Francesco Ferdinandi: l’attore oltre la maschera

Passione e determinazione accompagnano Francesco Ferdinandi, tra i protagonisti de “Una nuova vita” e “Il Paradiso delle Signore”.

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Da “Il Paradiso delle Signore” a “Una nuova vita”, l’attore Francesco Ferdinandi è con noi de La Gazzetta dello Spettacolo per raccontarci di quanta gioia stanno regalandogli le ultime esperienze e di quanto interessante sia essere immerso nella recitazione.

Benvenuto sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, Francesco Ferdinandi. Da qualche tempo sei parte della famiglia televisiva de “Il Paradiso delle Signore” nei panni di Cesare Brugnoli. Cosa dire sul tuo personaggio e sul modo in cui sei stato accolto dai colleghi?
«Sono entrato al Paradiso in corsa e l’accoglienza ricevuta è stata sin da subito bellissima. Parliamo di una macchina che da sempre procede ad alta velocità e provare a stare al suo ritmo ha rappresentato una bella sfida. Sta procedendo, c’è l’ho fatta a prendere quei ritmi, e posso dirti che l’esperienza è molto positiva. A partire dal direttore artistico, dall’intera produzione, sono stato accolto benissimo, cosi come dai registi, e questo fa tanto, ti regala una bella fetta di appartenenza».

Si parla di una macchina ben organizzata, di una palestra di vita…
«Assolutamente! L’attenzione va tenuta su tutto, visti i tanti anni di vita del prodotto e, per forza di cose, dietro deve esserci un’ottima organizzazione, qualcosa che si ottiene grazie ad una forte unione di intenti. Un aspetto che, ti dirò, mi ha sorpreso sin da subito e in maniera più che positiva».

Il tuo Cesare Brugnoli è definito dai molti un giramondo entusiasta. Quanto c’è di te in lui e cosa sta regalandoti?
«Entusiasta, vero, e giramondo portato sempre a stupirsi e, al di là del suo essere benestante, devo dire che non vive di pregiudizi. Di me in lui c’è la voglia di stupirmi ma non l’ingenuità, che non mi appartiene, e che ritengo possa essere, per molti versi, una piccola trappola. Vive di tanti contrasti, ha le idee chiare, ma tanto altro ancora si vedrà di lui…».

Un daily molto apprezzato, “Il Paradiso delle Signore”, quali riscontri da parte del pubblico?
«Ho notato diversi apprezzamenti sul mio Cesare, e di questo sono felice ma, al di là di lui, posso dirti che la funzionalità e l’efficacia sono sempre figli dell’insieme.

Francesco Ferdinandi in Il Paradiso delle signore. Foto di P. Bruni
Francesco Ferdinandi in Il Paradiso delle signore. Foto di P. Bruni

A breve potremo ritrovarti anche in “Una nuova vita”, un nuovo prodotto Mediaset e, a tal proposito, vorrei poterti chiedere, nei limiti del possibile, qualche anticipazione su quello che sarà il tuo ruolo, la storia?
«Posso anticipare che in questo nuovo progetto i due protagonisti, Anna Valle e Daniele Pecci, si ritroveranno ad avere a che fare con due famiglie. Il mio personaggio, Diego, si destreggia tra questi diversi equilibri ed appartiene proprio ad uno di essi, alla famiglia Chiesa. Ho avuto modo di notare, durante il periodo di lavorazione della serie, la forte unione che si è venuta a creare tra tutti voi appartenenti al cast».

Posso chiederti che ricordo porti con te di quel periodo?
«Abbiamo girato per buona parte in Trentino, vivendo a stretto contatto, alimentando, così, l’empatia tra noi che, a sua volta, ha contribuito a creare una sempre più forte energia, facendo sì che si sviluppassero aspetti più che funzionali per il progetto. Un convoglio di sensazioni molto belle e spero che nella visione si avverta, questa grande unione di intenti».

Personalmente ho avuto modo di apprezzarti in occasione della messa in onda della serie Rai, “Costanza”, capitanata dagli attori Miriam Dalmazio e Marco Rossetti. Vorrei poterti chiedere cosa sta regalandoti questo percorso artistico, quali maggiori consapevolezze?
«Questo percorso mi ha portato ad acquisire, come dicevi poc’anzi, sicuramente delle maggiori consapevolezze mettendomi, in particolar modo, dinanzi a sempre tante sfide che mi portano, di volta in volta, a scoprire cose di me che non conoscevo e che, se possibile, mi porteranno anche a cambiare. Si esce sempre in modo produttivo da ogni esperienza. La parte del medioevo in “Costanza”, ad esempio, è stata molto avvincente, così come recitare con un cavallo, qualcosa che non è per niente scontato e che ha rappresentato un magnifico risultato. Ogni esperienza è oro, è qualcosa di mentale e fisico e di funzionale. Ci si chiede spesso se si è stati performanti o meno ma, personalmente, credo che la domanda più giusta risiede nel chiedersi se sono stato realmente funzionale al progetto. Una domanda che ti porta sempre più a distillare ciò che può essere superfluo per andare un po’ più alla radice di ciò che può servire a un personaggio da interpretare».

Quale ruolo vorresti poter vestire in futuro?
«Un romance, un’avvincente storia ed anche qualcosa che possa permettermi di trasformarmi, visto che mi attira tanto la possibilità di cambiare del tutto connotati, andando oltre la maschera».

Quali sogni sono ancora chiusi nel cassetto?
«Non so risponderti perché i sogni, al momento, sono in continua mutazione, proprio come me. Sono lì, fermi, intermedi e fungono da sprono, come una vera e propria sfida da affrontare. Di certo, al momento, posso dirti che non ne ho uno ben deciso nel cassetto. Posso, almeno al momento, semplicemente dirti che sogno di fare più esperienze possibili».

In ultima battuta, cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico, al di là dei lavori di cui abbiamo parlato in questa nostra intervista?
«Spero di poter portare a termine un progetto teatrale e ben presto ci sarà anche un film, The Digger, ad opera di David Petrucci. Altro, al momento, non posso anticipare, per pura scaramanzia e rispetto».

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