Veronica Ursida contro i pregiudizi del Web

Veronica Ursida si racconta con il suo debutto cinematografico nel dramma “Blue”, il cyberbullismo e il lavoro sul set con Rocco Siffredi.

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Il confine tra realtà virtuale e vita reale è sempre più labile, e spesso il web si trasforma in un’arma a doppio taglio capace di amplificare disinformazione e pregiudizi. Lo sa bene Veronica Ursida, attrice e personaggio televisivo, finita recentemente al centro di una dura polemica social legata alla sua partecipazione nel film Blue. In questa intervista esclusiva per La Gazzetta dello Spettacolo, l’attrice risponde apertamente agli attacchi ricevuti, svela i dettagli del suo ruolo drammatico e racconta l’esperienza sul set al fianco di un inedito Rocco Siffredi, nell’opera diretta da Eleonora Puglia.

L’intervista a Veronica Ursida

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo” a Veronica Ursida, negli ultimi mesi la sua partecipazione a Blue è stata strumentalizzata sui social, dove ha subito attacchi personali e definizioni totalmente distorte. Come ha affrontato psicologicamente questa ondata di disinformazione e qual è stata la sua prima reazione di fronte a tali falsità?
«Sono una donna con la spina dorsale retta. Per cui non mi sono strappata i capelli. Tuttavia mi sono molto infastidita, perché fare su di me simili affermazioni, dimostra come l’ignoranza diffusa sia uno dei primi problemi da risolvere, e come si fraintenda a volte anche per finta, Questa polemica era già nata lo scorso anno quando erano circolate delle foto. E già avevo chiarito la mia posizione. Se adesso siamo di nuovo a parlarne, è perché si è cominciato nuovamente a strumentalizzare ciò che era già stato smentito. Ecco questo aspetto mi ha mandato su tutte le furie».

Il film affronta tematiche delicatissime e drammaticamente attuali, come i pericoli del web e le fragilità della sfera emotiva giovanile. Dal suo punto di vista di interprete, qual è il messaggio più urgente che questa produzione vuole trasmettere alle nuove generazioni?
«Ne stiamo parlando no? Gli attacchi nei miei confronti, che mi definiscono una “pornostar” solo perché Rocco Siffredi in un ruolo totalmente diverso dal suo, ha preso parte al film in cui recito io ne è una dimostrazione. Il web è un’arma a doppio taglio: se da una parte qualche vantaggio te lo da, dall’altra può essere rischioso. Poi nel mio caso tutto si può sistemare, ma nel film, e lo vedrete, ci sono situazioni ben peggiori che meriterebbero l’intervento del legislatore rispetto a una situazione che dilaga sempre di più e senza regole».

Lei è stata scelta per il suo ruolo ben prima che venisse annunciato l’ingresso di Rocco Siffredi. Ci racconta come è nata la collaborazione con la regista Eleonora Puglia e che tipo di atmosfera si è respirata sul set durante le riprese di un dramma così intenso?
«Eleonora ed io ci conosciamo da molto tempo, lei non era stata scritturata come regista quando io sono entrata in questo progetto. Ci stimiamo moltissimo, ed ecco perché poi sul set si è instaurato un clima veramente piacevole, abbiamo lavorato tanto ma la fatica era sopperita da un forte legame di tutto il gruppo. Chiarisco ancora una volta, che quando io ho accettato la parte Rocco Siffredi anche lui non faceva parte del cast. E comunque, visto che il mio ruolo è strepitoso e distante dal chiacchiericcio che circola sul web, anche l’avessi saputo prima avrei accettato ugualmente».

Il suo percorso nella recitazione vanta radici lontane, con tappe in fiction iconiche. Ci può anticipare qualcosa sul personaggio che interpreta in Blue e su come ha lavorato per dare corpo alle sue sfumature emotive?
«Nel film interpreto la mamma della protagonista. Vedermi invecchiare col trucco è stata una esperienza, molto interessante. Di solito ho sempre fatto la figlia, o comunque la ragazzina alle prime esperienze. In questo caso divento io la donna saggia e un po’ attempata. Poi attenzione, non mi vedrete certo come una centenaria (ride). Posso dire che il mio fascino lo conserverò anche “da grande”».

