Sara D'Amario © Federico Ferrantini
Sara D'Amario © Federico Ferrantini

Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole, di Sara D’Amario

Sara D’Amario si racconta in questa intervista in occasione del suo ultimo romanzo, “Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole”.

Il romanzo “Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole” vede Sara D’Amario, attrice e da tempo anche scrittrice, protagonista di questa nostra intervista sulla realizzazione di un giallo dai risvolti imprevedibili. Due passioni, quelle scelte nella vita, portate avanti con lo stesso amore di sempre e con una grande consapevolezza…

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Sara D’Amario. Quanto entusiasmo c’è per la pubblicazione del tuo quinto romanzo, “Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole”, edito da Newton Compton Editori?
«L’entusiasmo è tantissimo e nasce dal forte desiderio che ho da sempre di divertire e intrattenere le persone. È ciò che più amo e che cerco di fare anche come attrice, al di là dei ruoli spesso drammatici che mi vengono affidati, fatta eccezione per Aldo, Giovanni e Giacomo, che mi hanno dato la possibilità di regalare al pubblico qualcosa di comico. Ecco, credo che proprio dal desiderio di far ridere, che accomuna queste mie due attività, nasca anche il ritmo che sostiene il romanzo e quindi una lettura brillante e scorrevole, che racconta un mondo in cui ognuno può riconoscersi».

Attualmente sei ancora in promozione e, a tal proposito, quali consensi stai raccogliendo?
«Sì, siamo ancora in promozione e sono tante le date a cui parteciperò. Sono in molti a dirmi che il libro è divertente e che, allo stesso tempo, porta a riflettere. La cosa bella è che ognuno ne evidenzia aspetti diversi, una libertà che amo lasciare al lettore. Posso dirti che durante una delle ultime presentazioni, in Abruzzo, due ragazze sono intervenute dicendo che avevo affrontato in modo molto delicato due temi “sensibili” e ho apprezzato molto questo loro commento, che rientra proprio in questo mio desiderio di lasciare al lettore la libertà di cogliere nel libro ciò che più lo colpisce. E poi, naturalmente, c’è l’indagine, che tiene il lettore con il fiato sospeso».

Diversamente dall’essere attrice, cosa riscontri di diverso nella scrittura?
«La libertà è diversa. Come attrice tendo a dare vita a personaggi che mi sono stati affidati, cercando di aderire il più possibile, come sono solita fare, alle parole e alle note di regia. Come autrice, invece, ho completa libertà nel gestire a modo mio ogni minima cosa, perché ho creato tutto io».

Quali maggiori consapevolezze ti legano alla recitazione?
«Grazie per questa domanda! Mi sta particolarmente a cuore perché faccio l’attrice da trentatré anni, da quando mi sono diplomata alla Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino. Oggi sento di essere ancora più libera di utilizzare i tanti strumenti che ho a disposizione. Più invecchio e più sento di diventare brava, non smetto mai di studiare, lavorare e allenarmi».

Credi sia mancato qualcosa, in particolare, a questo tuo percorso?
«Mancano sicuramente dei ruoli, per quanto ne abbia interpretati tanti e sia stata felicissima di farli. Li ho amati tutti, senza distinzione! Ora come ora, ti dirò, avrei voglia di un personaggio che abbia un arco narrativo complesso, con tanti momenti diversi nel corso della sua storia. Un personaggio ricco di sfaccettature e contraddizioni, come siamo tutti noi nella vita quotidiana».

Chi è oggi Sara e quali passioni caratterizzano il tuo vissuto?
«È l’anno della mia rinascita! Un anno che mi ha portato molte cose, anche dal punto di vista della regia teatrale e cinematografica, e che mi ha permesso di mettere a frutto tante esperienze già vissute. Ho cinquantaquattro anni e sento di essere forte e di vivere un momento bellissimo, con i piedi ben saldi a terra, grazie all’esperienza maturata negli anni, ma la testa che spazia tra tante idee e progetti da realizzare. Questa sono io, adesso!».

Hai intenzione di scrivere altro, al di là di questo ultimo progetto?
«Ho immaginato questa storia nel 2011, per poi lasciarla in un cassetto a seguito di varie vicissitudini. Mi auguro che possa piacere tanto alle lettrici e ai lettori, e quindi di continuare su questo filone con un prossimo episodio».

Nel tuo vissuto c’è anche la direzione artistica di un polo culturale…
«Dal 2023 sono direttrice artistica del Polo Artistico e Culturale della Fondazione Istituto delle Rosine di Torino. È un lavoro che amo moltissimo perché mi permette di spaziare tra attività molto diverse: teatro, musica, cinema, arti visive, incontri, corsi, progetti culturali. Tutte le attività sostengono le Opere sociali che la Fondazione offre gratuitamente alla comunità, in linea con la missione originaria di Rosa Govone, la fondatrice: il Punto di Ascolto per donne in difficoltà, cioè colloqui psicologici individuali con una psicoterapeuta; Cerchi di Mamme, 6 attività diverse per le donne in gravidanza e le neo-mamme; la Musicoterapia per i bimbi audiolesi, in collaborazione con l’ospedale Martini di Torino».

In ultima battuta, cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico?
«A breve riprenderò uno spettacolo di cui curo anche la regia e nell’inverno del prossimo anno prenderò parte a un film a cui tengo molto, di cui però non posso ancora anticipare nulla. C’è poi un altro progetto teatrale, insieme a una pianista: vorremmo costruire uno spettacolo musicale che racchiuda più storie, raccontate in modo molto giocoso. Il mio futuro artistico è piuttosto pieno e ne sono felice. Ecco le prossime date di presentazioni del romanzo già fissate: 23 settembre Santa Margherita Ligure: festival Santa in Giallo, ore 16,30 presso Spazio Aperto, via dell’Arco 38 – 29 settembre Bruino – 1 ottobre Torino presso Libreria Feltrinelli piazza CLN – 7 ottobre Moncalieri presso Biblioteca Civica A. Arduino – 14 ottobre Carmagnola – 5 novembre Torino ore 18,30 Museo Pietro Micca».

Se questa intervista ti ha incuriosito, e vuoi approfondire o leggere “Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole, di Sara D’Amario” ecco dove trovarlo.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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