Elena Zucchi con il libro Il tempo degli inganni

Il tempo degli inganni, di Elena Zucchi

Incontriamo la scrittrice Elena Zucchi, che torna nuovamente sulle nostre pagine per raccontarci il suo nuovo libro: Il tempo degli inganni”.

Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che, oltre a coinvolgere il lettore, lo invitano a interrogarsi sulle proprie ferite, sulle relazioni e sul peso della memoria. Il tempo degli inganni, il nuovo romanzo di Elena Zucchi pubblicato da Arkadia Editore, appartiene a questa seconda categoria. Attraverso la vicenda della psicoterapeuta Arianna Radice, l’autrice costruisce una narrazione intensa in cui passato e presente si intrecciano, portando alla luce segreti, sensi di colpa e desideri di rivalsa.

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Psicologa, docente universitaria e studiosa dello sviluppo delle persone e delle organizzazioni, Zucchi mette al servizio della narrativa la sua profonda conoscenza dell’animo umano, dando vita a personaggi sfaccettati e assolutamente credibili. Ne parliamo con lei per la nostra rubrica Libri e Scrittori.

Elena Zucchi, ben ritrovata a distanza di tempo sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Anche alla luce di questo tuo nuovo libro, come ti definiresti in veste di autrice?
«Credo di essere un’autrice che ama esplorare le zone d’ombra, i traumi del passato e le contraddizioni dei personaggi. Mi piace unire l’indagine introspettiva a elementi di mistero, nella cifra del giallo psicologico. Arianna Radice, la protagonista de “Il tempo degli inganni”, è una psicoterapeuta quarantenne che mente, inganna (sé e gli altri), vendica, viola il codice deontologico del suo Ordine Professionale. Nel corso del romanzo si verifica però una sua forte evoluzione, anche grazie al dipanarsi di alcuni segreti del passato e alla risoluzione di dinamiche rimaste cristallizzate, cosa che le consente di affrancarsi e crescere».

La memoria è per te più una croce o una risorsa?
«É una risorsa, purché riusciamo a non farcene sopraffare. Credo che ci sia forte continuità tra quello che siamo stati e quello che siamo. La sfida è capire cosa merita di essere portato nel nostro viaggio (persone, ricordi, emozioni, parti di noi) e cosa invece possiamo lasciare giù sul piatto. Altrimenti ci carichiamo sulle spalle un fardello troppo pesante che ci impedirebbe di procedere ed evolvere.Nei miei romanzi la memoria è inizialmente una croce dolorosa, ma si trasforma poi in una delle risorse per la rinascita».

Nel romanzo il passato continua a riaffiorare e a influenzare il presente dei personaggi. Ritieni che sia davvero possibile e giusto liberarsi delle esperienze che ci hanno segnato?
«Credo che sia impossibile farlo: il passato c’entra sempre col presente, per certi versi per fortuna. Anche le nostre cicatrici fanno parte di noi e della nostra autenticità. Nelle mie storie i personaggi si liberano dalle esperienze dolorose, ma non attraverso una cancellazione magica del dolore, bensì attraverso un processo attivo di elaborazione. La liberazione non coincide con l’oblio, ma con la conquista della consapevolezza e la determinazione verso un processo di sviluppo personale».

Quanto è importante, anche quando si affrontano temi complessi, lasciare spazio a un sorriso? Tu cerchi di farlo nei tuoi libri?
«I miei romanzi affrontano temi drammatici, senza sconti ma anche senza sprofondare nel nichilismo. Nel corso delle storie mi piace che ci sia un’evoluzione, amo i finali aperti e speranzosi, forieri di nuove possibilità. L’ultima frase de “Il tempo degli inganni” è infatti: “Forse un nuovo inizio”. I sorrisi a cui lascio spazio sono quelli catartici legati al concetto di rinascita. Ho dedicato il mio primo romanzo (“Le scintille di Alma” di Arkadia Editore) ai “cacciatori di luce”, cioè a tutti coloro che, magari partendo dal buio, si muovono verso il vero e il bello».

La Martesana diventa quasi un rifugio per Arianna, ma anche un luogo dove il passato torna continuamente a galla. Che rapporto volevi creare tra il paesaggio e la dimensione interiore della protagonista?
«La Martesana non è solo un luogo, ma una geografia interiore. È il quartiere dove Arianna è cresciuta con la stravagante zia Bertilla, quando è rimasta orfana in giovane età. Lì ci sono i fatti e gli inganni del passato ma anche quelli del presente, perché la protagonista risiede in zona; questo sottolinea le forti interconnessioni tra i due tempi in cui si svolge la storia. La Martesana con la sua aria da “vecchia Milano” mi è parsa l’ambientazione ideale. In particolare ci sono alcuni elementi architettonici, quali il giardino incantato di zia Bertilla e il faro dove Arianna visita i suoi pazienti, che sottolineano la connessione tra la protagonista e il contesto ambientale. È proprio il faro il protagonista dell’incipit del romanzo: è lì che Arianna incontra il suo nuovo paziente, l’enigmatico Livio Ferrari, che si scopre presto essere un forte anello di congiunzione con il suo passato e che le offre l’occasione di rivalsa rispetto a torti subiti».

Credi che alcune città abbiano più di altre davvero una memoria capace di dialogare con quella delle persone?
«Mi fai pensare a “Le città invisibili” di Italo Calvino. Nel libro, Marco Polo racconta al Gran Khan cinquantacinque città immaginarie, divise in categorie tematiche, una delle quali è la memoria. Le cinque città della memoria presentate esplorano come i ricordi e il rimpianto modificano la percezione dello spazio urbano. Il passato in queste città è spesso una forza immobile e cristallizzata, una trappola. Questo è quello che succede all’inizio de “Il tempo degli Inganni” ma la scena finale supera questa dinamica: la protagonista cammina su un ponte che ha un valore simbolico nella storia e immagina di incontrare persone che hanno rivestito un ruolo forte nella sua vita, nel bene e nel male. Lo sguardo catartico che rivolge loro le consente una riconciliazione con ciascuno e il ponte assume la valenza di un elemento architettonico simbolico che collega il passato al presente, il “da dove vengo” al “dove vado”. La storia è ambientata a Milano, ma non è Milano in sé a produrre questa dinamica, è piuttosto la soggettività dei personaggi e le loro proiezioni, e questo potrebbe accadere ovunque».

Prima di lasciarci, immaginiamo che Il tempo degli inganni diventi un film: quale cast interpreta chi?
«Sarebbe bellissimo! Io sceglierei questo cast: Margherita Mazzucco per Arianna ragazza e Alba Rohrwacher per Arianna adulta. Ryan Kiera Armstrong per Malena giovane e Miriam Leone per Malena adulta. Pierfrancesco Favino per Fernando, Luigi Lo Cascio per Livio, Meryl Streep per zia Bertilla».

Su Francesca Ghezzani

Giornalista, addetto stampa, autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. In passato ha collaborato con istituti in qualità di docente di comunicazione ed eventi.

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