Un libro per Isabella Delle Monache, “Il compagno”, un romanzo tutto da vivere, di cui ci parla in maniera accorata.
Un nuovo progetto per Isabella Delle Monache, un romanzo, “Il compagno”, di recente pubblicazione e ancora in giro per le varie presentazioni. Un progetto che sa di vita, di ricordi, di speranza e che va oltre il suo essere sceneggiatrice, regista e attrice…
Ben ritrovata su La Gazzetta dello Spettacolo, Isabella Delle Monache. Il 24 novembre è uscito il tuo primo romanzo, “Il compagno”. Cosa ti ha spinto a realizzarlo?
«Credo che ciò che in generale mi spinga a scrivere sia la necessità di osservare e analizzare attraverso il mio personalissimo sguardo la realtà e le esperienze che vivo. Questo romanzo ha preso forma proprio da alcune esperienze personali che ho scelto di rielaborare, perché mi permettevano di approfondire e riflettere su tematiche importanti, come il coinvolgimento politico della nostra generazione, o il potere di un incontro, qualcosa che può influenzare in modo determinante la vita delle persone coinvolte».
A cosa devi il titolo “Il compagno”?
«Ha una duplice o, forse, triplice valenza. È sia inteso come un vero e proprio compagno di vita per la protagonista femminile della storia, che è la voce narrante, ma chiaramente è anche un compagno rivoluzionario, di sinistra. Infine, riprendendo l’etimologia del termine, il compagno (cum-panis) è letteralmente colui che ha il pane in comune con qualcun altro, quindi qualcuno con cui si condividono degli interessi, delle passioni, non necessariamente o comunque non solamente politiche. I due protagonisti sono infatti anche due amanti del cinema, della letteratura, del teatro, e il romanzo è non a caso disseminato di citazioni e riferimenti di ogni tipo, come appunto è l’esistenza di due giovani appassionati».
Quali consensi stai ottenendo, al momento?
«Il romanzo è stato particolarmente apprezzato dai relatori che lo hanno presentato a Roma insieme a me qualche giorno fa, ovvero Lidia Ravera, Giuseppe Manfridi e Ricky Tognazzi. Spero che, come anche loro hanno sostenuto definendomi a tutti gli effetti una narratrice, il mio romanzo sia riuscito a trasformare il personale in universale e a permettere dunque a tutti i lettori e le lettrici di potersi identificare in un modo o nell’altro in ciò che racconto».
Cosa trattare, a tuo avviso, di fondamentale per quella che è la società di oggi, in un progetto futuro?
«Ciò che mi sta più a cuore, e che credo sia fondamentale trattare per ogni tipo di società, sono le relazioni umane, i rapporti tra le persone e come questi vengano modificati dall’impietoso scorrere del tempo».
Possiamo aspettarci un nuovo progetto, a breve?
«Sì, sto scrivendo il secondo romanzo. Non so ancora quando sarà pronto ma continuerà sicuramente ad affrontare le tematiche che maggiormente mi caratterizzano».
Tornando al reale, al tuo essere anche regista, cosa puoi anticiparci?
«Ho scritto un’opera prima da regista, un lungometraggio che sto portando avanti insieme a un produttore, ma è un momento molto complicato per il cinema e per ora stiamo ancora cercando di raccogliere i fondi necessari. Ma siamo fiduciosi, nonostante tutto».
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La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

