Intervista con la scrittrice Sonia La Marca in occasione del suo ultimo progetto editoriale dal titolo: “Il risveglio della Grande Madre”.
“Il risveglio della Grande Madre” per la scrittrice Sonia La Marca, pronta a raccontarsi e a parlarci del suo libro, dei progetti futuri…
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Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Sonia La Marca. Parlaci de “Il risveglio della Grande Madre”, edito per Edizioni Spazio Interiore. Come ha preso forma questo progetto?
«Sono arrivata a un momento della mia vita in cui ho deciso di fermarmi. Mio figlio era molto piccolo e ho scelto di dedicarmi a lui e a me. Nel frattempo stavo attraversando un lavoro profondo e intenso sui miei traumi. La nascita di mio figlio aveva aperto, per così dire, il “Vaso di Pandora”, e l’intento era offrire a me stessa e a lui una madre davvero libera dal passato. Ho deciso, così, di lasciare il servizio che porto agli altri, e di fermarmi. Sono entrata in uno spazio vacuo e dilatato, sospeso, eterno, dove l’intento era ritrovare me stessa, dare a mio figlio una presenza autentica, lasciarmi riempire dalle cose semplici: le foglie che danzano con il vento, il cinguettio di un uccello, un fiore che sboccia, il ronzio di un’ape che si avvicina, una farfalla che mi sfiora il naso, mio figlio, i suoi occhi, la sua essenza, il suo istinto indomato e libero. In quel tempo è arrivato il libro. Ho iniziato a scrivere per me, per ripercorrere le tappe della mia esistenza, senza nessun obiettivo, senza dover performare. Quel tempo aveva donato una fertilità, una certezza profonda alla mia creatività, perché solo quando ci fermiamo veramente, senza voler arrivare da nessuna parte, senza dover fare niente, senza dimostrare niente, allora la fertilità della nostra essenza divampa. Dopo aver scritto e riletto quello che sarebbe diventato il primo capitolo, ho capito che quella era un’opera capace di aiutare molte persone a riconoscersi nella mia storia e in quella di chi racconto, a ritrovarsi, e a iniziare così a porsi domande. Domande esistenziali, importanti, indispensabili per iniziare veramente a vivere, e smettere di sopravvivere. Ho iniziato a scrivere in inverno, e ho terminato in primavera: come il libro, anche la mia scrittura è stata ciclica, come la terra e la luna».
Un viaggio attraverso le stagioni della natura e dell’anima, qualcosa che ti attraversa da vicino. Quali esperienze personali e lavorative ti hanno portata a scrivere questo libro?
«La vita è un viaggio, e lo sono le sue tappe, le sue età: prima bambini, poi adolescenti, poi adulti, genitori, anziani. Passiamo da una relazione a un’altra, da un lavoro a un altro, da una casa a un’altra. Ho compreso che questi passaggi sono sempre profondamente relazionati con noi stessi, con la nostra evoluzione personale, la nostra consapevolezza, il nostro modo unico di vedere e sentire la vita. Ho compreso come tutto questo sia ciclico come la natura. Ho imparato, soprattutto, ad accogliere l’ombra come la luce, la morte come la vita, la notte come il giorno. Ho sentito profondamente dentro me cosa significhi vivere nell’armonia: un’armonia meticcia, fatta di ombra e luce, fatta di up and down. Vivere profondamente e passionalmente è accogliere ciò che siamo, è manifestare ciò che siamo, senza lotte e divisioni, ma nella verità. È sporcarsi con i colori del mondo, non restare bianchi e in disparte per paura di vivere profondamente. Questa accoglienza verso me e il mondo mi permette di accompagnare professionalmente gli altri nella loro evoluzione personale e spirituale, senza giudizio, facendo loro sentire come la fine, la morte, lo stato depressivo emotivo e interiore siano una porta iniziatica, proprio come l’autunno è humus nutriente per la vita che sboccerà in primavera. Molte persone, io per prima, sono rinate dalle proprie ceneri; hanno imparato risorse infinite dalla rielaborazione dei loro traumi. Perciò il trauma, il dolore, l’ombra non vanno allontanati, ma conosciuti ed integrati, così come va accolta anche la luce: quella di chi raggiunge i propri obiettivi, di chi ha davanti a sé infinite possibilità, e fatica spesso a sostenerla, a occupare pienamente il proprio spazio nel mondo, per paura di non farcela, per svalutazione, senso di colpa o fedeltà al sistema».
