Barbara Scoppa ci parla della nuova esperienza teatrale, “Il nostro amore – Happy Hour” in questa intervista esclusiva.
Un nuovo incontro con Barbara Scoppa, attualmente impegnata nelle prove dello spettacolo teatrale che porterà presto in scena insieme al collega Leandro Amato, “Il nostro amore – Happy Hour”, al Teatro la Comunità dal 30 gennaio all’8 febbraio.
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Barbara Scoppa. Dal 30 gennaio, fino all’8 febbraio, sarai in scena con il collega Leandro Amato, ne “Il nostro amore – Happy Hour”, con la regia di Barbara Porta. Cosa anticipare, nei limiti del possibile?
«Questa bellissima commedia di Luca De Bei mi ha coinvolta sin dalla prima lettura. Si tratta di un dialogo serrato, giocato sul filo del rasoio, tra due solitudini, in cui l’ironia svela un’umanità che si rivela attraverso i propri limiti. Una parabola inclusiva in cui la ricerca d’amore resta il punto di contatto tra due personaggi apparentemente distanti».
Cosa possiamo aspettarci, quale messaggio ‘d’amore’ lancia questo nuovo spettacolo?
«È questo, a mio avviso, il messaggio d’amore insito nel testo. Non esistono limiti per il sentimento che più in assoluto ci fa sentire vivi ed è capace di riempire il vuoto esistenziale che spesso si affaccia sulle nostre esistenze».
Quali rituali prima di essere in scena?
«Prima di andare in scena, oltre alla grande emozione di sempre, credo si debba allenare, e in questo caso più che mai, la memoria. Siamo soltanto due interpreti. Non possiamo rilassarci nemmeno per un attimo».
Che ricordo porti con te dei tuoi inizi?
«Negli anni ho avuto modo di incontrare grandi talenti, dei maestri straordinari, sia in teatro che al cinema: Vittorio Gassman, Alberto Lionello, Luigi Squaurzina, Giorgio Albertazzi, Rossella Falk, Gigi Proietti. Senza dimenticare Federico Fellini, Ettore Scola, Gabriele Salvatores, Paolo Virzì… Artisti per la maggior parte appartenenti alla generazione che ha preceduto la mia, e che voglio sempre ricordare, perché la memoria di ciò che abbiamo ricevuto e che cerchiamo a nostra volta di trasmettere, è un atto più che dovuto e necessario».
Che bilancio ne fai dell’anno appena trascorso e cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«L’anno appena trascorso ci ha, purtroppo, invaso di notizie tragiche, specie a livello internazionale. Ci spinge, però, a non rassegnarci ad una realtà spesso disumana, volgendo lo sguardo all’inclusione, alla condivisione, alla bellezza e all’arte, il che significa anche impegno costante. Non sono abituata a fare bilanci ma posso dirti che con il tempo avviene una sorta di selezione naturale che ci aiuta a percorrere le strade più idonee alla ricerca che stimola la nostra mente e il nostro cuore. Su questo mi baso, quando un nuovo progetto si presenta, e ringrazio sempre la vita che ancora mi regala tanto».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz


