Grazia Di Michele

Grazia Di Michele: i giovani oltre i ruoli di bulli e vittime

A pochi giorni dal via di Effetto Venezia (29 luglio – 2 agosto, Livorno), abbiamo incontrato la direttrice artistica Grazia Di Michele.

C’è un filo che lega quarantuno edizioni di Effetto Venezia, e quest’anno quel filo ha il volto e la voce dei più giovani. Non più spettatori, ma protagonisti: sul palco, dietro le quinte, nei linguaggi scelti per raccontare il presente. Dal 29 luglio al 2 agosto, il quartiere Venezia di Livorno si trasforma ancora una volta in un palcoscenico diffuso, dove la musica di The Kolors e Ditonellapiaga si intreccia con momenti di riflessione civile, come l’incontro sul cyberbullismo con Teresa Manes, madre di Andrea Spezzacatena, e l’attore Samuele Carrino.

Abbiamo incontrato Grazia Di Michele, cantautrice e direttrice artistica della kermesse, per farci raccontare cosa significa oggi costruire un festival “intergenerazionale”, perché il tema del bullismo è tornato centrale nel programma, e come si fa, in pratica, a far dialogare la sensibilità di un ragazzo di sedici anni con quella di un artista che fa musica da quarant’anni. Ne è nata una conversazione che parla di Livorno, ma anche di tutti noi.

L’intervista a Grazia Di Michele

Bentornata Grazia Di Michele sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Il tema di quest’anno è ‘Futuro Prossimo – Idee e storie delle nuove generazioni’. Da direttrice artistica, qual è stata la sfida principale nel costruire un cartellone che lasciasse spazio espressivo ai giovani, superando la narrazione banale che li descrive solo come ‘bulli’ o ‘vittime’?

«Semplicemente parlare con loro, incontrarli, immergersi nella loro visione del mondo e dei mondi possibili, ascoltarli, costruire insieme e uscire dagli stereotipi che li descrive in maniera superficiale».

Nel programma vediamo coesistere la spensieratezza dei The Kolors e di Ditonellapiaga, l’energia di Frankie HI-NRG, l’omaggio a Lucio Dalla e la profondità di Ginevra Di Marco. In che modo questi linguaggi apparentemente così diversi dialogano tra loro per creare un ponte tra generazioni?

«C’ è sicuramente un filo che unisce da sempre le diverse generazioni, e questo filo è il segreto della connessione e del passaggio di quanto c’è di bello e importante nel linguaggio artistico ( attenzione manca Tosca). Le parole, la musica, l’arte in generale riescono a superare qualsiasi confine».

Il 1 agosto il palco centrale ospiterà una testimonianza toccante come quella di Teresa Manes e Samuele Carrino sul tema del cyberbullismo. Credi che la musica e il teatro possano funzionare come una vera e propria ‘terapia’ e strumento di prevenzione per i ragazzi di oggi?

«Da musicoterapeuta e artista credo che cil potenziale sia enorme. Un film, un musical, un libro, una testimonianza come quella di Teresa Manes possono essere una forma di informazione e sensibilizzazione formidabile».

Con l’iniziativa KomBo Lab avete destinato un’area strategica della città alla creatività emergente. Quanto è stato importante dare ai ragazzi non solo un ruolo di spettatori, ma un vero e proprio ‘comando’ dello spazio urbano e artistico?

«Lo spazio lo avevano, è stato integrato all’interno del programma di Effetto Venezia ma sono loro a riempire di contenuti questa area, la kermesse è dedicata ai giovani comunque ma è giusto valutare e inserire i luoghi dei loro incontri e scambi creativi».

Dall’uso della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) nel manifesto ai palchi diffusi in sicurezza nelle Fortezze, Effetto Venezia dimostra una forte attenzione all’inclusione e all’impatto sociale. Qual è il messaggio più forte che speri la città di Livorno e i visitatori si portino a casa al termine di questi cinque giorni?

«Spero la sensazione che è possibile coniugare il divertimento con la riflessione , il confronto con la libertà di pensiero, la condivisione con il proprio sentire. Ci cono letture di libri importanti, spettacoli teatrali…insomma sicuramente tornare anche con una mente più aperta e piena di bellezza».

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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