Lello Arena: “L’attore è impegno e talento”

Incontrare Lello Arena, significa godere della possibilità di avere un confronto generazionale con un attore e regista che ha fatto la storia, ma che è sempre al passo con i tempi.

Lello Arena
Lello Arena. Foto di Francesco Russo per La Gazzetta dello Spettacolo.

Attore dalle inconfondibili doti comiche, regista al cinema e docente al Teatro Cilea di Napoli, cerchiamo di capire meglio con lui, quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere una persona per poter fare l’attore.

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo Lello Arena. Partiamo dal presente: formare i giovani al Teatro Cilea, che sensazioni le ha lasciato?

L’anno scorso abbiamo avuto due corsi di allievi che ci hanno portato ad una stagione emozionante ed esaltante, oltre che didatticamente molto convincente. Il saggio finale è durato oltre tre ore e mezza e questo ha fatto si che rimanesse nei nostri ricordi.

La scuola e la professionalità sono le cose che devono essere messe al primo posto per chi vuole fare l’attore… a meno che non lo si voglia fare come “il dopo-lavoro delle Poste”. La formazione è per chi vuole farlo oltre l’hobby.

Fortunatamente siamo riusciti a trasmettere questo messaggio perchè con i provini nuovi che stiamo facendo, mi rendo conto che stanno venendo persone che hanno già di base un senso dello studio e del sacrificio per fare questa professione.

Quanto è importante l’informazione per far capire che il lavoro dell’attore vuole comunque un sacrificio?

A Napoli si può dire che ci sono più scuole di recitazione che Chiese ormai (nrd ride), però chi vuole fare questo lavoro e parte con l’idea di impegnarsi però, acquisisce un maggiore senso della scelta. Io quando parlo con gli allievi cerco di fargli capire che lo studio è fondamentale ed è sacrificio. Soprattutto occorre imparare le cose che non si sanno fare, ma capitano anche allievi che con una certa “ingenuità” si lanciano dicendo: “Io so fare mille cose, perchè non mi prendete?” e magari dobbiamo rispondere: “Perchè ci sono altre duemila cose da saper fare che è meglio che prima di lanciarti su un palco ti insegnamo”.

Talent e talenti. Cosa ne pensa?

Il mercato è cambiato ma bisogna capire che il mercato non è cattivo. Il mercato ti da delle indicazioni, e se all’interno di quelle, tu riesci a trovare delle ispirazioni e la tua strada ben venga. I talent hanno dato un po’ la sensazione che tutti possono fare tutto. A me sembra che in un talent non sia importante vedere se la gente sappia cantare, ballare o recitare, ma basta che si pianga.
Si piange, ci si dispera, questo è quello che vuole la TV. I talenti veri sono in gira per l’Italia e per il mondo: cantano e recitano sui palchi. Io dico sempre alle persone: “Vuoi vedere chi canta o recita? Vai a vedere un concerto o al teatro!”.

Il mestiere dell’attore: da quale presupposto si parte per volerlo fare?

E’ un mestiere che si fa per gli altri prima che per se stessi. Tutti equivocano perchè pensano ad un lavoro che sia il massimo della vanità e delle soddisfazioni personali, invece è un lavoro che ha sicuramente degli effetti collaterali molto piacevoli… e che ti permette di stare su un palco per raccontare storie scritte da grandi autori. L’attore non si fa perchè ti devi divertire tu… gli autobus che girano in città, non girano perchè il conducente si diverte. E’ una logica da seguire.

Gli autobus girano in città e lei vive attivamente la città di Napoli. Cosa è cambiato tra la Napoli degli anni scorsi e quella attuale?

E’ bello vedere ancora una città viva indipendente dall’età. Se per strada ci sono giovani e persone più adulte è proprio perchè a Napoli tra generazioni si riescono a creare le alchimie più curiose. Le età continuano a convivere comunicando tra di loro esperienze e necessità.

Vivere la movida ci fa sentire vivi ieri come oggi. Io non ho un occhio nostalgico se devo dire che preferisco la Napoli di una volta o quella di oggi. I problemi che si vivevano all’epoca si vivono oggi e se tu vivi di notte a certi orari, perchè magari fai un lavoro come il mio, ti mette davanti al fatto che vivi le situazioni di rischio, pericolo o gioia che puoi vivere in ogni città del mondo, che sia Napoli, Parigi o New York.

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