Valeria Freiberg

Valeria Freiberg: tra formazione e sostegno

Una formazione approfondita, seria e voluta, quella di cui ci parla Valeria Freiberg: regista, autrice ed attrice.

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Un nuovo modo di formare alla recitazione, quello di cui ci parla Valeria Freiberg, pronta a darsi al prossimo, a trasmettere il suo sapere ai giovani, per amore della recitazione, dell’arte.

Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Valeria Freiberg. Nel tuo futuro un corso di alta formazione teatrale in collaborazione con il Maestro Joseph Fontano le cui audizioni si terranno il 27 e il 28 gennaio. Cosa dire a riguardo?
«Si tratta di un percorso professionale molto selettivo, con un accesso limitato, ed un inserimento ben preciso, per quella che è una compagnia storica, di Arnaldo Ninchi, la Ariadne. Insieme a J.Fontano abbiamo deciso di creare questo spazio/dipartimento, per dare un percorso chiaro da seguire, questo perché mi sono resa conto che spesso i giovani attori escono dalle scuole con una visione superficiale dei loro studi. Alla preparazione tecnica, dunque, si affianca un’attività continuativa sul campo, attraverso la partecipazione a diversi progetti e produzioni, nonché eventi e attività artistiche, di fianco a professionisti del settore. Senza dimenticare, annessa a tutto ciò, la danza».

Quanto è cambiato, nel corso degli anni, il modo di fare teatro?
«È cambiato, certo, come cambiano gli essere umani, la presenza scenica, il contenuto di ogni essere. Il teatro, come dicevo poc’anzi, è un’arte antica, che va a toccare un punto, se così vogliamo definirlo, ben nascosto di ogni essere umano, qualcosa di ben nascosto. Lavorando con i giovani noto che la necessità di sfondare questo muro iniziale, questa chiusura che si è creata, anche a livello comunicativo, è qualcosa di importante. Cambia il linguaggio, dunque, ma non la necessità di raccontarsi».

Quanto sapere c’è da trasmettere ai giovani di oggi, rispetto alle lezioni che venivano impartite in passato?
«Una domanda interessante e allo stesso tempo abbastanza complessa. Parliamo di due mondi completamente diversi. Ciò che ci veniva raccontato, oggi non interessa, non colpisce, i giovani, purtroppo, viste le esperienze differenti vissute. Bisogna quindi individuare, per prima cosa, un punto di incontro comune per poi raccontare loro le ‘favole del passato’. È il teatro il luogo primario in cui ‘incontrarsi’, in cui creare un certo legame tra generazioni, storie, cultura e sensazioni. È necessario tramandare, vista l’artigianalità del mestiere, onde evitare di perdersi, di snaturarsi».

Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Questo 2026 partirà con delle proposte interessanti, con una ricerca di linguaggi, un incontro fra ciò che è digitale e quotidiano, annesso a delle storie del passato, tra autori francesi e non. Un incontro, appunto, tra passato e presente, su come il tutto risuona nella nostra quotidianità. I progetti da realizzare sono tanti, come il teatro sostenibile e tanto altro…».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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