Tra evoluzione e il mantra di Carlo Conti: il racconto Manola Moslehi, nata ad Amici e consacrata al Festival di Sanremo.
Il percorso di Manola Moslehi è il ritratto di un’evoluzione costante, una metamorfosi che l’ha portata dai banchi di Amici ai palchi più prestigiosi della televisione italiana. Con una carriera costruita su scelte coraggiose e importanti cambi di rotta passando dalla musica alla radio fino alla conduzione Manola è approdata a Sanremo in una doppia veste: prima come membro della commissione di Sanremo Giovani e poi come volto del PrimaFestival. In questa intervista, ci racconta il valore dell’immediatezza, la complicità nata con le colleghe Ema Stokholma e Carolina Rey, e come le cicatrici del passato siano diventate la spinta per affrontare con determinazione il “ciclone” del Festival.
Benvenuta su “La Gazzetta dello Spettacolo” a Manola Moslehi. Sei passata dai banchi di Amici alla commissione di Sanremo Giovani e ora alla conduzione del PrimaFestival. Qual è stato il “filo rosso” che ha legato queste esperienze?
«Il filo rosso che ha legato tutte queste esperienze è stato sicuramente il desiderio di evolvermi e mettermi alla prova. Il mio percorso è stato fatto di scelte coraggiose e cambi di rotta importanti, dalla musica alla radio fino alla televisione».
Hai dichiarato che la semplicità è la chiave dell’efficacia in una canzone. Come hai applicato il concetto di semplicità alla conduzione su Rai 1?
«Ho cercato di applicare il concetto di semplicità partendo sempre dal pubblico. Mi sono chiesta cosa avrei voluto sapere e sentire io a casa, e ho costruito la mia conduzione in modo diretto, chiaro e spontaneo. Credo che l’immediatezza sia la chiave per arrivare davvero alle persone».
Il tuo legame con la radio è viscerale. In che modo l’esperienza radiofonica ti ha aiutato a gestire gli imprevisti?
«La radio mi ha insegnato tantissimo, soprattutto a gestire l’imprevisto. Lì impari ad andare avanti senza copione, a improvvisare e a cogliere le sensazioni del momento. È un allenamento continuo che mi ha aiutata molto anche in un contesto dinamico come il Green Carpet».
Qual è stato il valore aggiunto del trio con Ema Stokholma e Carolina Rey?
«Con Ema Stokholma e Carolina Rey si è creata una bellissima complicità. Questo ha reso il racconto del Festival più dinamico, naturale e coinvolgente. Ognuna di noi ha portato qualcosa di diverso, e insieme siamo riuscite a restituire un punto di vista fresco e autentico».
Hai vissuto momenti personali molto difficili, tra cui un grave incidente. Quanto quella “cicatrice” ha influenzato la tua determinazione nel raggiungere il palco di Sanremo?
«Mi hanno insegnato che non sono infallibile e che posso fermarmi quando è il mio corpo a chiedermelo. Del resto, per dare il 101% in tutto ciò che faccio — anche solo per via del mio carattere — c’è sempre tempo».
Da membro della commissione artistica di Sanremo Giovani come ti sei sentita a intervistare artisti che avevi selezionato?
«È stato emozionante e anche un po’ surreale. Quando sei dall’altra parte, come giurata, senti una grande responsabilità. Ritrovarmi poi a intervistare quegli stessi artisti mi ha fatto sentire ancora più vicina a loro e al loro percorso».
Quali sono state le indicazioni di Carlo Conti per il PrimaFestival?
«“Pedalare, con il sorriso ma Pedalare”. È il suo mantra diventato anche il nostro».
C’è un progetto “totalmente tuo” che sogni dopo Sanremo?
«Sanremo è sempre stato di fatto già un sogno, soprattutto il palco dell’Ariston. Dopo questa esperienza, sicuramente c’è la voglia di continuare a costruire qualcosa di mio, un progetto che mi rappresenti completamente e che unisca tutte le mie esperienze. E se capitasse di ritornare qui nel 2027, magari anche per il DopoFestival o per il palco principale io sarei prontissima».
Il bilancio di Manola Moslehi dopo l’esperienza sanremese è quello di una professionista consapevole, capace di far tesoro della scuola della diretta radiofonica per dominare l’imprevisto con naturalezza. Sotto la guida del “mantra” di Carlo Conti — un invito a pedalare sempre con il sorriso — Manola ha dimostrato che la vicinanza al pubblico e l’autenticità sono le chiavi per il successo. Con lo sguardo già rivolto al futuro, tra il desiderio di un progetto totalmente suo e il sogno di calcare nuovamente il palco dell’Ariston nel 2027, la sua scalata sembra essere solo all’inizio.
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