Stella Egitto, la recitazione e le sue mille vite

Abbiamo incontrato la bellissima Stella Egitto, solare, simpatica e dal grande talento, che unito all’entusiasmo ed alla passione fanno di lei un’artista eclettica e versatile, la quale nonostante i tanti impegni professionali che la vedono protagonista sia sul grande che piccolo schermo, si rende disponibile per una piacevole intervista.

Stella Egitto benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, partiamo dagli esordi, a quando risale la tua passione? Ricordi la tua prima esibizione davanti ad un pubblico?

Stella Egitto. Foto di Giovanna Marongiù
Stella Egitto. Foto di Giovanna Marongiù

Parliamo di teatro, ovvero il motivo per cui, una volta diplomata, ho deciso di partire dalla Sicilia per provare a far sì che questa passione potesse diventare un mestiere.

Mi sono innamorata di questa possibilità al Liceo, e di fatto credo che proprio al Liceo ci sia stata la mia prima esibizione voluta, la mia prima volta da consapevole. All’asilo ho avuto una maestra che era in fissa con le recite, io però soffrivo tantissimo: quando mia madre mi mostrava le fotografie io ero l’unica tra tanti bambini sempre seria, messa in disparte, non mi piaceva ma non avevo scelta. Quindi la prima volta consapevole risale al mio primo saggio con il laboratorio teatrale di scuola, diciamo secondo/terzo anno delle superiori… ero giovanissima.

A tal proposito, nonostante la tua giovane età, hai alle spalle esperienze importanti che vanno ad aumentare, non ultima la commedia “Detective per caso” al cinema. Un’opera prima di Giorgio Romano; un progetto particolare sostenuto dalla Fondazione Umana Mente. Vuoi parlarcene?

È un film eccezionale, una cosa davvero particolare, una storia raccontata anche attraverso degli attori speciali. Il primo, credo, film italiano che ha all’interno del cast, in qualità di protagonisti, degli attori diversamente abili pur non essendo una storia che parla della disabilità. Una bellissima storia corale, un’operazione particolarissima, ed io sono onorata di essere stata chiamata a fare parte di questo progetto, evidentemente mi hanno ritenuto, per più ragioni, all’altezza della situazione: per una ragione professionale, di sensibilità e di empatia che io credo essere l’ingrediente ottimale ed indispensabile in questo mondo, ed io per fortuna ne sono dotata. Attraverso l’empatia puoi entrare veramente all’interno delle storie, negli incontri e vite degli altri.

Un progetto stupendo, sono entusiasta, una storia fantastica di questo gruppo di ragazzi con cui ho lavorato costantemente, dove io sono un personaggio alquanto tormentato che innescherà una serie di dinamiche la cui evoluzione cambierà la vita di molti di loro, in particolare della persona che ho accanto, Piero, che nella storia è interpretato da Alessandro Tiberi, un attore di questa associazione omonimo del “nostro” Alessandro Tiberi con cui ho lavorato in un altro progetto. La vicinanza con Piero porterà degli scompensi all’interno del gruppo che torneranno, poi, a ricompensarsi.

Giorgio Romano è una persona stupenda, un ragazzo pazzesco con cui spero di poter ri-lavorare, abbiamo una serie di progetti in aria e spero che ricapiti l’occasione di lavorare insieme. Giorgio è stato bravissimo, vedendo il film ve ne accorgerete, un film che farà godere di una storia a dir poco “magica”.

In onda anche su Foxlife come protagonista di “Teddy”, parlaci del tuo personaggio.

E’ la seconda edizione di “Teddy”, la prima l’aveva interpretata Giulia Bevilacqua, ed è una mini serie che ha come personaggi di spicco le donne, in questo caso è la storia di tre sorelle, ovvero due sorelle-gemelle (interpretate da me) ed una sorella… quindi io ricopro un doppio ruolo, ed è la prima volta che mi accade… è stato ed è molto divertente, “schizofrenico” ma divertente. Queste due gemelle, sotto input di una terza sorella che viene a trovarle, decidono di scambiarsi l’identità come facevano da bambine, finendo con il mettere ordine l’una nella vita dell’altra.

Una serie brandizzata Mercedes, io amo molto guidare (e mentre parla si accorge che a Milano nevica rimanendone felicemente sorpresa) e in questa situazione c’è stata l’opportunità di guidare queste macchine pazzesche e di farne uso, essendoci un rituale legato proprio alla macchina di quando eravamo bambine che ritroveremo da adulte. Un progetto davvero “fighissimo” e divertentissimo.

