Pietro Taricone, il ricordo a cinque anni dalla morte

Il 29 pv ricorrono cinque anni dalla tragica scomparsa di Pietro Taricone noi ricordiamo così l’attore e personaggio televisivo diventato famoso grazie alla prima edizione del Grande Fratello.


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Ogni giorno tante persone muoiono nel mondo. Di moltissime non veniamo neppure a conoscenza. Di poche apprendiamo la morte dalle pagine di cronaca dei giornali, soprattutto per le modalità con cui essa è avvenuta, ma tutte, purtroppo, ci lasciano più o meno indifferenti, come un fenomeno cui siamo abituati e che fa parte della vita stessa. Ma quando a perdere la vita è una persona che conosciamo, seppure solo un poco, seppure superficialmente, allora la cosa ci tocca personalmente, ci emoziona e ci commuove e ci comunica, con il freddo linguaggio della morte, che un pezzettino di noi è andato via irrimediabilmente, che un pezzettino della nostra vita è scomparso e di esso rimarrà, se siamo fortunati, solo la memoria.

E’ morto un ragazzo dagli occhi buoni, questo e solo questo merita di restare nella memoria della gente che lo ha amato e che continua ad amarlo. Sono già trascorsi cinque anni da quel maledetto incidente che è costato la vita a Pietro Taricone. Tradito dalla terra, dall’atterraggio, e non dal cielo, come ogni paracadutista sa e Roberto Saviano ebbe a sottolineare.  La sua morte, che nei primi giorni appariva inaccettabile ai molti che lo avevano apprezzato e amato, per la sua personalità prima e per le sue doti di attore poi, sembra ancora un evento inaccettabile. E ancora tanti lo ricordano con molto affetto: la pagina Facebook a lui dedicata riunisce oltre 10 mila fan.

Ricordo bene quell’autunno 2000, quando c’era stata la prima edizione italiana della trasmissione IL GRANDE FRATELLO. Il Grande Fratello, come tutti sanno, è il dittatore assoluto che assoggetta le popolazioni attraverso gli schermi televisivi, nel libro distopico, 1984, dello scrittore britannico George Orwell.La prima edizione de Il grande fratello era qualcosa di “storico”, non mostrato soltanto come tale, nonostante fosse un format dell’agenzia olandese Endemol distribuito in molti paesi, non solo in Italia. Per la prima volta in questo paese, era trasmesso un programma che riprendeva 24 ore su 24 un gruppo di persone, prigioniere di una casa di loro spontanea volontà. Le successive dodici edizioni de Il grande fratello, per me sono state solo copie malriuscite della prima, la VERA edizione storica e classica, indimenticabile, che sarebbe rimasta “scolpita nei secoli.” Forse soltanto ancora la seconda si era un po’ salvata, quella che fu fatta partire con una settimana di ritardo per via degli attacchi terroristici del settembre 2001. Tra i personaggi di quella prima edizione andata in onda nell’autunno del mitico anno 2000, vi era uno che spiccava tra tutti per la sua personalità contraddittoria, multisfaccettata, verace, sincera, ma con una certa oscurità e malinconia di fondo, un po’ maudit. Senz’altro il più inquietante tra gli individui che popolavano la casa: PIETRO TARICONE. Taricone non vinse in quell’edizione, ma fu indubbiamente il vincitore morale, e – cosa ancora più rara per gli ex concorrenti di reality – non finì nel dimenticatoio. Singolari anche le sue scelte post-Grande Fratello.

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Era molto simpatico, di una simpatia immediata, diretta. Spiegava le cose con una foga da studente che cerca di far capire  bene il concetto: “Aho’, so’ stato chiaro, vero? Perché con voi non si sa mai”. “Voi”, i giornalisti, “che tanto state sempre di punta: se fai così sbagli, se fai colà pure. Ma un povero Cristo che deve fare?”. Schietto, sempre, a costo di sembrare arrogante. Figlio del reality, ma deciso a non farsi stritolare dal meccanismo televisivo.

L’ex guerriero del Grande Fratello aveva carattere. La sua parabola di macho deciso a sfruttare lo stereotipo, canottiera, muscoli, per trovare la sua strada, oggi che non c’è più, fa ancora riflettere sulla sua personalità. ‘O guerriero che trionfa al reality è un ragazzo del Sud che ascolta i consigli del padre (“Pietro, non fare il pagliaccio”), che capisce il rischio che corre: può diventare un fenomeno da baraccone, ma lui non cade nella trappola. Taricone raccontava divertito di quando, uscito dalla casa del Grande Fratello, perfino il figlio del presidente del Consiglio lo aveva chiamato ad allenarsi, che Agnelli gli faceva le battute in napoletano, lui, ragazzo di provincia, proiettato in un mondo “che non potevo neanche immaginare”.

Il cinema lo ha adottato subito, ha una faccia che piace, lui ci prova e funziona, anche se ha sempre mille dubbi, perché il macho che butta via la maschera si deve confrontare con la vita vera, i ruoli da interpretare, la disciplina del set, i colleghi che all’inizio sono sospettosi ma poi lo adottano. Quando girava Codice rosso, eroico vigile del fuoco, facevano a gara per fargli i complimenti: “generoso”, “simpatico”, “una persona su cui puoi contare”.

In molti restano stupiti quando sul set di Radio West fa innamorare la bellissima Kasia Smutniak, ex modella diventata attrice, ragazza d’acciaio che conquista le copertine di mezzo mondo. Sono una coppia che sfugge ai fotografi, vanno a vivere in campagna, lui ha l’aria felice. Nasce Sophie. Superano una crisi, lui soffre – lo confessa pubblicamente – continua a farsi domande, sulla vita, sui valori, sulla famiglia “perché non è come una volta, è tutto complicato, la società è cambiata, oggi crescere un figlio è una bella responsabilità”. La carriera decolla – fiction, film d’autore – il guerriero a 35 anni è quasi fiero di sé. Ma la favola non prevede lieto fine.

E proprio con Kasia si trovava Pietro quando rimase vittima di un tragico incidente dopo un lancio con il paracadute. Pietro era infatti appassionato di sport estremi, passione che condivideva con la compagna Kasia.

La morte di Pietro Taricone ci insegna come si debba cercare di cogliere il singolo attimo della vita; basta poco perché tutto ciò che sei e che hai realizzato di bello nel tuo percorso, svanisca nel nulla. Oggi non c è più, è morto lasciandosi portare via dalla sua grande passione per il paracadutismo e di lui adesso resterà solo un grande ricordo, la memoria di un uomo che in apparenza era un po’ egocentrico e goliardico ma che, il suo grande cuore lo aveva dimostrato nella vita e nel lavoro da cui è riuscito ad ottenere gratificazioni non indifferenti.

Ed era forse destino che Pietro seguisse l’espressione, resa famosa da una canzone di Francesco Guccini, “gli eroi muoiono giovani e belli” poiché il 29 giugno 2010,morì in seguito a un incidente di paracadutismo, una disciplina in cui era espertoSotto il giubbotto da bullo, batteva un cuore buono, non buonista. Quel cuore che s’è spento cinque anni fa e che amaramente rimpiangiamo. A cinque anni dalla sua scomparsa non possiamo che continuare a ricordarlo con grande affetto.

”Mai soprannome fu più giusto di quello che si era conquistato Pietro  ‘O’ guerriero’ lo chiamavano, e Pietro lo era. Un guerriero della vita che ha saputo affrontare le esperienze più diverse . Pietro era uno di noi per attitudine esistenziale prima ancora che per scelta”

Autore: Anthony Moy

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