Elvis Esposito tra il successo de L’amica geniale, la nuova avventura in Un Posto al Sole e la passione per il vino.
Abbiamo il piacere di intervistare Elvis Esposito, attore italiano classe 1994, noto soprattutto per aver interpretato Marcello Solara nella serie TV “L’amica geniale”, tratta dai romanzi di Elena Ferrante. Tra i suoi lavori più importanti figurano: “L’amica geniale” (2018-2022), nel ruolo di Marcello Solara; “Gomorra” (2016-2017); “Veleno”; “Finalmente sposi”; “All Night Long”. Personalmente avevo già incontrato Elvis Esposito e da subito mi avevano colpito la sua grande educazione, gentilezza ed umiltà. Una triade di pregi che unita alla bravura artistica fa di questo attore una perla rara nel mondo dello spettacolo.
Benvenuto ad Elvis Esposito sul magazine “La Gazzetta dello Spettacolo”. Cosa ti ha spinto a diventare attore, ad intraprendere questa carriera?
«Questa è una bella domanda, perché ci riflettevo proprio in questi giorni. Alla fine dicevo, ma cos’è che poi realmente mi appassiona? Beh, sicuramente da piccolo ho avuto dei riferimenti… poi crescendo e volendo mettermi in gioco ho capito che la cosa che mi piace (a parte il fatto di essere al centro dell’attenzione, che ha a che fare con l’ego personale) è il poter vivere una vita diversa dalla propria, dire e fare cose che magari nel tuo ordinario non faresti e non diresti mai… questo mi diverte. E’ come se si potessero vivere tante vite contemporaneamente».
C’è un regista o un attore con cui ti piacerebbe lavorare?
«Non citerò registi italiani semplicemente per diplomazia, non vorrei far dispiacere nessuno. Ce ne sono tanti di meravigliosi e tutti avranno delle peculiarità da scoprire, per cui sarei davvero ben felice di poter lavorare senza distinzione alcuna, proprio per vivere esperienze artistiche inedite. Da piccolo ho avuto una vera e propria “ossessione”, quella di lavorare con Denzel Washington! Per me sarebbe veramente una cosa straordinaria! Un sogno! Non so come descriverlo… Ammiro, poi, infinitamente Daniel Day-Lewis. Mi piacerebbe poter lavorare con Lars Von Trier e mi sarebbe tanto piaciuto, almeno conoscere, Kim Ki-Duk, ma purtroppo è scomparso prematuramente. Un regista che amerei conoscere, e con il quale magari lavorare, è Tarantino! Sarebbe un onore veramente, un altro sogno da realizzare.
Punto molto in alto lo so, ma semplicemente perché vivo il mio lavoro con intensa passione, fermo restando che assolutamente va valorizzato il nostro cinema! Abbiamo dei registi meravigliosi che hanno tanto da dire e tanto da raccontare».
Ultimamente sei ufficialmente nel cast di “Un Posto al Sole”: come ti sei preparato per interpretare Angelo Esposito?
«L’esperienza sul set di “Un Posto al Sole” è stata sorprendentemente meravigliosa. Mi sono divertito da matti, benché la modalità di lavoro sia veramente complicata… è una “catena di montaggio” continua. Onore a loro che vanno avanti senza fermarsi mai. A volte capita di girare anche dieci scene al giorno. Dirai, “ma come sarà mai possibile”? Ad “Un Posto al Sole” è possibile! Il personaggio di Angelo è inserito in un contesto familiare di pseudo-criminali, quella criminalità organizzata un po’ “spicciola”, relativa al quartiere. Angelo è un elettricista che cerca di arrotondare, con la sua famiglia, facendo qualche furtarello… mettiamola così. Ci confrontiamo spesso poiché sul set ci sono diversi registi, quindi in base al regista di turno cerchiamo di capire come affrontare la scena sia dal punto di vista emotivo che dal punto di vista pratico. Ad oggi ti dico che è un’esperienza positivissima, con persone meravigliose, e funziona tutto perfettamente: ti diverti e l’ambiente è molto sereno, insomma… è davvero un ottimo ambiente di lavoro».
C’è un ruolo che non accetteresti mai?
