A tu per tu con la meravigliosa attrice Anna Safroncik, che torna sulle nostre pagine per raccontarci una nuova fiction.
È sempre un piacere poter ritrovare Anna Safroncik, tra le attrici più apprezzate del panorama televisivo italiano, in un’esperienza ancora più importante e immersiva in onda da questo 30 gennaio su Canale 5, “Colpa dei sensi”, coproduzione RTI Compagnia Leone Cinematografica. Un ritorno atteso, dopo la riuscitissima operazione vissuta ne “Se potessi dirti Addio”, del 2024, sempre ad opera di Simona Izzo e Ricky Tognazzi, sempre di fianco al collega Gabriel Garko. Un ritorno che la stessa Anna definisce emozionante…
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Anna Safroncik. Come stai e quanta attesa c’è per la messa in onda della nuova serie Mediaset, “Colpa dei sensi”?
«Sto bene! Non vedo l’ora che ci sia la messa in onda e, nell’attesa, sono molto emozionata! Abbiamo lavorato tanto, e bene, e adesso è il momento di festeggiare…».
Un ritorno atteso il tuo, perché sai bene che il pubblico ti ama, nei panni di una donna che, fondamentalmente, ha qualcosa che riporta a te, al mestiere del tuo amato papà e, dunque, all’arte. Cosa puoi dirci, nei limiti del possibile, sulla tua Laura, sulla trama di “Colpa dei sensi”?
«Esattamente! Sono felicissima che Simona Izzo abbia voluto regalarmi, in qualche modo, questo omaggio al mio papà, tenore ed insegnante di canto all’università. Un lato lirico che mi ha fatto molto piacere vivere. La storia, fondamentalmente, parla dei sensi di colpa legati proprio al mio personaggio, Laura, sposata con Enrico, interpretato da Tommaso Basili. Una vita serena, quella vissuta ma, ad un tratto, irromperà il suo amore del passato, dei vent’anni, Davide, interpretato da Gabriel Garko. Comincerà in questo modo il suo tormento, una continua indecisione, che la porterà a rimettere il discussione le scelte precedenti, in un turbinio di continui sensi di colpa misto ad un lato anche thriller da sviluppare perché Davide è tornato, in realtà, per svelare un mistero…».
Un sodalizio che si rinnova, quello tra te, Simona Izzo e Ricky Tognazzi, registi della serie, e Gabriel Garko, con cui hai condiviso una bellissima storia, qualcosa che di certo ‘ameremo’, ancora una volta, proprio come è stato per “Se potessi dirti Addio”. Cosa dire su tutti loro, sul periodo di riprese trascorso nelle Marche e nel Lazio?
«Il sodalizio o, se vogliamo, quartetto, è stato riconfermato da Mediaset a gran voce, con una netta richiesta di ritorno, per cui siamo stati felicissimi di esaudire questo desiderio. Durante il periodo di lavorazione della serie ho scoperto le Marche, in particolare il Conero, un territorio bellissimo che non credevo esistesse e che consiglio di visitare. A tal proposito, ricordo con piacere un momento in cui durante le riprese, intenta a realizzare un bel primo piano, sono venuti fuori dei delfini e non ho potuto fare a meno di gridare a gran voce a Ricky di riprenderli. Una sensazione bellissima!».

Creerà di certo gioia saperti nuovamente in scena con Giorgia Wurth, la Tessa Taviani che ci riporta ad una serie amatissima e che ti ha regalato tanto, “Le Tre Rose di Eva”. Quanta emozione nel ritrovare una ‘sorella’ televisiva a distanza di qualche anno dall’ultima stagione di quel successo a cui tutti siamo ancora legati?
«Non sai quanto ha reso felice anche me ritrovare Giorgia! Con lei, a fine riprese de “Le Tre Rose di Eva”, eravamo davvero come due sorelle e oggi ho il piacere di ritrovarla come migliore amica del mio personaggio. Sai, quando ti ritrovi a girare con persone con cui hai già totalizzato grandi risultati, e vissuto importanti emozioni, è molto più semplice e gratificante perché sai cosa aspettarti ed è un po’ come guidare una macchina che conosci molto bene, ritrovandosi, partendo da una base di conoscenza molto buona».
Lo sappiamo bene, quella serie è rimasta nel cuore di molti italiani, così come la tua Aurora, un personaggio ancora oggi amatissimo, positivo, rappresentativo di grande forza…
«Grazie! Nemmeno io riesco ancora a credere al fatto che non ci sia una nuova stagione de “Le Tre Rose di Eva” ma continuo a sperare. Vorrei ci fosse ancora una possibilità!».
C’è bisogno di personaggi positivi, specie in ambito femminile…
«Sempre! Parliamo di qualcosa che ho sempre ricercato e che, come possibile, cerco di continuare a fare. Le mie eroine devono, a loro modo, dare una mano, incoraggiare con un po’ di sana magia. Questo mestiere è fatto per cullare i cuori, per poter dare anche una mano a chi ha bisogno di comprendere cosa accade nella propria vita».
