Patrizia La Fonte: recitare, qualcosa a cui è impossibile rinunciare

Patrizia La Fonte: recitare, qualcosa a cui è impossibile rinunciare

Intervista all’attrice Patrizia La Fonte, che in scena al Teatro Arcobaleno di Roma, la vedremo in “La morte della pizia”.

Un incontro molto piacevole quello avuto con l’attrice Patrizia La Fonte presto nuovamente in scena con “La morte della pizia”, al Teatro Arcobaleno di Roma. Un’attrice che si è formata in maniera professionale ed ha vissuto accanto ai grandi dello spettacolo portando in giro, ancora oggi, la sua arte, insegnando il suo sapere ai giovani.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Patrizia La Fonte. Attrice e docente presso l’Accademia Internazionale di Teatro da ormai molti anni. Quale sapere cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?
Sono più di trent’anni che in tutta Italia svolgo questa attività che amo e si affianca a ciò che ho scelto di fare, l’attrice, drammaturga e regista. E da quattordici anni insegno all’Accademia Internazionale. Sulle prime pensavo che il mio insegnamento fosse inadatto a una scuola più attenta al movimento che alla parola, secondo il percorso lecoquiano. Nel corso degli anni ho compreso che il mio modo di ‘abitare’ la parola era comunque utile e importante, e questo mi ha portata a cercare di capire necessità, desideri e sogni dei giovani con i quali mi sono trovata subito bene, nonostante la differenza d’età. Cerco di trasmettere loro tutto ciò che so e che ho imparato e anche l’espressività artistica e la sensibilità. Li porto a risolvere i difetti di pronuncia esistenti, li spingo a gestire i tempi, il respiro, con cura e attenzione. Pensieri, sensazioni, segreti racchiusi in un libro che ho pubblicato, utilizzato ormai da molti, anche all’estero. Racconto loro inoltre l’esperienza del teatro che ho visto da vicino: il Living Theater, l’avanguardia romana, ma anche Ronconi, Gassman. Credo nella comunicazione attraverso il racconto.

Quanto è cambiato il modo di fare cinema, teatro e televisione negli ultimi tempi?
È cambiato moltissimo! Purtroppo non sempre in meglio. All’epoca potevo immaginare che dopo il diploma all’Accademia Nazionale d’arte Drammatica Silvio D’Amico avrei potuto prendere parte ad importanti compagnie teatrali e poi chissà a quali altre situazioni cinematografiche, se mi fossero capitati dei colpi di fortuna. Oggi ciò non accade, sia perché il lavoro per gli attori è poco, sia perché molte persone che sono davanti la macchina da presa spesso non sono abili, a mio parere, nel lavoro di attori.

Quanto sei cambiata da quelli che sono stati i tuoi inizi e che viaggio, ancora oggi, rappresenta la recitazione?
Sono di certo cambiata, invecchiata, e non ho più la grinta furiosa degli inizi, cosa che mi rende sensibile a certe sfumature che prima non catturavo. Ma spesso mi sento fredda, sfiduciata. Ho prodotto degli spettacoli, li porto ancora in giro, e alcune volte mi chiedo perché non smetto. Non smetto perché recitare è una malattia pura, anche se per molti sembra diventato quasi un gioco banale. Nonostante tutto sono cocciuta, convinta di ciò che credevo e in cui credo ancora. Negli anni non ho cambiato il modo di essere, di pensare. Alcuni colleghi, forse i più duttili, si sono adeguati alle mode, forse in maniera più furba. Personalmente preferisco scegliere di fare cose in cui credo.

Pensi ci sia qualcosa degno di nota di cui poter parlare in questi nostri tempi?
Moltissime cose. Per esempio c’è maggiore attenzione verso l’universo femminile, precedentemente trascurato. Un’attenzione che non deve però diventare anch’essa una moda, un’etichetta sul fare arte ‘al femminile’, e perde di vista le persone, le donne, reali.

È mancato qualcosa a questo tuo percorso artistico?
Alcune volte è mancata la luce giusta! Ho fatto delle cose davvero belle ma con una luce fioca, non trovando spazi di lancio bene illuminati. Per dire: ho fatto un film da protagonista che non riesce ad uscire nelle sale, così come uno spettacolo importante, “La morte della Pizia”, che ha difficoltà a trovare date nei circuiti. Questo accade perché la presenza non costante in televisione penalizza molto. Ho comunque avuto i miei riconoscimenti, e gli applausi da chi era in platea, sempre felice di riceverli.

Patrizia La Fonte cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico?
Posso anticiparti che insegnerò nuovamente all’Accademia Internazionale di Teatro e sarò in scena, da questo novembre, con “La morte della pizia” al Teatro Arcobaleno di Roma. Inoltre, sono protagonista del film “Senza età”, accanto a Jacopo Garfagnoli, regia di Stefano Usardi, film per cui sono stata premiata al Gulf of Naples International Indipendent Film Festival 2024 come miglior attrice. Nel film, una storia bellissima!

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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