«Penso di no, dopo un pochino di esperienza ho capito che davanti a quella macchina non sei tu, e per quanto tu possa avere dei sani principi morali, alla fine il ruolo che indossi è il tuo lavoro… non sei tu davanti a quella macchina, o su quel palcoscenico».

A proposito di emozioni, come le gestisci quando ci sono delle scene un po’ più intense, magari un po’ fuori dalle tue corde?
«Posso essere molto sincero? Non l’ho mai capita questa cosa, purtroppo penso di non avere ancora l’esperienza per poter rispondere con ragionamento… te lo dico con tutta l’umiltà del mondo. Io ho fatto i miei studi, però ad oggi mi rendo conto che quando è azione, è azione e lo devi fare… punto. Si può ricorrere a qualsiasi cosa, a qualsiasi mezzo interiore o esteriore, ma quando si va in scena devi fare quella cosa, ti è richiesto di dare quell’intenzione, quella modalità. Se il regista vuole quello e la scena lo richiede, tu devi essere pronto».
Il complimento più bello che hai ricevuto?
«Non me li ricordo perché sono molto timido, vado nel panico quando la gente mi dice cose carine, che apprezzo… ringrazio dal profondo del cuore… ma non li ricordo. Le critiche, invece, quelle me le ricordo tutte, soprattutto se costruttive… non quelle dei leoni da tastiera, i loro commenti devono assolutamente scivolare oltre».
C’è una frase, un motto o un consiglio che fai sempre tuo per affrontare le situazioni?
«Assolutamente sì. Devi sapere che io ho fatto studi di mimo corporeo e arte drammatica con Michele Monetta, che probabilmente è l’ultimo mimo vivente dei grandi maestri di mimo. Durante le sue lezioni, che erano di una difficoltà unica, soprattutto fisica, dovevamo fare un esercizio, una figura teatrale che si chiama la zattera. Io ero super impegnato, sudato e concentrato… quando ad un certo punto Michele mi prende il braccio e mi dice: “Elvis, anche se farai bene il tuo lavoro, le mine in Afghanistan continueranno ad esplodere”. Questa frase mi ha segnato, ricordo ancora la serietà di Michele mentre pronunziava le parole guardandomi negli occhi; voleva trasmettere un messaggio intenso: noi teniamo a questo lavoro, ma effettivamente il mondo continua a girare e bisogna arrivare rilassati sul set, con la consapevolezza che non si sta salvando il mondo».
C’è un film del passato che ti avrebbe fatto piacere interpretare?
«Tantissimi, veramente tantissimi. Mi sarebbe piaciuto anche solo stare lì sul set a guardare, a “rubare” l’arte. Tra questi ti cito: “Il sorpasso” del grande Dino Risi, oppure “I Tartassati” di Steno, “Le Iene” di Tarantino, o ancora “Suspiria” di Dario Argento, ma anche “L’Uomo che sussurrava ai cavalli” di Redford o “Il buio oltre la siepe” di Mulligan, passando per Fellini ed il suo “Amarcord”… davvero mi ci perderei».
Per concludere, hai sogni, progetti o qualcosa che vuoi raccontarci?
«Il sogno che mi porto fin da ragazzino è quello di arrivare al grande schermo con un grande progetto, da grande autore. Con la coscienza di 32 anni e con la consapevolezza che purtroppo il nostro lavoro non è per niente affidabile, anche un’azione di costanza lavorativa sarebbe tanto per me oggi.
A me piace il mio lavoro, mi diverto quando ho la possibilità di farlo. La fama, il successo sono piacevolissime conseguenze, però se hai la fortuna di fare il lavoro che ti piace, beh… quello non ha prezzo, secondo me.
Inoltre, ti dico una cosa che non ha nulla a che fare con il cinema ma che io amo tanto. Devi sapere che io faccio parte dell’AIS, l’Associazione Italiana Sommelier. Quella che ho per il vino è una grande passione e spesso giro l’Italia per cantine a fare degustazioni. Quindi anche lavorare a contatto con tutto ciò che riguarda cantine, vigneti, vino… mi piacerebbe tanto, è una cosa che mi appassiona molto. Il vino è una cosa seria, rappresenta il sangue di Cristo, la vita… chissà, ci penserò come investimento futuro».
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