Klaudia Pepa: il lavoro? Una continua e costante ricerca

Intervista con Klaudia Pepa, ballerina nel programma Rai “Canzonissima”, che ci racconta della sua passione per il lavoro.

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Incontra la ballerina Klaudia Pepa in occasione della sua partecipazione nel corpo di ballo del programma “Canzonissima”, in onda ogni settimana su Rai 1. Definisce i sabati un viaggio da affrontare con sempre più passione e amore, raccontando qualcosa attraverso l’espressione del corpo.

Bentornata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Klaudia Pepa. Attualmente sei parte del corpo di ballo di “Canzonissima”, in onda ogni sabato sera su Rai 1, con Milly Carlucci a capitanare il tutto. Quali sensazioni a riguardo e come ti prepari, di puntata in puntata, a vivere questa esperienza?
«È un’esperienza che sto vivendo con grande concentrazione e senso del lavoro. Essere parte del corpo di ballo di Canzonissima, su Rai1, significa confrontarsi ogni settimana con un contesto importante in cui precisione, presenza e continuità fanno davvero la differenza. Le sensazioni provate corrispondono a qualcosa misto a emozione, adrenalina e concentrazione. Ogni puntata è diversa, e proprio questa continua trasformazione è ciò che rende tutto così stimolante. La preparazione è molto intensa: non è solo allenamento fisico, ma anche mentale. Lavoro tanto sulla presenza, sull’ascolto e sull’energia da portare sul palco. Cerco sempre di arrivare pronta, ma anche aperta a quello che succede in quel momento, perché la televisione ha una componente viva, quasi imprevedibile. Alla fine, ogni sabato è un piccolo viaggio: salgo su quel palco con l’obiettivo di raccontare qualcosa attraverso il corpo, e ogni volta è come ricominciare da capo, con la stessa passione».

Klaudia Pepa

A cosa devi la passione per il ballo?
«La passione per il ballo è nata quando ero molto piccola, soprattutto grazie ai miei genitori, che mi portavano spesso a vedere spettacoli dal vivo. Ricordo che ogni volta che guardavo i ballerini sul palco succedeva qualcosa dentro di me: era come se mi riconoscessi in quel linguaggio, in quel modo di esprimersi. In qualche modo mi vedevo già lì, in loro, e da lì è nata la voglia di iniziare. Non è stata una decisione razionale, ma qualcosa di molto istintivo. Crescendo ho capito che non era solo passione, ma una forma di comunicazione profonda. Con il tempo, poi, si è trasformata anche in disciplina, in studio, in un percorso fatto di costanza e ricerca continua. Ancora oggi è così: è qualcosa che si è evoluto, ma che parte da quella stessa sensazione iniziale».

Nel 2015 l’esperienza ad Amici, un contenitore che ci regala spesso talenti. Cosa porti con te di quel periodo, degli insegnamenti ricevuti?
«L’esperienza ad Amici di Maria De Filippi ha rappresentato un passaggio molto importante, soprattutto a livello umano e professionale. È un contesto che ti mette alla prova in modo diretto, perché ti costringe a confrontarti continuamente con i tuoi limiti e con le aspettative. Quello che porto con me è soprattutto il senso della disciplina e della costanza. È l’ambiente dove capisci cosa significa davvero lavorare ogni giorno su te stessa, anche quando le energie non sono al massimo. Forse, più di tutto, porto con me la capacità di gestire la pressione e di rimanere lucida. Essere osservata, giudicata, e allo stesso tempo dover dare sempre il massimo mi ha insegnato a trovare un equilibrio interiore. È stata un’esperienza intensa, che mi ha dato strumenti concreti che ancora oggi fanno parte del mio modo di lavorare».

Quali rituali prima di essere in onda?
«Non ho rituali veri e propri, nel senso tradizionale, ma ho bisogno di creare una sorta di spazio mentale prima di andare in onda. Sono momenti brevi si, ma importanti, in cui cerco di staccarmi da tutto quello che succede intorno — il ritmo, le persone, la tensione — e riportarmi su di me. Mi concentro sul respiro, sul corpo, su quello che sto per fare. È un modo per entrare in connessione con il movimento prima ancora che inizi, per arrivare sul palco con più lucidità e presenza. Poi c’è tutta la preparazione fisica, che è fondamentale, ma per me il passaggio più importante è proprio questo: riuscire a trovare un equilibrio interno, anche in un contesto che è sempre molto dinamico».

Cosa consigliare a chi pensa di intraprendere l’arte della danza?
«A chi vuole intraprendere la danza direi prima di tutto di essere molto onesto con se stesso. È un percorso bellissimo, ma richiede tanta costanza, disciplina e capacità di mettersi in discussione continuamente. Il consiglio è di non cercare risultati immediati, ma di costruire nel tempo. La crescita nella danza è lenta, a volte anche frustrante, ma è proprio lì che si forma davvero un artista. È importante anche imparare ad ascoltarsi, senza però evitare il confronto: accettare le correzioni, lavorare sui propri limiti e non avere paura di sbagliare. Forse, la cosa più importante, consiste non perdere mai il motivo per cui si è iniziato. Questo perché, nei momenti più difficili, è proprio quello che ti fa andare avanti».

Chi è Klaudia e cosa manca al tuo percorso artistico?
«Mi considero qualcuno che è ancora in evoluzione, sia come artista che come persona. Non ho mai avuto la sensazione di essere ‘arrivata’, e forse è proprio questo che mi spinge a continuare a crescere. Dal punto di vista artistico, non parlerei tanto di qualcosa che manca, quanto di qualcosa che si sta ancora formando. Ho voglia di esplorare di più, di uscire dalla mia zona di comfort, di mettermi alla prova in contesti diversi. Credo che un percorso non sia mai completo, e va bene così: è proprio questa continua ricerca che mantiene tutto vivo e autentico».

Anticipazioni future di cui poterci parlare?
«Il 17 maggio inizierò un nuovo progetto teatrale a cui tengo molto: sarò in tournée con lo spettacolo “Tra Palco e Realtà” insieme a Garrison Rochelle, in diversi teatri italiani. È un lavoro a cui sono particolarmente legata perché mi vede coinvolta non solo come performer, ma anche nella direzione artistica e nelle coreografie. È uno spettacolo di varietà, ma con una visione più ampia, che cerca di unire intrattenimento e ricerca, mostrando diverse sfaccettature del mio percorso. Parallelamente, sto lavorando anche a progetti più personali e creativi, che prenderanno forma tra l’autunno e l’inizio del 2027. Sono lavori a cui tengo molto, perché rappresentano un’evoluzione più intima e consapevole del mio linguaggio artistico».

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