Per la rubrica “Libri e Scrittori”, ecco la scrittrice Roberta Calandra legata al suo libro, “La maledizione di Venezia”.
È il momento di parlare de “La maledizione di Venezia”, il libro di Roberta Calandra, un thriller avvincente, un modo per poter trattare tematiche importanti, una narrativa ingegnosa.
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Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Roberta Calandra. Recentemente hai realizzato “La maledizione di Venezia”, per Orelli Edizioni, un thriller avvincente, ricco di mistero misto a sensualità. Come si è sviluppata questa tua idea?
«L’idea, come spesso mi accade, è nata da uno spunto reale, in questo caso la storia del Palazzo di Ca’ Dario a Venezia, noto per la maledizione che colpisce i suoi proprietari. Ho trovato fosse uno spunto interessante per esplorare tematiche a me molto care e molto attuali, come il ribaltamento del karma più oscuro, la persecuzione che ha segnato ogni diverso nella storia e, come mai prima forse, mi sono divertita a creare una macchina narrativa estremamente ingegnosa».
Cosa ti spinge a realizzare sempre nuove storie da far leggere ai tuoi affezionati?
«Semplicemente il desiderio di farlo. Non saprei forse più vivere senza scrivere, è un po’ come fare il prete per pura vocazione. Al tempo in cui lavoravo a Radio 3, Isabelle Allende mi disse che considerava la scrittura come un dono, ovvero qualcosa che non necessariamente resta in dotazione stabile. Se dovesse accadere credo che mi dedicherei alla fotografia, pur di non rinunciare a condividere un punto di vista sul mondo riletto artisticamente».
Quale riscontro, di volta in volta, ricevi dalle persone?
«Fortunatamente ricevo recensioni positive e appassionate. Sono felice anche se una sola persona si emoziona con una mia frase e, semmai qualcuno mi scoprisse anche per tradurmi in tutto il mondo e coprirmi d’oro, non mi tirerei indietro».
Di cosa non hai ancora parlato nei tuoi libri? Quale tematica non è stata ancora accuratamente trattata?
«Posso dire che con le mie 23 pubblicazioni ho parlato davvero di tutto: sentimenti, poesia, fiabe, psicologia, fantascienza, umorismo, costume, religione… non ho coltivato i generi come la guerra, il thriller, la politica solo tra le righe».
Chi è Roberta e cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Roberta è tante cose, anche una terapeuta olistica, che lavora come Analogista e Costellatrice Familiare. Ho attraversato sofferenze importanti e sono felice se posso sostenere altri nel processo… non so cosa aspettarmi dal futuro, se non trovare contesti sempre più attenti al valore e all’autenticità, situazioni con anima, insomma. Poi, se arrivasse il genio della lampada, gli chiederei di trasformare i miei libri in film internazionali e serie Hbo style. Una volta, una psicologa che mi seguiva, mi chiese: “come pensi di vincere la lotteria se non compri nemmeno il biglietto?”. Quello che più mi auguro, sicuramente, è di incontrare circostanze favorevoli, in cui gli eventuali interlocutori, produttivi, ritengano interessante quello che immagino. Conta più del talento e dell’impegno personale».
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