Anche la figura di Rocco Siffredi è stata maliziosamente fraintesa, nonostante si trovi qui alla sua prima vera prova in un ruolo puramente drammatico, privo di qualsiasi contenuto esplicito. Come descriverebbe il Siffredi attore drammatico visto dietro le quinte?
«Un artista vero. Una persona che ha scelto la strada del porno negli anni ’80, ma che avrebbe potuto tranquillamente recitare anche in film come Blue. Lui è un grande professionista, ovviamente abituati tutti a vederlo nel suo essere una star delle luci rosse, ci si fa attanagliare dal pregiudizio. Ma io che ci ho lavorato posso solo che parlare bene di lui, sia come attore ma anche come persona. Ho conosciuto anche Rozsa, sua moglie. Due persone straordinarie».

In passato ha scelto di mettere in pausa la recitazione per dedicarsi alla maternità, una decisione intima e importante. Quanto è stato complesso, ma al tempo stesso stimolante, riappropriarsi della sua dimensione artistica e tornare stabilmente sul set?
«Tornassi indietro rifarei la stessa scelta. Crescere mio figlio, è stata la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Ma non posso negare che essere tornata sul set, e in tv, ha avuto il medesimo effetto di tornare a casa. Amo il mio lavoro, ma amo mio figlio sopra ogni cosa. E oggi che le due cose conciliano, sono la donna più felice del mondo».

Dopo il debutto negli Stati Uniti su Prime Video, dal 16 giugno sarete in tour nelle arene italiane prima della premiere del 23 luglio al Cinema Adriano. Quanto crede sia importante il confronto diretto nelle piazze per spiegare un film che parla proprio dei rischi dell’isolamento digitale?
«Non è solo importante. E’ fondamentale. Perché oggi per molte persone, cuore e sentimenti passano prima attraverso la rete. Ed è un grosso errore: perché si fraintendono molte cose, si idealizzano le persone. Ma quel che è peggio, è che psicologicamente ci si isola dal mondo reale. E quando non si distingue più il confine fra la realtà e la fantasia, il rischio è di precipitare in un baratro dal quale poi è difficile uscire. E’ già complicato per gli adulti, figuriamoci i minori nello sviluppo adolescenziale. Nel periodo della formazione. Bisogna intervenire in ogni modo e creare una controtendenza, altrimenti arriveremo a un punto in cui ci si scambierà messaggi sul web anche abitando sotto lo stesso tetto, in quanto non saremo più in grado di reggere un confronto a tu per tu».

Rocco Siffredi e Veronica Ursida in Blue
Rocco Siffredi e Veronica Ursida in “Blue”

Negli ultimi mesi, la presenza di Veronica Ursida nel cast di Blue è stata fortemente strumentalizzata sulle piattaforme digitali. La macchina del fango si è attivata associando impropriamente il suo nome al mondo del cinema a luci rosse, solo a causa della presenza nel cast di Rocco Siffredi. Il lungometraggio si inserisce nel filone del cinema di impegno sociale, affrontando tematiche di stretta attualità come il cyberbullismo, le fragilità emotive dei giovani e i pericoli della rete.

Il film “Blue” in breve

  • Quando uscirà il film Blue al cinema in Italia? Il film sarà presentato con una premiere ufficiale il 23 luglio presso il Cinema Adriano, dopo un tour promozionale nelle arene estive partito il 16 giugno.
  • Quale ruolo interpreta Veronica Ursida nel film? Veronica Ursida interpreta la mamma della protagonista, un ruolo saggio e maturo per il quale ha affrontato un importante lavoro di trasformazione anche attraverso il trucco.
  • Che tipo di film è Blue? Si tratta di un dramma intenso incentrato sui pericoli del web, sull’isolamento digitale e sulle fragilità emotive degli adolescenti.

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