L’attore Marzio Honorato si racconta tra l’ironia di Renato Poggi, nuove sfide di realtà virtuale e l’eredità di Eduardo.
Marzio Honorato non è solo un’icona del piccolo schermo; è un instancabile sperimentatore che da quasi trent’anni dà vita a Renato Poggi nella storica soap opera di Rai 3, Un Post al Sole. In questa intervista esclusiva per La Gazzetta dello Spettacolo, l’attore napoletano svela come l’ironia sia il vero collante tra la sua vita privata e la routine del set, dove l’affetto dei tecnici e dei colleghi trasforma il lavoro in una seconda famiglia.
Ma Honorato guarda oltre i confini del linguaggio classico. Con il progetto R3V@LUT1@N, ha scommesso sul primo film italiano in realtà virtuale a 360°, una sfida produttiva che mira a salvaguardare il lavoro umano e le professionalità del cinema, distinguendosi nettamente dai processi automatizzati dell’intelligenza artificiale. Dagli esordi con il Maestro Eduardo De Filippo in Natale in casa Cupiello fino alle produzioni della sua Maxima Film, Honorato lancia un monito alle nuove generazioni: «andare a Teatro e al Cinema oltreché leggere e leggere libri ad alta voce» per non smarrire quel contatto umano oggi filtrato dagli schermi degli smartphone.
Marzio Honorato, bentornato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Lei è uno dei volti storici di “Un posto al sole”, ma la sua carriera è in continua evoluzione: quanto c’è di Renato Poggi nella sua vita quotidiana dopo quasi trent’anni e come riesce a mantenere viva la scintilla per un personaggio così longevo senza mai cadere nella routine?
«Renato Poggi mi diverte e non avverto alcuna routine. Ciò è dovuto principalmente al costante lavoro dei ns. sceneggiatori che mantengono la linea del personaggio e alla atmosfera cordiale e simpatica dei vari set dove giriamo e all’affetto che mi lega ai tecnici Rai con i quali mi piace scherzare sempre per cercare di non far sentire loro la fatica di starci vicino. Oltreché , naturalmente , alla familiarità trentennale con gli altri attori e attrici. Praticamente vivo più con loro che con la mia effettiva famiglia. Di Renato nella mia vita privata mantengo l’ironia. Amo l’ironia odio la banalità e la volgarità che spesso accomuna i “comici”».

Recentemente l’abbiamo vista coinvolto nel progetto rivoluzionario R3V@LUT1@N, un film che sfida il cinema tradizionale utilizzando visori e realtà virtuale a 360°: cosa l’ha spinta, come attore e produttore, a scommettere su un linguaggio così futuristico e quasi “estremo” per la visione classica?
«Mi piacciono le sfide e le novità. Revolution è stato il 1° esperimento in Italia di una produzione di un vero film con i visori . Una idea di Corrado Ardone che ho sposato immediatamente con l’appoggio fondamentale di Ferdinando Pintus della WipLab . Tra qualche anno i film si vedranno così . Ma da non confondere con l’Intelligenza Artificiale che è prodotta esclusivamente al computer senza l’utilizzo di risorse umane. In Revolution ci sono tutte le figure professionali cinematografiche… quindi si è distribuito lavoro in un momento attuale dove il Cinema non è aiutato».
Lei ha iniziato accanto a un gigante come Eduardo De Filippo in Natale in casa Cupiello: guardando ai suoi lavori più recenti, come il film del 2021 La tristezza ha il sonno leggero o le ultime produzioni della sua Maxima Film, quale insegnamento del Maestro sente ancora più urgente trasmettere alle nuove generazioni di attori?
«E’ difficile rispondere a questa domanda . quando io ho iniziato a fare questo mestiere si andava per produzioni con le foto e i curriculum sotto il braccio a chiedere provini. Si incontravano occhi umani e si aveva a che fare con persone. Oggi le stesse produzioni vogliono un video sommario sullo smart… e si è perso il contatto umano. Oggi posso solo consigliare di usare molto meno il portatile e andare a Teatro e al Cinema oltreché leggere .. leggere e leggere libri ad alta voce. Il discorso è troppo lungo per essere semplificato in questa sede».
Napoli è sempre stata il set naturale della sua carriera, ma oggi la città sta vivendo un momento di narrazione molto forte, tra luci e ombre: come valuta, da osservatore privilegiato e protagonista dell’industria, il modo in cui il cinema contemporaneo sta raccontando l’anima della sua terra?
«Partiamo del fatto che Napoli è la città più bella del mondo per la Sua varietà architettonica , i suoi monumenti , la sua musica , il golfo e anche per le Sue luci e le Sue ombre . Credo sia il posto dove si realizzano più cose e dove gli autori trovano una marea di ispirazioni. Tutto grazie anche all’ottimo lavoro e al grande aiuto della Film Commission Campania che da molti anni promuove con successo le produzioni sul nostro. territorio . Sono certo che il Presidente della Regione Roberto Fico continuerà a sostenere la Film Commission così come è stata molto sostenuta dal Suo predecessore De Luca».
Oltre al successo costante sul piccolo schermo, quali sono i confini che Marzio Honorato vuole ancora valicare? C’è un progetto nel cassetto o una sfida produttiva che sente di dover ancora affrontare per considerare “completo” il suo incredibile percorso artistico?
«Non ci sono e non metto confini. Dipende sempre da tante cose e comunque sono pronto ad altre sfide con i limitati mezzi che posso ed ho la forza di sostenere».
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