Intervista a Marc Turiaux degli RPWL: vita da batterista

Intervista al talentuoso batterista Marc Turiaux degli RPWL, una delle migliori prog rock band europee.

Da quando nel 2008 Marc Turiaux è entrato negli RPWL in sostituzione dell’amico Manni Muller, è riuscito a portare all’interno del gruppo progressive rock tedesco, uno dei più blasonati della scena europea, la sua crealtività, il suo modo “alternativo” ed artistico di interpretare la musica e il suo drumming, che prende ispirazione da personaggi come Neil Peart, Jack DeJohnette eTony Williams ma che ha un taglio assolutamente personale. Avvicinatosi alla batteria già a 13 anni, il talentuoso Marc ha iniziato militando in alcuni jazz combo e poi nel gruppo scolastico BigBand.

Marc Turiaux. Foto di Charli's Pictures
Marc Turiaux. Foto di Charli’s Pictures

Dopo un’intensa esperienza nell’avantgarde rock band Sovetskoe Foto nel 1991 (con la quale ha pubblicato due albums registrati a New York nel noti B.C. Studios) e una breve collaborazione con il cantante e compositore Ron Flieger, Turiaux si è unito agli RPWL di Yogi Lang e Kalle Wallner incidendo con loro il cd The Live Experience. La permanenza del musicista nell’ambito degli RPWL è continuata con successo e soddisfazioni in questi anni, fino al più recente album Tales From Outer Space, che ha raggiunto la top 50 delle charts tedesche e al successivo Live From Outer Space, raccogliendo unanimi consensi anche in Francia, Polonia, Sagna, Olanda, Belgio e Italia nonchè negli Stati Uniti, Canada e Messico dove lo stile virtuoso della formazione è particolarmente apprezzato. Abbiamo intervistato Marc Turiaux che ci ha dato una lucida descrizione dell’attuale situazione del panorama musicale mondiale, parlandoci in modo particolare della figura professionale del batterista nel mondo del prog rock (e non soltanto)… (Picture: Charli’s Pictures)

Marc, quale pensi sia la cosa più importante che hai imparato dal tuo insegnante quando prendevi lezioni di musica?

Ci sono una marea di cose che ho imparato durante quelle lezioni e sarebbe difficile parlare soltanto di uno o due aspetti di tutto questo. Credo comunque che la cosa più importante sia stata capire cosa fosse il drumming dal punto di vista fisico, anatomico e mentale, la fisica di una bacchetta che colpisce un tamburo o il rimbalzare del drumhead mescolando queste reazioni con le possibilità del corpo umano. C’è un momento quando suonare diventa facile, naturale e pieno di espressioni personali che non sono in nessun modo costrette. Questo è un viaggio che dura una vita ed io sono stato messo su quel cammino dai miei insegnanti. Ho anche imparato tanto riguardo l’attitudine professionale di questo lavoro. Ma non basta. Imparo anche ora molto di quel che riguarda i vari aspetti della vita del musicista, così come si apprende da chi fa qualsiasi altra professione. Basta guardare quello che stanno facendo I medici e il personale sanitario in questo periodo di emergenza epidemiologica, sono così incredibilmente dediti al loro lavoro. Dobbiamo imparare tutti da loro.

Anche tu sei un insegnante di batteria. Qual è la cosa principale che insegni ai tuoi studenti?

Cerco di insegnare a loro gli stessi principi che ho appreso io dai miei insegnanti: capire il tuo corpo e come si può relazionare con il suonare la batteria. Dal punto di vista pratico, cerco sempre di far loro capire cos è il groove. Se qualcuno si rende conto del momento in cui una sequenza di drumbeat improvvisamente diventa un groove, se ci aggiunge il suo focus, l’intenzione e la connessione con una griglia sotterranea, allora il suo concetto di come si suona cambierà.

Tu sei un batterista ma sei anche un compositore?

Prima di ogni cosa io sono un batterista. L’idea di diventare anche un compositore mi è girato nella testa per un bel po’ di tempo. Recentemente ho iniziato a lavorare per fare in modo che questo accada, ma non sono che un principiante che aspira a realizzarsi. Staremo a vedere se questa cosa alla fine mi porterà da qualche parte.

Marc Turiaux cosa significa essere un batterista al giorno d’oggi?

