Fabrizio Arcuri presenta il primo spettacolo per Estate Veronese 2026

Fabrizio Arcuri e l’Estate Teatrale Veronese

La Gazzetta dello Spettacolo vi racconta oggi l’Estate Teatrale Veronese, con un’intervista escusiva al direttore artistico Fabrizio Arcuri.

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Il nostro incontro di oggi è con Fabrizio Arcuri in occasione dell’Estate Teatrale Veronese, alla sua 78a edizione. Una stagione ricca di ospiti, di sorprese, di pure emozioni…

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Fabrizio Arcuri. Da quest’anno è Direttore Artistico dell’Estate Teatrale Veronese 2026, ricca di ospiti, e giunta alla sua 78ª edizione. Come ha costruito questa sua prima edizione?
«Ho costruito questa prima edizione partendo da una domanda, ossia quale ruolo possa avere oggi un grande festival. La risposta che mi sono dato consiste nell’immaginare una forte Estate Teatrale Veronese capace di custodire la propria straordinaria tradizione aprendosi, al contempo, con decisione ai linguaggi del presente. Per questo ho scelto di affiancare i grandi classici a compagnie internazionali, nuove creazioni, danza, musica e progetti che attraversano la città, facendo di Verona un vero spazio scenico diffuso. Più che un semplice cartellone, ho voluto costruire un ecosistema culturale: un festival che metta in dialogo generazioni, discipline e pubblici diversi, mantenendo sempre al centro la qualità artistica e una forte vocazione internazionale».

A cosa dovete la partecipazione di Declan Donnellan, uno dei registi più autorevoli della scena contemporanea?
«È nato dall’incontro tra una felice coincidenza e un rapporto costruito nel tempo. Declan Donnellan stava lavorando proprio su I due gentiluomini di Verona, un’opera che sembrava attendere naturalmente di essere riportata nella città che le dà il nome. A questo si è aggiunta la conoscenza reciproca e un dialogo che negli anni non si è mai interrotto. Quando gli ho proposto di inaugurare il Festival, l’interesse è stato immediato: così Verona ha avuto l’opportunità di accogliere uno dei più grandi interpreti contemporanei di Shakespeare con uno spettacolo che crea un legame quasi simbolico tra il testo, il regista e la città».

Quali consensi vi augurate di poter ottenere da parte del pubblico?
«Ci auguriamo innanzitutto che il Festival torni a occupare un posto di primo piano nel panorama delle grandi manifestazioni estive, affermandosi come uno degli appuntamenti di riferimento per il teatro e lo spettacolo dal vivo a livello nazionale. Allo stesso tempo, il consenso più importante sarà quello dei veronesi: vorrei che sentissero questo Festival come un patrimonio della città, con l’orgoglio di poter assistere, senza lasciare Verona, ad alcuni dei migliori spettacoli e alle più significative esperienze artistiche che oggi vengono prodotte in Europa e nel mondo. Questo, per me, è il senso più autentico di un festival pubblico: offrire ai propri cittadini il meglio della scena internazionale».

Cosa dire su come sono andate le cosa fino ad ora e quale invito rivolgere ai nostri lettori affinché accorrano numerosi al festival?
«L’inizio è stato incoraggiante: abbiamo registrato un’ottima partecipazione di pubblico, un grande interesse da parte della stampa e un entusiasmo che ci conferma di essere sulla strada giusta. È il segnale che c’è il desiderio di un festival capace di sorprendere, emozionare e dialogare con il presente. Ai lettori rivolgo un invito semplice: lasciatevi incuriosire. L’Estate Teatrale Veronese non è solo una successione di spettacoli, ma un’occasione per vivere la città attraverso lo sguardo di alcuni dei più importanti artisti della scena internazionale. Venite a condividere con noi questa esperienza: il teatro è ancora uno dei pochi luoghi in cui le persone possono riflettere e emozionarsi insieme».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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