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Cinemalteatro allo Zelig Cabaret

Cinemalteatro , quando la magia del cinema incontra il piacere del teatro il divertimento è assicurato

Da una brillante intuizione dell’attore Dario Loris Fabiani nasce Cinemalteatro. Una originale forma di spettacolo, capace di teatralizzare in solo venti minuti i più famosi film della storia del cinema, presenti da sempre nell’immaginario collettivo.

Cinemalteatro

Anche se il nome suggerisce una possibile sintesi tra due forme artistiche molto distanti tra loro, in realtà Cinemalteatro è una rappresentazione prettamente teatrale dove si sfrutta, però, lo straordinario potere evocativo del cinema.

Attraverso questo meccanismo si instaura uno specialissimo gioco tra il pubblico e gli attori sul palco che, sfondando la quarta parete, iniziano a coinvolgere gli spettatori, arrivando ad inserirli all’interno dello spettacolo con dei ruoli precisamente assegnati. «Al pubblico che viene coinvolto diciamo: alzate bene la voce. Recitate tanto. Non preoccupatevi di sbagliare, di fare errori in scena. Non ci sono errori, quello che voi chiamate errore, gli altri lo chiamano divertimento!

Il trio di Cinemalteatro
Il trio di Cinemalteatro

In ogni caso, non preoccupatevi: i nostri attori vi accompagneranno per tutta la durata dei film. Scena dopo scena.»  Chi ricorda il film proposto ricondurrà le scene più famose alla riduzione teatrale che sta assistendo ma anche chi non l’ha mai visto può sperimentare una irripetibile esperienza artistica, scoprendo cosa si nasconde sotto quel titolo.

Dario Loris Fabiani, come nasce cinemalteatro?

Cinemalteatro nasce per caso nel 2009, quando per una rassegna teatrale mi diedero come unico limite, la durata massima dello spettacolo: 15 minuti. Quasi per sfida, col desiderio di saggiare i limiti artistici per poterli eventualmente superare, ho deciso di sintetizzare in 15 minuti una storia lunghissima. Forse la più prolissa e famosa favola sentimentale: Via col Vento. Una delle più interminabili pellicole che il cinema ricordi: 240 minuti da condensare nei 15 assegnati. All’epoca non coinvolgevo ancora il pubblico, ma intrapresi uno studio profondissimo e sistematico per sintetizzare l’intera epopea, al fine di renderla chiara, godibile e divertente per gli spettatori, riuscendo a trasformarla in un autentico numero attoriale. Da quel momento in poi, ho rielaborato altri film e maturato nuove idee, come quella di coinvolgere il pubblico attribuendo agli spettatori che ci ispirano il ruolo di alcuni personaggi della vicenda per sfruttare appieno tutte le potenzialità che lo spettacolo dal vivo può offrire.

Cosa è per te il cabaret?

Il Cabaret è concordare con il pubblico sul fatto che si è lì per divertirsi. Punto. Stabilito questo, per me il cabaret è intelligenza, lucidità, architettura di punti di vista originali, che facciano ridere innalzando gli animi. Il Cabaret può anche essere “far ridere in modo più diretto”, ma alla lunga quelle operazioni comiche mi annoiano. Sono troppo simili a quando al pub e nei locali facciamo battute tra amici. Il cabarettista per me non è un semplice comico. Ma un umorista capace di sperimentare. Di mostrare una realtà differente anche solo cambiando il punto di osservazione. Io voglio che il cabarettista abbia qualcosa che non ha chi lo sta guardando. Lo spettatore deve ridere ammirando quello che il cabarettista ha creato apposta per lui.

Quando e come ti sei avvicinato al teatro?

A 18 anni perché ho avuto la fortuna di frequentare il liceo Cremona di Milano, dove un professore molto appassionato di teatro, a fine anno allestiva coinvolgenti spettacoli itineranti per i locali dell’istituto. Era talmente imponente il numero di allievi partecipanti, talmente forte la passione di questo professore, che gli spettacoli erano intensi, itineranti, pieni di attori che si divertivano. Era faticoso mettere in piedi questi spettacoli. Curavamo in modo spasmodico ogni più piccolo particolare. Nulla era lasciato al caso. Questo mi ha dato subito l’immagine del teatro come mestiere, non come esposizione e rappresentazione di sé, solo per soddisfare il proprio ego. E provando questo mestiere ho sentito un subitaneo allineamento del mio corpo e della mia mente. Stavo bene. Così a diciotto anni ho scelto il lavoro che avrei fatto da grande.

Una scena di Cinemalteatro
Una scena di Cinemalteatro

Loris Fabiani è nato a Melzo, in provincia di Milano, il 20 Aprile 1983. Concluso il liceo riesce ad entrare all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” diplomandosi nel 2008. Nel 2009 elabora la prima riduzione teatrale di Cinemalteatro che presenta per la prima volta in una importante rassegna teatrale. Nel 2011 vince il “Premio UBU 2011” come miglior attore under 30 (gruppo History Boys). Successivamente ha lavorato per il Teatro dell’Elfo, interpretando Demetrio nel “Sogno di una notte di mezza estate” e Lockwood in “History boys” diretto da E. De Capitani. È anche comparso nei film di Michele Placido: “Il Grande Sogno” e “Vallanzasca”. Nel 2010 ha vinto la borsa teatrale “Anna Pancirolli” con il progetto “Lunanzio e Lusilla – La Trilogia”, da lui scritto e diretto.

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