Gianni La Corte con il libro Nessuno

Nessuno, di Gianni La Corte

Per la nostra rubrica Libri e Scrittori, incontriamo oggi lo scrittore “Gianni La Corte”, che esordisce con il suo primo romanzo: Nessuno.

Gianni La Corte, noto editore piemontese, esordisce nel genere thriller con il romanzo “Nessuno” (pubblicato con il suo stesso marchio). Un tesissimo cold case, giocato tra il 1999 e i giorni nostri, di cui è protagonista il giornalista investigativo Martino Falconi. Un romanzo dagli echi kinghiani, e il pensiero va al racconto “Stand by me” di “Stagioni diverse” dell’autore statunitense, ambientato in una misteriosa e sempre fascinosa Torino.

Gianni La Corte, benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Perché considera Nessuno il suo vero esordio?
«Perché sono passati più di dieci anni dall’ultimo libro che avevo pubblicato, e allora scrivevo tutt’altro genere. È stato poi un percorso lungo visto che ho iniziato a scrivere Nessuno nel 2019, e i suoi personaggi mi hanno accompagnato per anni, diventando via via più nitidi nella mia testa. Ho impiegato così tanto tempo perché sono per primo un accanito lettore di thriller e so quanto noi lettori siamo esigenti: per questo ci tenevo a scrivere una storia che fosse capace di soddisfare chi lo leggeva. E oggi vivo l’uscita in libreria con la stessa felicità di un debuttante assoluto: trovo bellissimo che, dopo tutto questo tempo, i personaggi vissuti finora solo nella mia testa stiano per incontrare finalmente i loro lettori».

Sulla Stampa è stata lodata la tensione che attraversa la storia, è stato difficile crearla e mantenerla?
«Mantenere il ritmo e la tensione su due linee temporali distanti venticinque anni è stata la sfida più dura: ci ho lavorato a fondo, anche seguendo i consigli di alcuni degli editor e degli autori di thriller più importanti in Italia – che ringrazio. Dalla prima stesura, per esempio, ho tagliato oltre 120 pagine. Ma in un thriller il ritmo è fondamentale: deve essere un artiglio che ti cattura fin dalle prime righe. Così come i colpi di scena: non possono mancare. E io ho fatto di tutto per essere all’altezza delle aspettative di un lettore».

Nella vicenda lei dà spazio alla novità del momento, la famigerata intelligenza artificiale e i deepfake, da editore sono più le preoccupazioni o le speranze legate a questo mezzo?
«Guardo all’intelligenza artificiale con un misto di curiosità e preoccupazione: può essere uno strumento utile, soprattutto a velocizzare certi processi, ma il rischio è che finisca per appiattire le voci e i pensieri invece di amplificarli. E mi preoccupa soprattutto la manipolazione della realtà: in un mondo in cui le fake news influenzano il pensiero di molti e possono addirittura spostare i risultati di una votazione, come ci si difende se non si riesce più a distinguere cosa sia vero oppure no? Nel romanzo, poi, il deepfake diventa una metafora prima ancora che una tecnologia: la possibilità di manipolare l’identità di qualcuno tocca una paura molto più antica della tecnologia stessa».

Se fosse costretto a scegliere manterrebbe il ruolo di editore o di scrittore? E perché ha deciso di far uscire il suo romanzo col suo marchio?
«Sceglierei l’editore, senza troppi dubbi: è il ruolo a cui devo di più, quello che mi permette di far vivere le storie degli altri, quello per cui da oltre 18 anni lavoro novantacinque ore al giorno. Le belle storie sono sempre il punto da cui partire, indipendentemente da chi le scrive. Scrivere, invece, resta per me innanzitutto un bisogno personale, qualcosa che faccio prima di tutto per me stesso. La stesura di questo romanzo, per esempio, è stata un’importante ancora che mi ha accompagnato durante gli ultimi burrascosi anni post covid. Ho deciso di pubblicare Nessuno con La Corte Editore perché so come lavoriamo e quanta professionalità e passione c’è dietro al nostro mestiere. E in fondo anche un fenomeno mondiale come Joël Dicker, in Francia, pubblica con la propria casa editrice».

Il protagonista di Nessuno è un giornalista investigativo… come si è documentato su questa professione delicata?
«In questi anni ho avuto la fortuna di parlare e confrontarmi con diversi grandi giornalisti, per capire come si lavora davvero una fonte: uno su tutti Stefano Tura. E poi mi sono chiesto come può vivere un uomo sotto scorta? Quanto deve amare il proprio lavoro una persona che sacrifica la propria libertà pur di poter portare al pubblico le storie che ritiene importanti? In ogni caso, ho cercato di renderlo umano prima che eroico: un uomo che fa il suo lavoro con la stessa ansia con cui lo farebbe chiunque di noi».

Il romanzo è ambientato a Torino. Che cosa la lega alla sua città di origine e cosa la respinge?
«Io sono innamorato di Torino, perché la trovo una città a misura d’uomo. Ma è anche una città che ti costringe a guardarla più volte. C’è il lato ordinato ed elegante, quello più frenetico, e infine quello più nascosto, fatto di ombre e segreti. Torino sa essere viva e pungente e allo stesso tempo silenziosa e riservata. Certo, a volte, proprio questa discrezione portata all’estremo può essere il suo lato negativo. Ma non potevo immaginare di ambientare il libro in nessun’altra città».

Se questa intervista ti ha incuriosito, e vuoi approfondire o leggere “Nessuno, di Gianni La Corte” ecco dove trovarlo.

Su Francesca Ghezzani

Giornalista, addetto stampa, autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. In passato ha collaborato con istituti in qualità di docente di comunicazione ed eventi.

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