Un primo romanzo per Elda Alvigini, “inutilmentefiga”, e un ritorno ad una serie che tutti amano, “Cesaroni – Il ritorno”.
Ritroviamo Elda Alvigini in occasione dell’uscita del suo primo romanzo, “inutilmentefiga”, un progetto fortemente desiderato che parla in particolar modo alle donne con un fare ironico e, al contempo, molto veritiero.
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Ben ritrovata su La Gazzetta dello Spettacolo, Elda Alvigini. “inutilmentefiga”, per Santelli, funge da titolo al tuo primo romanzo, un progetto che, in parte, ci parla di te e di molto altro. Ti andrebbe di raccontarci di come ha preso esattamente forma?
«Parlo di donne non rappresentate, che si parli di letteratura o di cinema. Sembra che passati i cinquant’anni le donne non siano più donne, non servano più, specie dopo la fine del processo riproduttivo, qualcosa che sperimento anche personalmente. Nella mia vita, invece, ci sono tantissime donne appagate dalla loro vita, non per forza mogli o mamme, e ciò non vuol dire che hanno per forza di cose rinunciato a qualcosa. Racconto, nel mio romanzo, una donna incasinata, in un progetto di ‘auto fiction’, perché la protagonista si chiama Elda ma non tutto ciò che leggerete è reale…».
Di cosa si parla esattamente nel tuo scritto?
«Si parla di coincidenze, di episodi passati della propria vita, dell’infanzia e dell’adolescenza, di viaggi, di lingue e di dialetti diversi. Una parte della mia famiglia è siciliana, chi mi conosce lo sa, motivo per cui in questo viaggio, in questa scoperta, c’è anche questo…».
Quali sensazioni hai provato nel realizzare questo romanzo, qualcosa di diverso dal ‘solito’ recitare?
«La domanda è un’altra, dal momento in cui ho sempre scritto i miei spettacoli teatrali, perché non l’ho fatto prima? (Ride) Questo non lo so, o meglio, forse so che ho sentito soltanto adesso forte l’esigenza di dire, ci siamo anche noi, una fascia più che nutrita di donne che va dai quarantacinque ai sessanta. Donne che leggono libri, vanno al cinema, guardano serie ma non sono rappresentate a dovere, in Italia».
Siamo a inizio anno e, a tal proposito, vorrei chiederti che bilancio ne fai di questo tuo percorso artistico?
«Il libro in sé racchiude proprio questo, ossia quanto gli altri ti vedano figo, legato ad un lavoro quasi irraggiungibile, ma senza guardare all’interno, a come stai. A mio modo, voglio mostrare quanto sia difficile stare bene con se stessi, parlando del percorso di cura, di tutto ciò che è stato fatto per capire a cosa fosse dovuta l’insoddisfazione profonda che vivevo e che veniva da lontano, al di là del successo ottenuto con I Cesaroni. Oggi posso dirti che sento di voler scrivere altri romanzi, senza accantonare il lavoro da attrice che comunque amo e a cui posso dare ancora tanto».
Oggi è importante parlarne, ammettere le proprie debolezze, senza negarsi delle nuove possibilità…
«Ho fatto tutto ciò che dovevo per essere dove sono, compiendo dei passi giusti. Ho compiuto il mio percorso di studi, i vari concorsi, ma avevo, non so per quale motivo, un giudizio sempre negativo su me stessa e credo che questo capiti a tante persone, al di là dell’essere uomo o donna».
A breve assisteremo al ritorno de “I Cesaroni”, una serie da sempre amatissima. Cosa puoi dirci a riguardo, nei limiti del possibile?
«È stato meraviglioso tornare sul set, il più bello di tutti gli anni! Ho amato la regia di Claudio Amendola, molto veloce, all’americana, con tante steadicam e senza pausa pranzo, che ti permette di non perdere la concentrazione, e si torna a casa prima. Sono da sempre dell’idea che la pausa sia deleteria. Altra cosa importante, è che Claudio ha realizzato personalmente i provini, essendo lui il regista quest’anno, e ci saranno delle new entry che vi faranno ridere ed innamorare. Non meno importanti le rolls-royce della serie, Ricky Memphis e Lucia Ocone, una più che chiara garanzia di comicità. Una serie, “Cesaroni – Il ritorno” che tratta qualcosa di nuovo, senza alcuna sostituzione, con dei caratteri diversi, perché i nostri personaggi sono ormai cresciuti, e questi dieci anni sono passati per tutti. Affrontiamo storie vere, originali, che spero possano far nuovamente innamorare il pubblico, con tutte le sue novità, senza alcuna minestra riscaldata. Ci sono tutti i Cesaroni, fatta eccezione per la grave perdita di Antonello Fassari, un trauma per tutti noi colleghi e amici, specie a livello umano. Cesare Cesaroni era per tutti la bottiglieria vera e propria e, detto con tutta la serietà possibile, la serie è dedicata a lui, per cui abbiamo lavorato con amore, proprio come se fosse sul set».
Cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico al di là di questo attesissimo ritorno?
«In questo momento sto provando a portare avanti la mia carriera di autrice, con le serie che ho scritto, i progetti televisivi e cinematografici. Sto anche provando a realizzare il mio secondo documentario, dopo averne realizzato uno sulla fotografia, che ha anche vinto il mibact, e di cui sono molto orgogliosa. Tra l’altro, sarò ancora in tour per la promozione del libro, a partire dal 13 gennaio a Milano, alla “Scatola Lilla”, per poi approdare alla Mondadori di Vercelli, il 14, il 17 a Gioia del Colle, al “Fully, future shop”, il 18 ad Altamura, all'”Antica tipografia Portoghese”, per poi tornare nel Lazio, a Tor Bella Monaca, il 23 a “Le torri”, e il 31 gennaio, a Ladispoli, “Scritti e manoscritti”. La tournée mi impegna particolarmente ma, al contempo, mi regala tante soddisfazioni, racconti di chi mi raggiunge per parlarmi delle loro esperienze, per degli abbracci, per dei semplici sorrisi».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

