Un romanzo che sa di verità, alternato a qualcosa di narrato, per la giovane Pamela Loprete, abile nello scrivere.
Un romanzo per Pamela Loprete, “E se non…”, un moto di verità sul suo vissuto, un monito per chi lo leggerà, in attesa di un grande dono che le regalerà, a breve, la vita…
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Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Pamela Loprete. Recentemente hai pubblicato un libro, “E se non…”, qualcosa che parla di te in maniera approfondita, nonché un monito per chi lo leggerà. Come ha preso forma il tutto, cosa ha mosso questa tua idea?
«Questo progetto ha avuto inizio all’incirca cinque anni fa, mosso non so come dal desiderio di scrivere un romanzo. Ho spesso realizzato delle poesie ma sapevo che dentro me c’era una storia degna di essere raccontata. Ho, così, iniziato a scrivere dalla fine e solo recentemente ho pensato di rimetterci le mani per scriverne la restante metà. Parlo di eventi del mio vissuto, ma non posso definirlo del tutto un romanzo autobiografico. Molte delle vicende che racconto sono romanzate, frutto della mia fantasia».
Cosa si prova a parlare di sé e nel raccogliere, conseguentemente, apprezzamenti da parte dei lettori?
«Le tematiche trattate sono varie e molti dei personaggi presenti nel libro sono persone conosciute negli anni dell’università e del mio trasferimento in Toscana, dopo aver lasciato la mia terra di origine, la Calabria. Parlare di sé e delle proprie fragilità non è mai facile. Forse devo a questo i cinque anni di attesa, prima di terminare e inviare il mio lavoro a varie case editrici. Dopo aver fatto un lavoro su me stessa, ho capito che molti temi di cui parlo, dalla salute mentale, al body shaming e la resilienza, sono tematiche che ancora oggi non vengono trattate a dovere. Mi sono fatta coraggio ed ho pensato di portarle avanti, mettendoci la faccia. Non ho mai desiderato diventare una scrittrice, anche perché pensavo di non averne le capacità. Ho, invece, potuto notare, con immenso piacere, l’apprezzamento dei lettori che hanno avuto modo di acquistare il mio libro».
Chi è Pamela e quali sogni guidano il tuo vissuto?
«Una ragazza semplice, che non rinnega il proprio passato e la propria provenienza e che, trovandosi in una realtà per lei troppo stretta, ha deciso di partire, di allontanarsi, per vivere una vita diversa. Ho trovato la mia ‘nuova casa’ in Toscana, supportata in un primo momento da mio fratello, poco più grande di me. Ho sempre amato scrivere, esplicitare con la scrittura i miei pensieri, anche quelli negativi, per cercare di superare momenti di grande fragilità e solitudine in una città sconosciuta e, alcune volte, troppo giudicante».
Sei giovanissima e a breve sarai mamma. Come vivi questo periodo, quanta emozione per questa attesa?
«Sì, tra poco sarò madre e questo, a tratti, mi spaventa. È un percorso bellissimo, che nei nove mesi di gravidanza ti insegna già tantissimo. Parliamo di forza, di coraggio e di amore incondizionato verso un esserino minuscolo, piccolo quanto una noce, che cresce giorno dopo giorno nel tuo ventre e di cui senti di avere una grande responsabilità, sin da subito. Di questi tempi sono poche le donne che decidono di avere un figlio e questo accade proprio per paura di perdere la propria indipendenza o realizzazione personale. Credo che si possa avere un figlio continuando ad essere indipendenti e, lavorativamente parlando, anche intraprendenti perché noi donne siamo in grado di fare cose inimmaginabili».
Possiamo aspettarci un nuovo romanzo, a breve?
«Per ora c’è la voglia di scoprire cosa potrà regalarmi questo romanzo e quante persone potranno conoscerlo. Credo sia giusto dedicare a questo romanzo tutto il 2026 e non pensare ad un possibile seguito. Ci sarà tempo e modo di proseguire, in un futuro. Ad oggi, oltre a organizzare altre presentazioni sul territorio, vorrei portarlo nelle scuole come romanzo di formazione per parlare delle tematiche che tratto nel libro ai ragazzi e capire cosa ne pensano».
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