Anna Mazza. Foto di Gaetano Del Mauro
Anna Mazza. Foto di Gaetano Del Mauro.

Anna Mazza e le storie che la cercano

Oggi parliamo di Anna Mazza, e dalla storie, partendo dalla piccola Anna, con Annarella, e con la janara, tre identità che convivono serenamente.

Partiamo dall’inizio. La piccola Anna vive con il papà, la mattina è felice di correre a scuola perché le sembra di entrare nel mondo attraverso un altro ingresso. Legge tanto, e ogni libro le regala la magia di essere trasportata di qua e di là.

Il Balletto di Rudol’f Nureev e la Gatta Cenerentola hanno suscitato in Anna lo stesso stupore che lascia un giro di giostra in un bambino. Poi, da adolescente, vive un’esperienza che lei definisce “folgorante” vede in televisione “Ferdinando” di Annibale Ruccello. La profonda analisi antropologica e storica del popolo napoletano, ma soprattutto la pregiata ricerca linguistica, caratterizzata dal recupero di una parlata antica, ironica e viva, è forse qualcosa che Anna non dimenticherà e porterà con sé nella sua scrittura a partire dalla prima adolescenza quando si cimenta a raccontare il suo mondo. A Napoli frequenta il Liceo Classico e la Facoltà di Lettere Moderne, non poteva essere altrimenti.

Durante l’Università parte per l’Erasmus e va in Spagna. Un foglio bianco, quell’esperienza, dove poter cominciare a scrivere la sua vita. Anna lavora, studia e scrive. Rimane in Spagna per cinque anni, quel periodo di vita rappresenterà, insieme alla lettura, l’humus per la sua scrittura.

Decide di tornare in famiglia accompagnata dal desiderio di raccontare storie. In maniera casuale diventa buddista, perché quella filosofia trasmette, con semplicità, messaggi colmi di saggezza che sono davvero in grado di migliorare la qualità della sua vita. Pratica da diversi anni e da due ha ricevuto il Gohonzon, l’oggetto di culto del Buddismo.

Anna Mazza ha anche la sua potente arma di difesa, la scrittura. Sicché in un momento buio della sua vita, nasce il monologo “Nostra Signora dei Friarielli” che va in scena grazie a Myriam Lattanzio, autrice dei testi di “Femmene”. La regia è di Niko Mucci, unica attrice, Nunzia Schiano che racconta quattro storie diverse, ma esemplari nel descrivere la psicologia femminile. Le storie vengono alternate da momenti musicali con Francesco Ponzo alla chitarra, e Roberto Giangrande al contrabasso, che accompagnano la splendida voce della Lattanzio. Emerge, nello spettacolo, l’ironia e la forza delle donne e regala tante risate che inducono, però, alla riflessione. Sono già quattro anni che lo spettacolo va in replica registrando sempre il sold out e continua a regalare al gruppo di lavoro sempre grande soddisfazione.

 E’ recente la rappresentazione di un altro progetto teatrale a cui Anna prende parte. Dai testi di Angela Matassa, Anna Mazza e Roberto Russo è nata la piece “Corpi scelti – Trittico Carnale”, per la regia di Peppe Miale. Tre storie di donne e dei loro corpi messi in vetrina in una trasmissione radiofonica che, in modo surreale, pone l’attenzione sull’aspetto voyeristico insito in ciascuno di noi. Anna con il monologo “Taglio netto”, interpretato dalla brava Gioia Miale, racconta la storia di Imma, una sarta che decide di sacrificare se stessa vendendo parti del proprio corpo per garantire un futuro ai propri figli.

 Una prossima storia? Sì, sta lavorando ad una storia che vuole essere raccontata, si tratta de “La V ora”, un solo testo, il suo, per la regia di Carlo Guitto, con l’attrice Adele Pandolfi che farà da protagonista.

Anna non solo una scrittrice, la sua sensibilità la porta ad essere impegnata in campo sociale. Lei è Ambasciatrice dell’Associazione Autism aid onlus che persegue finalità di solidarietà sociale attraverso la difesa dei diritti e delle pari opportunità dei bambini affetti da disturbi del neuro-sviluppo. Lei mi dice: “Il mio impegno nasce dal desiderio di dare una possibilità a ciascun bambino di diventare un bambino prima, ed un adulto poi, felice”.

 Anna è una donna felice, perché ha deciso di esserlo. Lei ha scelto come modalità di vita il “qui ed ora”. Passione ed entusiasmo sono i riferimenti per continuare a fare le cose che ha scelto di fare e le vuole fare a Napoli, la sua città, con la quale vive un rapporto di osmosi.

 E così le tre identità, Annarella un po’ insicura e buffona dietro la sua malinconia; la Janara la sua parte istintiva; e Anna piccola, la sua parte bambina a cui dedica tanta cura, vivono con ironia una proporzionalità tra parti differenti serenamente armoniose.

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