Dario Aita: ottimista ed istintivo

Dario Aita è un giovane e bravo attore siciliano, classe 1987. Lo ricorderete tutti in “Questo nostro amore”, “La mafia uccide solo d’estate”, “L’allieva”, pochi titoli citati, per tanti altri lavori di successo. Avremo presto modo di vederlo in “Noi”, remake di “This is us” e, da questo 17 giugno”, ne “Il giorno e la notte”, su RaiPlay, senza dimenticare l’appuntamento al cinema, dal 1 luglio, per “State a casa”.

Dario Aita

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo a Dario Aita. Come stai?

Bene, Grazie! È un periodo di ripartenza, molto interessante. Sto lavorando in teatro, dopo il fermo subito.

Come hai affrontato la situazione legata alla pandemia, verificatasi lo scorso anno?

Nasco ottimista e sono anche istintivo. Quando si è verificato il tutto ho pensato durasse solo un paio di settimane. Ne ho approfittato per staccare la spina, cercando di ridimensionare la portata della questione. Quando mi sono reso conto della realtà di questa situazione, è scattata la bomba. Una vera e propria esplosione legata a fattori sociali, etici, personali. Il periodo di pandemia ha aperto una sorta di vaso di pandora, portando alla luce questioni da sempre presenti che, in tale frangente, sono risultate estremamente evidenti. Noi attori, come possibile, abbiamo cercato di dare delle piccole risposte, lì dove poteva esserci bisogno del nostro supporto. In questo microcosmo, l’unica cosa che possiamo fare, è quella di raccontare cosa sta accadendo ad ogni singolo essere umano in questo momento.

Hai preso parte a molte fiction di successo: Questo nostro amore, Il Commissario Rex, La mafia uccide solo d’estate, Don Matteo, L’Allieva. Come gestisci il rapporto con la popolarità?

Nel privato sono abbastanza orso. Tendo a vivere delle situazioni sempre molto intime, legate a pochissime persone, tra amici e famigliari. La popolarità non mi ha mai infastidito, toccato, perché per fortuna non ha alcuna portata esasperante. Riesco a controllarla, a gestirla benissimo. Per ora sono riuscito a cogliere il bene, di questa popolarità, essendo abbastanza circoscritta. Mi piace quella dose di feedback, di apprezzamento, di cui un artista ha bisogno.

C’è un ruolo a cui sei ancora particolarmente legato?

Ho un bellissimo ricordo di Bernardo, di “Questo Nostro amore”. È stato il mio primo ruolo importante. Mi lega a lui un’umanità particolare, che mi ha dato modo di accedere a delle zone del mio io forse sino ad allora poco indagate. Sono affezionato anche a Rosario de, “La mafia uccide solo d’estate”. Mi sono divertito tantissimo ad impersonarlo. Lo ricordo con grandissima gioia.

Nel tuo percorso artistico non è mai mancato il teatro. Quali sensazioni sono legate alle tavole del palcoscenico?

La sensazione più forte è legata alla mancanza, in realtà. Seppur presente, sembra manchi sempre. La televisione e il cinema mi hanno tolto, negli anni, del tempo per poterne fare di più. Ho cominciato con una scuola di teatro e, una volta uscito da lì, ho dato il via a delle piccole cose, delle regie, ed è così anche oggi, con la mia attuale compagna.

Attualmente sei sul set di “Noi”, il remake italiano della nota, “This is us”. Ti andrebbe di raccontarci del tuo Claudio?

Certamente! Siamo partiti da un prodotto già esistente, per cui abbiamo subito cercato di capire come poterci distaccare da quel progetto. Personalmente, ho cercato di rendere il mio Claudio differente dal ruolo originario. Abbiamo quindi ripensato la storia, cercando di approfondire soprattutto i legami famigliari e personali, che ci è sembrato essere il potenziale più efficace da poter sfruttare. Un percorso articolato, per un personaggio difficile, che mi diverte interpretare, grazie all’ausilio di una splendida troupe e di colleghi eccezionali.

Un cast ricco di presenze con cui hai già avuto modo di collaborare…

Si, ho già avuto modo di lavorare con Aurora Ruffino ed anche con il regista Luca Ribuoli. Stesso discorso per Lino Guanciale e Francesca Agostini. Lavoro sempre molto volentieri con loro. È importante provare a creare una famiglia, sul set. Tutto ciò agevola un’intesa di scena. Non vi è più bisogno di parlare, ci si capisce con gli occhi, si agisce con un respiro unico.

Dario Aita

Quali difficoltà si incontrano oggi, nel realizzare film in tempo di Covid-19?

Si crea una strana sensazione, come se si vivesse in una bolla. All’interno del set, noi attori, siamo gli unici ad agire senza mascherine. Viviamo, in quegli istanti che seguono il ciak, una sorta di normalità, potendoci toccare, stringere. Abbiamo il privilegio di vivere due vite, quella reale e quella immaginaria. Allo stop, il ritorno alla realtà, è estremamente complicato, così come in ogni settore.

“Il giorno e la notte”, visibile su RaiPlay da questo 17 giugno, è stato interamente realizzato tra le mura di casa. Alcune coppie, a causa di un violento atto terroristico, si ritrovano ad essere relegate nelle loro abitazioni. Raccontaci come è nata questa idea..

Daniele Vicari, il regista, ha contattato me e la mia compagna, Elena Gigliotti, affinché prendessimo parte a questo particolare progetto. Si trattava di realizzare un vero e proprio film, in completa autonomia, con tutti i mezzi possibili, cellulari e quanto di simile, seguiti da una troupe via zoom. Un’esperienza unica e, suppongo, irripetibile. Dobbiamo molto a Daniele, per questo esperimento. Qualcuno ha azzardato delle critiche, a mio parere sterili, sostenendo che si possa lavorare anche senza troupe. In realtà, volevamo esprimere il concetto inverso. Le troupe sono fondamentali, così come lo sono i tecnici, gli elettricisti e quanto altro, per la realizzazione di un film. La reclusione di cui parliamo in questo soggetto, non è legata ad una pandemia, bensì ad un evento politico. Una situazione spiazzante, che porta vantaggi e svantaggi ad ogni coppia presente.

Cosa prevede il tuo futuro artistico?

Al momento, sino al 20 di giugno, saremo in scena a Catania, con “La nuova Colonia”, di Luigi Pirandello. Continuano, intanto, le riprese di “Noi”, che sicuramente vedrete nel 2022. Il primo di luglio, invece, uscirà nelle sale, “State a casa”. Questa volta si parla esplicitamente di pandemia, insieme ad altri tre protagonisti maschili. Nel futuro vi sono anche un nuovo progetto per il cinema ed uno per la televisione, di cui al momento non posso anticiparvi nulla.

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