Penso che ci siano svariate sfide connesse con questo lavoro. Naturalmente devi saper suonare bene e questo implica impegnarsi per parecchie ore al giorno in modo di arrivare ad un certo livello. Devi tenere sotto occhio il tuo sound ed essere capace di adattarlo a situazioni differenti. Devi anche essere organizzato, affidabile, preparato, puntuale, uno con cui è facile raffrontarsi. Come qualsiasi altro lavoro è bene impegnarsi anche al di la di quello che l’attività stessa richiede. Ma prima di tutto devi servire la musica che stai suonando, in ogni cosa che fai. Per me vale quello che ha detto Gary Chester ovvero “il tizio che farà I soldi è colui che sarà capace di rinunciare a stare al centro della scena per permettere ad un altro artista di figurare nel modo migliore”.

Se dovessi ripartire da zero con la tua carriera, faresti esattamente le stesse cose oppure cambieresti qualcosa?

Con la conoscenza che ho adesso, farei un sacco di cose in modo differente. Prima di tutto mi dedicherei molto più seriamente alla musica e da molto tempo prima. Mi concentrerei su cose differenti riguardo la pratica, la routine e l’input da ricercare, suonando con maggiore enfasi e facendomi un’esperienza pratica. Non mi concentrerei esclusivamente sulla musica ma cercherei di imparare anche altri aspetti del business, come il sapersi gestire in sala di registrazione e la produzione. Ma in effetti, se fossi la stessa persona senza le conoscenze extra, immagino che farei le stesse cose nello stesso modo. Mi sono sempre impegnato e sono sempre stato abbastanza risoluto ma alla fine non credo che avrei potuto intraprendere un percorso diverso da quello che ho scelto. Con tutte le sue difficoltà, mi ha comunque portato dove sono oggi. Ci sono cose che non puoi forzare, ma devi darti del tempo per farle accadere.

Dal punto di vista compositivo, hai mai pensato di contribuire con le tue idee al lavoro degli RPWL?

Finora non l’ho fatto. Kalle e Yogi lavorano insieme con successo da così tanto tempo che non è facile trovare dello spazio in quello che fanno loro, sebbene invitino sempre Markus Jehle, il nostro tastierista, e me a collaborare.

Parlando di batteristi quali cose in particolare hai imparato dai tuoi preferiti?

Sono tantissime le cose che ho imparato guardando ed ascoltando suonare altri batteristi. Alcuni per quanto riguarda la parte tecnica, altri guardando le loro clinics, workshops o videos. Ma anche più importanti sono le cose che puoi immaginare ci siano dietro la loro realizzazione: la dedizione, la motivazione e l’impegno, la fatica che hanno affrontato per migliorare se stessi. Il fatto che non fossero mai abbastanza soddisfatti di quello che ottenevano. Quando vedo quanta attenzione per i dettagli avesse per esempio Neil Peart nelle parti di batteria di qualsiasi pezzo dei Rush, ecco quello è il livello di dedizione e di professionalità che ho sempre ammirato:cercare di trarre il meglio da qualsiasi cosa suoni. L’altro lato della medaglia è che ovviamente niente viene fuori gratuitamente. Anche i nomi più famosi nella comunità dei batteristi hanno dovuto lavorare sodo per arrivare ad un certo livello. Si tratta sempre di metterci il tuo talento più ore ed ore di lavoro. Ed è questo che mi ha sempre ispirato ad andare avanti e a fare sempre del mio meglio.

Qual è il miglior bassista con iI quale ti sia capitato di lavorare?

Sono stato abbastanza fortunato da lavorare con dei bassisti fantastici in questi anni, e non soltanto con gli RPWL. Sarebbe scortese ed anche impossibile sceglierne uno o l’altro. Ognuno porta con se la propria bravura e la propria personalità e le mette sul tavolo ed entrambi gli aspetti sono ugualmente importanti per fare in modo che una band suoni nel modo giusto. Così è qualcosa che cambia ogni volta, non c’è proprio un meglio o un peggio.

Qual è il brano degli RPWL che preferisci? E quello che ti piace di più suonare live?

E’ difficile scegliere un pezzo che io possa definire il mio preferito in assoluto, ma se ci penso quello che mi viene in mente per primo è probabilmente “Breathe In, Breathe Out”. Ha una melodia così calma e bella ed ha anche un sapore melanconico che piace molto. “Sleep” è una canzone che mi amo suonare da vivo, probabilmente per via dei tanti cambi di ritmo e di stile. Mi piace anche suonare “Silenced”, ma poi quando alla fine quando ci esibiamo vivo non fa la differenza. Più o meno on stage mi diverte suonare tutto il materiale.