Periodo davvero impegnativo, sei infatti anche sul set del film “Nel bagno delle donne”…

Mi ritengo molto fortunata poiché ho la possibilità di scegliere situazioni e progetti che ti somigliano. Questa è un’opera prima di Marco Castaldi, io ho un amore smisurato per le opere prime, ci farei una carriera sulle opere prime, le trovo davvero interessanti, in possibilità più canoniche di ruoli, e poi traspare tutta la passione e tutto il sacrificio che i registi impiegano nel portarle alla luce, per riuscire a metterle in piedi, per cui trovo che ci sia una qualità davvero unica… io davvero farei una carriera con le opere prime, mi voglio battere con tutte le mie forze per fare parte di questi progetti.

“Nel bagno delle donne” è una commedia, e gran parte della storia si svolge, per l’appunto, in un bagno. Un bel cast con tre protagonisti, ovvero io, Luca Vecchi e Daphne Scoccia, ma anche Niccolò Senni, Teodoro Giambanco e tanti altri. E’ una storia curiosissima e particolarissima: io e Luca siamo marito e moglie, quasi sull’orlo della crisi, nonostante ci sia l’amore, nonostante l’essere innamorati l’una dell’altro, ma l’amore non basta, talvolta, in quanto il tutto precipita a causa dell’incapacità di lui nel portare avanti le cose con ordine. Siamo legatissimi, innamorati ma lui farà precipitare, una dopo l’altra, tante situazioni fino a quando in un cinema d’essai rimarrà chiuso in un bagno, ed a questo punto succederanno cose importanti per la nostra storia. Talvolta per mettere ordine in una situazione a cui tieni, è necessario perderla un po’ di vista per tornare a dedicarti, poi, con la cura necessaria che non hai saputo avere fino a quel momento… però non aggiungo altro per non spoilerare il film.

Volendo concentrare tutto in un unico termine, cosa significa per te recitare?

Non morire mai, quindi avere la possibilità di vivere mille vite, vivere in eterno, come spera chiunque ha paura della morte, ed io sono una di queste, sono terrorizzata… quindi forse è come se me lo fossi scelto di proposito questo lavoro, un lavoro che ti permette di vivere tante esistenze, una vita è davvero poca… e poi la vita dei personaggi che si interpretano sono sempre più interessanti rispetto alla propria. Il concetto, la motivazione è questa.

Più che una domanda è una curiosità, un pregio che non hai ma che ti piacerebbe avere?

Il perdono, se si può considerare un pregio, in quanto io sono una persona che perdona molto difficilmente, una cosa orrenda… lo so, ma ci sto lavorando, pur essendo ancora lontana dall’obiettivo. Io soprassiedo e chiudo gli occhi ma se secondo i miei parametri, i miei criteri, definisco una cosa grave, beh è la fine, mi si spezza il cuore e quindi mi piacerebbe saper perdonare. Qualche anno fa ti avrei detto la diplomazia, ma sto imparando, quindi oggi ti dico il perdono, perché proprio non mi viene facile perdonare, ma mi piacerebbe poterlo fare perché penso che talune persone meritano una seconda occasione, mentre io sono molto restia a concedere il perdono, ma perché non ce la faccio proprio.

Ruoli drammatici o comici potendo scegliere?

Assolutamente drammatici, mi “diverte” molto di più sporcarmi le mani, ovviamente nel corso delle mie esperienze ho abbracciato diversi ruoli, se pensiamo al “Commissario Montalbano”, piuttosto che “In guerra per amore” di Pif o “Malarazza” un film che mi ha dato tantissimo, siamo arrivati lontano più di quanto speravamo, un film che porto nel cuore, amo questo concetto di film, un’opera prima, in realtà era un’opera seconda, ma il regista, Giovanni Virgilio, non l’ha considerata mai tale in quanto ha scelto dal primo all’ultimo attore, dal primo all’ultimo fotogramma definendolo.

Per concludere ringraziandoti del tempo e della disponibilità ti chiedo: un sogno nel cassetto ancora da aprire.

Un sogno nel cassetto sarebbe quello di poter far parte di un progetto internazionale, per due ragioni principali: una è legata all’inglese, parlare inglese fuori dall’Italia permette di fare uno switch importante e poi perché sono già stata su un set internazionale e si respira un clima davvero pazzesco.

Spero che il mio lavoro mi porti lontano, lontano, lontano. Se dovessi andare a lavorare in America, piuttosto che a Londra partirei senza battere ciglio, mi sposto piuttosto facilmente, sarei felice se mi dicessero che devo andar fuori un anno. Sono un po’ nomade e vagabonda sotto questo aspetto, zingara nell’anima.

Compatibilmente con il mio lavoro spero di poter girare il mondo, amo viaggiare quasi quanto amo il mio lavoro.

Grazie a Stella Egitto per la sua disponibilità, grazie per la bella chiacchierata attraverso la quale abbiamo scoperto non solo il lato atistico e professionale ma anche quello della Stella Egitto sognatrice, con le sue debolezze e le sue ambizioni che siamo certi raggiungerà in breve tempo.

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