legali che medici, in maniera tale da essere guidati nel ginepraio di carte dell’inchiesta giudiziaria senza incorrere in sbagli ed inesattezze”.

Una parte della storia, nella riduzione cinematografica, è stata maggiormente romanzata ovviamente, ma la ricostruzione è apparsa ai critici, assai precisa e fedele, anche in relazione ai più piccoli dettagli. E la chiusura è ancora, su di loro: le due star di Hollywood, protagoniste del film-verità. “Notoriamente non amo le prove e con due straordinarie professioniste come Helen e Hilary, abbiamo fatto solo delle letture. Il rischio era che il personaggio Eleaonor fosse troppo caricaturale ma Helena Bonham Carter è stata perfetta. Non è facile girare una storia vera quando alcuni dei protagonisti sono ancora vivi, ma abbiamo fatto un buon lavoro”.

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