Quale riscontro da parte dei tuoi lettori, al momento?
«Al momento, i miei lettori mi ringraziano per non sentirsi più soli in ciò che sentono e vivono, spesso con le persone che abbiamo vicino, anche con le più intime, e troppo spesso anche nei vari percorsi spirituali che esistono, purtroppo non ci si sente a proprio agio nel mostrare la verità più intima, poiché la vita ci chiede continuamente di performare, di soddisfare qualcuno nella sua richiesta; abbiamo un bisogno incolmabile di ricevere consensi. È per questo motivo che questo libro fa mollare la presa e abbandonarsi a se stessi nella verità, nella vulnerabilità, perché le parole che toccano, che risuonano, sono proprio quelle che portano in sé l’esperienza della conquista e dell’accoglienza del nostro “bambino interiore”, della nostra vulnerabilità. I miei lettori si sentono visti, compresi, si ritrovano, comprendono quale possa essere la radice delle loro difficoltà; molti di loro sono diventati miei clienti e li accompagno nell’integrazione dei loro traumi e nella liberazione dei loro potenziali. Comprendono come la “faccia” di ogni fase che attraversano possa insegnare loro qualcosa di molto prezioso».
Chi è Sonia e quali emozioni ti regala la scrittura?
«Sono prima di tutto una donna in cammino: una figlia che ha dovuto affrontare molte prove difficili, una madre profondamente grata alla maternità, una moglie che nella relazione di coppia affronta molte sfide evolutive, sfide che la fanno crescere e ritrovare se stessa. Non sono una terapeuta che ti dice cosa fare, ma una donna che cammina al tuo fianco mentre ritrovi te stesso. Sono Costellatrice, ad approccio emotivo-corporeo e sciamanico, Ipnologa, Guida Sciamanica, Formatrice in questi ambiti.Scrivere, per me, è terapeutico: è arte, è ispirazione. Ogni volta che scrivo sento più profondamente Madre Natura, la mia vera natura; un flusso di energia scende in me, mi vivifica dal dentro, e porta preziosi frutti».
C’è un altro progetto editoriale a cui stai già lavorando?
«C’è un altro progetto editoriale che da tempo sta prendendo forma dentro di me. È uno spin-off de Il Risveglio della Grande Madre, ma più che un seguito è un’immersione ancora più profonda nel mondo delle piante sacre e della loro antica medicina.Dalle erbe che crescono silenziosamente accanto ai nostri passi, e di cui troppo spesso abbiamo dimenticato il valore, alle piante più conosciute nella tradizione sciamanica, questo viaggio ci conduce oltre la semplice conoscenza botanica. Ci invita a entrare in relazione con la loro essenza, ad ascoltarne lo Spirito e a riscoprire il dialogo ancestrale che da sempre unisce l’essere umano al mondo vegetale. Ogni pianta possiede un linguaggio, una memoria, una presenza. Incontrarla significa comprendere come si manifesta, come entra in risonanza con le nostre emozioni, quali parti di noi illumina e quale medicina porta nel nostro cammino evolutivo. È un invito a riavvicinarci a questa saggezza attraverso un approccio profondamente rituale, dove il rito non è un insieme di gesti, ma uno spazio di presenza, ascolto e trasformazione. Perché è proprio nel rito che torniamo a riconoscere il Sacro nella vita quotidiana e a ricordare che non siamo separati dalla Natura, ma parte della sua stessa coscienza. Ritornare al rito significa ricordare, ritornare al Sacro. Di questo progetto, però, preferisco ancora dire poco. È un seme che sta germogliando lentamente, nutrito dal tempo, dall’esperienza e dall’ascolto. Alcune opere hanno bisogno di essere custodite nel silenzio prima di poter essere condivise, e sento che questa è una di quelle».
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