Secondo te perché qualcuno dovrebbe ancora voler diventare un musicista? Con altri mestieri puoi guadagnare di più, avere uno stipendio sicuro, orari migliori di lavoro e via dicendo…

Alla fine non penso che sia davvero una scelta. Se avessi potuto essere felice facendo qualsiasi altra cosa, avrei tralasciato le mie ambizioni da musicista e da batterista, avrei smesso di suonare o lo avrei fatto soltanto per hobby. Ma per me non poteva essere così. La musica più di ogni altra cosa è ciò che mi fa andare avanti cosa e ad un certo punto devi accettare tutto questo e imparare anche ad apprezzarlo. E’ un privilegio poter fare il lavoro che ami fare, riuscendo anche a guadagnarci il denaro sufficiente per mantenerti. Anche se qualche volta è molto dura e certamente ha i suoi lati negativi. In finale, io mi posso permettere di rapportarmi con la musica ogni giorno, suonare dal vivo, viaggiare, incontrare gente ovunque che apprezza quello che faccio. Per quanto mi riguarda, lo ripeto, questo è ciò che ho sempre voluto nella vita.

Cosa significa essere un batterista oggigiorno, soprattutto se parliamo del lato economico?

Dipende sempre di quale parte del business ci riferiamo. La maggior parte dei musicisti che conosco insegnano, magari non tutti i giorni, però anche quella è una parte del mix. Poi la domanda è se vuoi suonare per motivi commerciali, tipo alle presentazioni delle aziende, ai matrimoni, eventi privati…Per questo tipo di cose ci sarà sempre un mercato e sono anche lavori relativamente ben pagati. Se invece suoni soltanto ai concerti jazz o spettacoli del genere, allora le cose diventano più difficili. Mettiamola in questo modo: c’è spazio per tutti nel business, ma quale sia il tuo posto dipende da quale tipo di musicista sei e da che genere di musica vuoi suonare.

Sebbene la musica sia ovunque, sta diventando sempre più difficile farci uno stipendio. Come disse Sting: “You can make a killing, but it’s hard to make a living”. In particolare come vedi la sfida proposta dalla cosiddetta era digitale?

Per gruppi che suonano la loro musica originale, i tempi sono davvero difficili. Il mio modo di pensare è che con il tempo il concetto stesso di musica sia cambiato. Inizialmente si scrivevano canzoni, si registravano e si facevano dischi che la gente comprava, quindi pagava per avere la possibilità di ascoltare la tua musica. Oggigiorno, con il numero degli streaming digitali che aumenta e quello delle vendite dei dischi che decresce, i soldi che riesci a fare con un album spesso non coprono nemmeno le spese della produzione. Così quello che devi fare è puntare la tua attenzione su tutto ciò che possa portare un guadagno come i tour, la vendita delle merchandise o anche aggiungendo delle pubblicità ai videos su utube. Questa è la sfida del momento. Dobbiamo pensare a tutto ciò che può supportare noi musicisti professionisti, compositori, artisti in generale, in modo che ognuno riesca a guadagnare abbastanza per arrivare alla fine del mese. Altrimenti arriveremo ad un punto in cui tutto ciò che non fa parte del mainstream e non è supportato dalle grandi case discografiche, non avrà possibilità di sopravvivere, perchè ogni artista con un’idea differente dovrà cercare di guadagnarsi da vivere in un altro modo. L’espressione e la varietà artistica ne soffrirà. Penso che dobbiamo apprezzare l’importanza della musica come parte delle nostre vite e della società in generale. Personalmente sono del parere che tutti vogliano vedere una band esibirsi così come andare al museo a ad un’esposizione di pittura per vedere parte delle nostre emozioni riflesse in quello chevediamo. Ogni pezzo di musica o ogni opera d’arte è una manifestazione di una ricerca interiore dell’artista. Se ispira me allo stesso modo ispirerà l’ascoltatore. Questi aspetti tendono ad essere troppo spesso trascurati se la musica si riduce a delle semplici canzonette o se viene presentata soltanto in certi contesti.

Quanto diresti che questi cambiamenti influenzino il tuo lavoro?

Con il tempo è diventato più difficile dare vita a nuove bands e portarle fino al punto di poter marciare da sole e sostenersi. Inoltre devi poter usare tutte le possibilità che ti vengono offerte oggigiorno per poter promuovere il tuo lavoro. Dobbiamo tutti acquisire una serie infinita di nuove conoscenze e abilità per la promozione e la comunicazione online, per esempio. Così la nostra attività al giorno d’oggi non riguarda più soltanto la musica in senso stretto.

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