Ne accadono tante di cose, di violenze sulle donne, in un mondo che, inversamente, dovrebbe regalare tranquillità, stabilità. Vorrei poter conoscere la tua idea a riguardo?
«Oggi abbiamo la dimostrazione del fatto che di limiti non ce ne sono più ma ognuno di noi può fare la differenza con un valore antico ma ancora tanto caro: la gentilezza, annessa all’empatia. Empatia verso il prossimo e una gentilezza che può fare la differenza, senza guardare soltanto alla propria persona. Ogni essere umano ha un valore che, se usato, torna indietro, in qualche modo. Dare, è questo il segnale da tramandare, qualcosa che fa stare bene gli altri, anche perchè nel prendere non è mai ‘fiorito’ nessuno».
Sappiamo bene cosa è accaduto nella tua terra qualche anno fa e quanto ti sei battuta affinché qualcosa potesse cambiare o, se vogliamo, terminare…
«Si, ho cercato di battermi ma ho poi capito che sensibilizzare serve a poco. Qualsiasi cosa accada, la guerra non cessa, purtroppo. Aiutiamo, come possibile, le persone che conosciamo, chi è o meno di famiglia, e adesso posso dirti che ho il papà qui con me, insieme a sua moglie. Era venuto per le vacanze di Natale ma, vista la tragicità del momento e le centrali elettriche abbattute a Kiev, adesso è qui, finché lo vorrà. Mi sveglio serena al mattino perché so che è a casa a prepararmi la colazione, e non al gelo, per fortuna. Di certo c’è che non è ammissibile che la gente continui a morire senza motivo e mi auguro che possa presto cambiare qualcosa. Nella maggior parte delle famiglie non si parla nemmeno più di quanto si stia o meno male, ormai. Si ricorre soltanto all’umorismo, al sostegno, a raccontarsi barzellette pur di far ridere, al di là del perdere le persone, qualcosa di terribile…».

Quali consapevolezze con il passare degli anni sta regalandoti questo mestiere?
«Sicuramente oggi capisco ancor più quanto le relazioni umane costituiscano la nostra vita. Questo perché la vita è cio che ti accade mentre costruisci qualcosa e, con il passare degli anni, porti con te i bei ricordi che ti hanno dato le persone, le congratulazioni, qualcosa a cui dobbiamo pensare a dovere perché non c’è bisogno di morire per capire che non ci portiamo via niente di materiale. Possiamo accorgerci quotidianamente che ciò che ci succede e rimane è, semplicemente, un cuore pieno di emozioni per qualcuno, insieme a quel qualcuno. È il caso di Giorgia, ad esempio, ritrovata dopo la precedente serie, i tantissimi ricordi che mi riportano a Cento Vetrine e, non ultimo, Pietro Genuardi che sarà sempre con noi, al di là della sua mancanza. Resta ciò che hai condiviso, su tutto».
A tal proposito vorrei chiederti proprio un ricordo di Pietro Genuardi, un partner da tutti indimenticato per la tua Anna Baldi, vissuta proprio all’epoca di “Cento Vetrine”…
«Pietro è sempre stato un uomo positivo, che portava grande gioia. Al funerale eravamo in tanti ma mancava proprio lui, quello solito a fare baldoria, il nostro leader. Eravamo persi proprio per questo, perché non era lì a dire nulla, a fare battute. Abbiamo perso una luce fondamentale nel nostro gruppo di “Cento Vetrine”. Oggi lo sento vicino, per nulla lontano».
È cio che tutti pensano di lui…
«Lo nominiamo spessissimo. Per noi c’è e credo sia tra le cose più appaganti nella vita di ogni singolo attore. Si è pienamente guadagnato, e di questo ne sono fiera, la sua immortalità nei nostri cuori e nei cuori del pubblico».
Anna, che periodo stai vivendo? Sei felice, appagata?
«Sto vivendo un periodo di grande serenità! Sono single e me la godo. Vivo in piena tranquillità e, dopo aver bruciato le tappe da ragazzina, posso dire che ora mi godo, finalmente, la famiglia, la mia casa, senza più dover rincorrere qualcosa, specie dopo questi anni di guerra. La famiglia conta e molto, non solo per quelli che sono stati i ricordi ma per il tempo da poter godere insieme. E poi c’è il pubblico, che amo, e sarà bello poter raccogliere il risultato di questo nuovo lavoro. Mi sveglio al mattino e per la prima volta nella vita amo me stessa. Un tempo vivevo una corsa verso la carriera, invece adesso la sto vivendo. Vent’anni fa sognavo esattamente tutto ciò che ho, qualcosa di richiesto al cielo. Non sto dicendo che la mia vita sia perfetta ma posso dirti che sognavo una casa che guardasse il Tevere, ed è così, e poi per la prima volta, dopo tempo, ho trascorso il mio compleanno con entrambe i genitori. Assaporo tutte queste cose perché mi rendo conto di quanto siano preziose e vere».
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